Il presidente della FIGC racconta il nuovo corso del calcio italiano: dalla scelta di Paolo Maldini come direttore tecnico alla ricerca del nuovo CT, passando per stadi, settore giovanile e obiettivi della Nazionale.
Il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò ha tracciato la rotta del calcio italiano nel corso di un’intervista rilasciata a Chora Media e Cronache di Spogliatoio. Tra i temi affrontati, la nomina di Paolo Maldini come direttore tecnico, la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale, il progetto di rilancio del settore giovanile e la questione degli stadi in vista di Euro 2032.
Malagò ha spiegato come sia nata la scelta di affidare un ruolo centrale a Maldini nella ricostruzione della Nazionale: “Quando sono stato eletto ho cercato di capire quali erano stati i ragionamenti che non avevano portato fortuna a chi mi ha preceduto e solitamente il Presidente si è sempre assunto la carica di nominare DT e CT. Io invece ho scelto di condividere la scelta dell’allenatore con il futuro Direttore Tecnico. In campagna elettorale io ho sempre pensato a Maldini, gli avevo anche preannunciato che se avessi vinto lo avrei chiamato. Sapevo quanto fosse particolare la gestione del suo personaggio ma questa complessità nell’accettare un incarico non era dovuta tanto ad una contrarietà, ma perché è uno che spacca il capello in 2-4-8…, prima di accettare. Qui non si parla tanto di azzeccare il CT, qui c’è tutto un sistema da riorganizzare. Io ho impiegato due settimane per sviscerare queste tematiche e alla fine ci siamo stretti di mano assieme a Leonardo”.
Proprio sull’ingresso di Leonardo nel progetto federale, il numero uno della FIGC ha aggiunto: “Lui e Maldini sono due facce della stessa medaglia: a turno si scambiano regia e operatività. Sono partiti a mille all’ora, a Coverciano hanno già iniziato a rivoluzionare un’organizzazione molto statica per dar via a quella filiera che deve arrivare all’individuazione di giovani talenti italiani”.
Malagò ha poi indicato la Norvegia come esempio sotto il profilo della programmazione: “La Norvegia ha una mentalità totalmente improponibile nel nostro Paese a livello culturale e i ragazzi fanno tantissimo sport a scuola. Da noi non esiste, ci sorreggiamo solo nelle Associazioni di sport a livello dilettantistico”.
Uno dei temi più attesi resta la scelta del nuovo commissario tecnico. Il presidente federale ha spiegato che la decisione sarà condivisa con il nuovo direttore tecnico: “Se tu scegli un direttore generale e un amministratore delegato, e gli dai un incarico, e lui ha vinto le sue resistenze, perché questa parola gli ha dato fiducia, poi non puoi andare lì e dire che prendiamo Mario Rossi o Giorgio Bianchi. Il nome deve essere frutto di qualcosa di condiviso. Ci sono anche aspetti finanziari, di budget. Sul breve-medio periodo, dire che c’è da stringere la cinghia è dire poco. Però ci possono essere delle eccezioni, che, per esempio, possono riguardare un nome come Guardiola. Sono eccezioni per ovvi motivi. Non è detto che questa cosa vada in porto: credo sia stato giusto aprire un dialogo. Non è assolutamente una mancanza di dialogo verso altri soggetti, con cui il confronto è già partito. Poi uno può puntare su qualcuno che sia, a livello generazionale, di un’altra scuola. Guardiola, Pirlo o Mancini? Non va ristretto a loro tre, però il nome di cui parlate rientra in questa categoria. Noi non abbiamo parlato di nomi ma di profili”.
Sul fronte infrastrutture, Malagò ha ribadito l’importanza degli Europei del 2032: “Parlerò di questo tema perché entro il 31 luglio dobbiamo compilare il dossier per l’individuazione dei nuovi stadi in vista di Euro 2032. Per questo dico che il CT è sì una priorità, ma gli Europei sono fondamentali per una questione di sviluppo. Una legge esiste, ma non è sufficiente per dare un boost all’accelerazione. Oramai siamo certi di avere un numero sufficiente per presentare alla UEFA un dossier con 5 stadi pronti e altri 8/10 che si agganceranno. Aggiungo una notizia: nel 2033 sarebbe bello poter portare gli Europei femminili, dove c’è una potenzialità enorme e abbiamo un gap moderno con i paesi anglosassoni”.
Il presidente ha inoltre elogiato la crescita della scuola arbitrale italiana, sottolineando il valore di figure come Pierluigi Collina, Nicola Rizzoli e Daniele Orsato, e ha espresso soddisfazione per l’emergere di una nuova generazione di tecnici italiani: “Moltissimo. Cito ad esempio Aquilani ha fatto un campionato di Serie B eccellente, così come Grosso che è andato alla Fiorentina. Hanno avuto il coraggio di lanciare i giocatori che sono stati l’ossatura non solo per l’Under 21 ma anche per la Nazionale maggiore”.
Infine, una promessa rivolta ai tifosi azzurri sul futuro della Nazionale: “Promesso”.
