Il “Day After” è molto piacevole, inutile negarlo.
Il giorno che segue una vittoria così importante, sofferta ed insperata, è sempre carico di un gusto particolare, dolce, intenso e sofisticato, tale da permettere di affrontare con ben altro spirito il gravoso e temutissimo lunedì e l’ennesima intensa settimana di lavoro (per chi ha ancora la fortuna di conservarlo), il famigerato “Manic Monday” che cantavano le Bangles nel lontano ’86, mitigato dal piacevole ricordo, dalle indelebili sensazioni della domenica sportiva appena vissuta.
Era trascorso tanto, troppo tempo dall’ultima vittoria veramente convincente, da squadra volitiva, compatta e concentrata, un manipolo di undici combattenti coesi ed uniti per raggiungere il medesimo, importantissimo obiettivo. Potremo finalmente intitolarla come “la vittoria del gruppo”, una definizione che solitamente è utilizzata quando la prova del collettivo, la prestazione corale, permette di prevalere sull’avversario senza la necessità di dipendere strettamente dalle giocate dei singoli, quando tutti gli elementi dell’orchestra lavorano in perfetta sinergia tra di loro ed il solista rappresenta sicuramente un vantaggio, che conferisce spessore e qualità alla composizione finale, ma non così indispensabile e determinante. In questa particolare occasione è obbligatorio associare anche “cuore” alla precedente definizione, per completare correttamente ed esaustivamente la descrizione della prova fornita dal gruppo, capace di domare un avversario teoricamente più forte ed organizzato con le armi del sacrificio e della dedizione.
E’ giusto celebrare l’intero collettivo quando si assiste a questo tipo di vittorie, anche coloro che non hanno offerto prestazioni particolarmente brillanti ma garantito ugualmente il loro importante contributo, ed il match contro la Juventus è sicuramente da annoverare tra questo tipologia di successi. E’ ovvio che poi, nell’analisi delle prove dei singoli giocatori, certi elementi risaltino rispetto agli altri per le performance offerte sul rettangolo di gioco, e sono loro che meritano una menzione speciale. Il primo di questi è sicuramente El Shaarawy, ormai abituato a questo tipo di riconoscimenti, che ha saputo interpretare una partita di immenso sacrificio, votata soprattutto al supporto garantito ai compagni in fase di copertura, un aiuto sempre puntuale, prezioso e costante cha ha sicuramente influito sul buon esito finale dell’incontro. Un attestato di merito che deve essere necessariamente riconosciuto anche a Constant e De Sciglio, i nostri due esterni, capaci di imbrigliare magistralmente le ali bianconere, il vero motore del gioco juventino, riducendo al minimo la pericolosità delle loro sortite offensive. L’ultimo da aggiungere a questa breve lista è Montolivo, il migliore in campo nell’incontro di ieri sera, autore di una partita impeccabile ed ineccepibile sotto il profilo sia fisico sia tattico, indomito guerriero del centrocampo rossonero e faro luminoso durante la fase di alleggerimento della pressione bianconera, ma anche capitano coraggioso per una notte sicuramente da ricordare, degno di indossare un simbolo, una fascia così prestigiosa ed importate.
Non riesco ancora a parlare di svolta, non ce la faccio proprio. Ho bisogno di maggiori elementi, un numero corposo e sequenziale di prestazioni positive, per riuscire ad associare al percorso del Milan questo specifico termine che sancisce, implicitamente, un netto e radicale cambiamento rispetto al passato. Troppe volte questa parola è stata impropriamente utilizzata in questa stagione, per poi essere brutalmente violentata nel significato dai fatti che ne smentivano drasticamente la valenza. Le ferite sono troppo profonde, dolorose e fresche per non soppesare adeguatamente l’utilizzo di questo tipo di vocaboli, sarebbe tremendamente difficile sopportare il peso di un altra vana ed effimera illusione. Preferisco conservare una moderata cautela, un freddo e rigoroso distacco, ben consapevole dei limiti strutturali e delle potenzialità di questa squadra, emendando ogni mio giudizio di sogni e speranze ed affidandomi unicamente ad uno spietato ma salutare realismo.
Ma d’altronde sono le difficoltà che temprano lo spirito, che rendono più forti, ed è proprio in questo particolare che risiede l’importanza vitale di questa fondamentale stagione, irta di problemi e difficoltà ma che, indipendentemente dal risultato finale che verrà ottenuto, lascerà in eredità l’ossatura, la colonna portante del Milan che verrà, gettando le basi per quel nuovo progetto giovane e vincente illustrato da Berlusconi appena qualche giorno fa. Ogni promessa è debito, speriamo che qualcuno se lo ricordi.
Nota a margine dedicata alle sorprendenti dichiarazioni rilasciate da Marotta e Buffon nel post partita di Milan-Juve, che non stupiscono considerevolmente valutando i recenti errori arbitrali che hanno agevolato la causa juventina, ma che devono essere comunque elogiate perché meritevoli di cristallizzare nella sua fase embrionale l’ennesima sterile polemica altrimenti matura per essere innescata. Parole eleganti e assennate che tendono ad evidenziare i demeriti e le lacune della propria squadra, confinando ad una posizione decisamente marginale il torto arbitrale subito. Ma questo comportamento dovrebbe rappresentare la regola inviolabile e non una piacevole eccezione, un modo di agire ed operare da estendere indistintamente a tutti quei soggetti che “respirano” questo sport, tifosi compresi. Sarebbe opportuno appropriarsi di quella mentalità diametralmente opposta alla nostra, sviluppata in moltissimi paesi e necessaria per riscoprire finalmente la genuina ed ancestrale bellezza di questo gioco, nella quale la partita di calcio viene valutata esattamente per quello che realmente rappresenta, ovvero una semplice manifestazione sportiva, che aggrega le persone sotto l’unico vessillo della passione comune e le anima di sola e sana rivalità calcistica, dove lo sberleffo e la facezia sono benevolmente tollerate senza che si sfoci mai in quei deprecabili atti di violenza cui siamo tristemente abituati.
Retorica spicciola, obbietterete voi, propiziata da quell’errore arbitrale dal quale il Milan a tratto un consistente vantaggio e non un danno evidente. Forse avete ragione voi: a parti invertite la mia disamina sarebbe stata molto meno equilibrata. Ma questo non cambia la sostanza del discorso ed il significato di quello che ho detto, è probabile che sia proprio io il primo a sbagliare nelle valutazioni, nei giudizi e nelle reazioni, insieme a molti altri. E’ comunque utopistico pensare che in Italia possa avvenire, nel breve periodo, un cambiamento così profondo nella cultura sportiva tale da dirimere completamente tanti dei problemi legati al mondo del pallone,impensabile crederlo possibile in un paese dove ipocrisia e contraddizione costituiscono due lati di una stessa sporca medaglia.

