È fuor di dubbio che, insieme alla Juventus, Inter e Milan formino il trittico per eccellenza del nostro calcio: sono le squadre più tifate, più vincenti, più ricche e con più blasone. Al contrario, però, dei bianconeri che sono usciti ormai quattro anni fa da un periodo di crisi, le milanesi sono nell’occhio del ciclone. Da troppi anni ormai mancano all’appello, sono passate, infatti, quattro stagioni dall’ultimo trofeo alzato al cielo di Milano.
Alla crisi di risultati si accompagna un indebitamento economico sconvolgente, ben oltre i cento milioni di rosso: tutto questo ha portato a scelte molto discutibili sia da un punto di vista tecnico sia societario; si pensi che è stata necessaria una cessione di quote (di maggioranza all’Inter, di minoranza al Milan) per poter rifinanziare i debiti di gestioni votate più alla spettacolarità degli acquisti che alla solidità economica. Una tendenza, quest’ultima, che era molto in voga in tutto il calcio italiano degli anni ’90 e primi 2000, e ha portato, misurata sul lungo periodo, al clamoroso calo tecnico della Serie A attuale, crollata dal primo posto dei campionati mondiali al quarto. Scelte sbagliate di marketing, pochi investimenti nei paesi esteri, orientali in special modo (il Manchester United ha fatto scuola in questo, arrivando infatti ad essere una della tre squadre più tifate al mondo), ed infine l’errore più grave: non aver puntato su uno stadio di proprietà. Tutti questi fattori hanno portato alla flessione, che si è tramutata poi in crollo.
Con gli investimenti stranieri una luce in fondo al tunnel sembra vedersi, inoltre Inter e Milan da qualche anno hanno avviato delle tournée estive, divise tra USA e Oriente; e soprattutto entrambe le società stanno lavorando ad un impianto di proprietà: integralmente da costruire per quanto riguarda il Milan, ristrutturando e avendo la concessione unica di San Siro l’Inter.
Qualche segnale di ripresa da un punto di vista societario inizia a esserci, sulla sponda nerazzurra da ormai un anno, nonostante gli scarsi risultati; solo negli ultimi mesi per quella rossonera. È indubbio che il valore del blasone trascenda i risultati sportivi, ma c’è tanta strada da fare per tornare all’apice.
Articolo scritto da LAPILD
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