Zlatan Ibrahimovic viene accostato con crescente insistenza al Milan, è l’uomo giusto per la rinascita dei rossoneri?

 

I ritorni, molto spesso, nel calcio non portano i risultati auspicati, anzi sono spesso dettati più da motivi di cuore che da gelide valutazioni tecniche; due casi, nella storia del Milan stesso, ci sono già: Andrij Shevchenko, tornato in rossonero nel 2008 dopo due stagioni non felici al Chelsea, e Kaká, due anni fa dopo l’esperienza di Madrid. Entrambi sono diventati grandi col Milan, a tal punto da alzare il Pallone d’oro e la Champions League; tutti e due hanno lasciato come pupilli del pubblico, acclamati e amati, e sono stati riaccolti nello stesso modo, da eroi. Le prestazioni, però, non sono state in nessuno dei due casi all’altezza delle aspettative, altissime, dovute al glorioso passato. Per Ibra la cosa può essere diversa?

Nel suo caso, è importante dirlo, non parliamo di un giocatore a fine carriera, nonostante l’età anagrafica possa far pensare il contrario, e soprattutto non parliamo di un giocatore che viene da stagioni di basso livello (come era per i due campioni prima citati), anzi lo svedese sembra possa essere paragonato al buon vino, pare migliorare con gli anni che passano. Cosa più importante, potrebbe portare la personalità che manca nello spogliatoio del Milan, il carisma di un campione che ha sempre vinto serve per creare fiducia e convinzione in un ambiente demotivato e avvilito.

Anche da un punto di vista tecnico può far fare il salto di qualità ad un reparto offensivo che si è poggiato sulle spalle di Jérémy Ménez, giocatore di indiscutibile talento, ma anche di indiscutibile discontinuità; specchio della sua stagione è stata quella del Milan, vittima di troppi ed ingiustificabili alti e bassi. Ibra porterebbe continuità di risultati e darebbe il giusto sostegno alla squadra, che potrebbe appoggiarsi a lui con la certezza di essere nelle mani di uno dei migliori talenti dell’era contemporanea.

Esistono anche dei contro a un ritorno: come anticipato i precedenti non sono rosei, tutt’altro. Sarebbe, inoltre, uno sforzo economico importante strapparlo al PSG (sempre che i parigini non accettino la rescissione), e ancora più difficile sarebbe concedergli il contratto che chiede, 7 milioni per tre anni più bonus, senza dimenticare che parliamo di un giocatore classe ’81.

È vero, però, che la liquidità che arriverà grazie agli investimenti stranieri potrà consentire operazioni onerose (si sta valutando anche Jackson Martínez del Porto) senza il timore, più che presente negli ultimi anni, caratterizzati da colpi a costo zero, del rosso in bilancio. I ritorni, insomma, non sono quasi mai la migliore soluzione, ma lo svedese sembra essere l’uomo giusto per la rinascita del Milan.

Articolo scritto da LAPILD

[Immagine presa da risklover.wordpress.com]