Da quando, nell’estate del 1992, la Coppa dei Campioni è diventata la Champions League, mai nessuna squadra è riuscita a vincerla per due anni di fila.

 

In principio era la Coppa dei Campioni, era il Grande Real della Saeta Rubia Di Stefano e di Paco Gento, e poi anche di Ferenc Puskás; poi arrivò il Benfica di Béla Guttmann, l’Inter di Herrera e Mazzola, l’Ajax di Michels e Cruijff, il Bayern di Beckenbauer, la Red Army inglese con Liverpool e Nottingham Forest, e infine il Milan di Sacchi e degli Olandesi.

La storia della Coppa dei Campioni è costellata di tante dinastie, quelle squadre che hanno fatto grande lo sport grazie alle loro strisce di trionfi. Ma poi è arrivata la Champions League e la maledizione del back-to-back ha cominciato a mietere vittime, possibilmente illustrissime, e ancora adesso si diverte a non affiancare mai lo stesso nome nell’albo d’oro delle più grandi d’Europa.

Il primo a provarci fu il Milan di Capello: dopo il goal di Boli all’Olympiastadion di Monaco che sedette l’Olympique Marsiglia sul trono d’Europa, arrivò la magica notte di Atene nel 1994, quella in cui il Barça ma soprattutto Cruijff, che già faceva le prove su come alzare la coppa, prese una delle più grandi batoste della sua storia. L’anno dopo l’occasione era ghiotta, a Vienna contro l’Ajax dei giovani, ma a spegnere i sogni rossoneri ci pensò Patrick Kluivert con un goal a cinque dalla fine, prima che lo stesso centravanti firmasse proprio con il Milan per diventare una meteora da Top-5 della storia del calcio italiano, e che ora langue a Curaçao come CT della nazionale.

Poi la maledizione colpì proprio lo stesso Ajax, che nel 1996 vide sfumare ai rigori il doppio trionfo all’Olimpico di Roma contro la Juve di Lippi. Ci provarono dunque i bianconeri a completare il filotto, ma ancora Monaco fu il teatro della delusione per le Italiane: il Borussia Dortmund, nettamente sfavorito, compì l’impresa con la doppietta dell’ex Karl Heinz Riedle e il pallonetto da casa sua di Lars Ricken. Juve che poi, l’anno dopo, alla terza finale consecutiva, perse anche all’Amsterdam Arena contro il Real con un goal in fuorigioco di Mijatovic, piegato l’anno successivo ai quarti dal miracolo Dinamo Kiev di Valeriy Lobanovskyi e di Andriy Shevchenko.

A cavallo del nuovo secolo il protagonista assoluto fu Héctor Cúper con il suo Valencia, capace di raggiungere per due volte di fila la finale e perderla prima contro il Real Madrid, l’ultima prima della Décima, poi a San Siro ai rigori contro il Bayern. Nel 2003 arrivò la prima finale tutta italiana, all’Old Trafford di Manchester, tra Juventus e Milan, che vide il trionfo dei rossoneri ai rigori; rossoneri che poi l’anno dopo, nella Champions più strana di sempre, sembravano marciare dritti verso il primo back-to-back ma si arenarono sulla spiaggia di La Coruña prendendo quattro goal dal Deportivo in una delle notti più tristi della loro storia recente, seconda forse solo alla finale del 2005, quella di Istanbul contro il Liverpool di Benítez e Gerrard.

Poi arrivò il turno del Manchester United: nel 2008 il successo di Mosca contro il Chelsea, che cadde proprio come Terry dal dischetto, ma nel 2009 i Red Devils caddero contro il Barcellona di Guardiola all’Olimpico di Roma, svelando al pubblico una delle squadre più forti di sempre. Ma la maledizione non ha risparmiato neanche i Catalani: nel 2010 fu l’Inter di Mourinho, quella del Triplete, a fermare il Barça in semifinale, nel 2011 il nuovo trionfo a Wembley ancora contro il Manchester United, forse l’ultimo vero firmato Ferguson, ma nel 2012 la doppietta sfumò per mano del Chelsea dei miracoli di Roberto Di Matteo, ancora in semifinale.

Guardiola ci ha riprovato l’anno scorso, stavolta con il Bayern: quello di Heynckess sollevò la coppa nel 2013 a Wembley, il suo si è fermato ancora in semifinale contro l’arcinemico Real Madrid, che nella notte del Da Luz, nel primo derby cittadino della storia all’ultimo atto della Champions, è tornato sulla vetta d’Europa dopo dodici lunghi anni. Quest’anno sembrava davvero la volta buona, ma a rovinare i piani di Carletto ci ha pensato la Juventus, la quarta grande sorpresa consecutiva che arriva allo scontro finale: ci è riuscito il Chelsea, non ci sono riusciti Borussia Dortmund e Atlético Madrid, a Berlino ci proverà Allegri a scrivere una nuova pagina di storia della competizione più bella e più pazza d’Europa.