Con l’arrivo di Carrizo nell’ultima giornata di trattative s’è ufficialmente concluso il mercato trasferimenti nerazzurro: una campagna acquisti vissuta su cessioni eccellenti, colpi falliti e una (quasi) inspiegabile frenesia negli ultimi giorni di compravendita. Vediamo il quadro definitivo dei movimenti dentro e fuori dall’Inter.
In un mercato in cui l’imperativo è stato quello di vendere prima che acquistare, la società nerazzurra ha ceduto due dei suoi giocatori di maggiore livello tecnico: Sneijder e Coutinho. Se per quanto concerne la cessione dell’olandese, approdato al Galatasaray per 7,5 milioni di euro, si può facilmente dedurre che fosse quantomeno auspicabile per la rottura consumata in autunno, sorprende quella del talento brasiliano, specie considerando che questa si preannunciava come la stagione della sua consacrazione definitiva. Fermo per un infortunio muscolare da diverse settimane (preoccupante costante nella sua breve carriera nerazzurra) il numero 7 nerazzurro ha però fruttato una cospicua plusvalenza: pagato circa 4 milioni sotto la gestione Mourinho quando aveva solo 16 anni e lasciato a maturare in Brasile sino all’estate 2010, Philippe Coutinho è il nuovo trequartista del Liverpool con un esborso da parte della società inglese di quasi 13 milioni di euro a favore dell’Inter. Finisce temporaneamente anche l’avventura di Livaja in nerazzurro, passato in comproprietà all’Atalanta nell’affare Schelotto.
Cessioni
– Wesley Sneijder – Galatasaray: 7,5 milioni di €
– Philippe Coutinho – Liverpool: 13 milioni di €
– Marko Livaja – Atalanta: comproprietà (valutata 2 milioni di €)
– MacDonald Mariga – Parma: prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino
– Matteo Bianchetti – Hellas Verona: prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino
– Alfred Duncan – Livorno: prestito con diritto di riscatto (e controriscatto a favore dell’Inter)
– Lorenzo Crisetig – Crotone: prestito
– Daniel Bessa – Vicenza: prestito con diritto di riscatto (e controriscatto a favore dell’Inter)
– Andrea Romanò – Prato: prestito
Se le cessioni sono state di sicuro rilievo, per giudicare la validità degli acquisti operati dal settore tecnico dell’Inter in questa sessione invernale bisognerà aspettare il verdetto del campo. Nei movimenti in entrata manca il tanto cercato Paulinho, centrocampista brasiliano “tuttofare” del Corinthians Campione del Mondo seguito sin dall’estate scorsa e mai arrivato per motivi economici (il Presidente nerazzurro non ha voluto sentire ragioni per quanto riguarda l’esborso da 15-18 milioni della clausola rescissoria richiesto dai brasiliani proprietari del cartellino) più che tecnici o di volontà del giocatore.
Il mercato in entrata è stato fino a 48 ore dalla fine del mercato il solo Tommaso Rocchi: il 35enne ex-capitano della Lazio arrivato per la cifra di poche migliaia di euro da parte dei nerazzurri per occupare il ruolo di vice-Milito, ma fino ad ora quasi mai impiegato causa una condizione da ritrovare, tanto che Stramaccioni gli ha più volte preferito l’esordiente Livaja.
La cessione di Coutinho al Liverpool ha permesso gli introiti necessari a completare la rosa negli ultimissimi giorni di questa sessione di mercato: in poche ore s’è chiuso per Schelotto dall’Atalanta, Kuzmanovic dallo Stoccarda, Kovacic dalla Dinamo Zagabria e Carrizo dalla Lazio (mentre il talento uruguaiano Laxalt Suárez del Defensor Sporting è stato acquistato per la prossima stagione). Tra gli acquisti spicca indubbiamente per talento e costo del cartellino il croato Mateo Kovacic, che arriva all’Inter dalla Dinamo Zagabria per 11 milioni (più 3 eventuali di bonus) e la “benedizione” presidenziale (così come fu a suo tempo per Coutinho) per coprire il ruolo di regista di centrocampo, qualità mancante nella rosa nerazzurra da un anno a questa parte – ovvero dalla cessione di Thiago Motta al PSG.
Acquisti
– Mateo Kovacic – Dinamo Zagabria: 11 milioni (+3 di bonus)
– Ezequiel Schelotto – Atalanta: 3,5 milioni più la comproprietà di Marko Livaja
– Zdravko Kuzmanovic – Stoccarda: 2 milioni di €
– Juan Pablo Carrizo – Lazio: 250 mila euro
– Tommaso Rocchi – Lazio: 400 mila euro
Giudizio Complessivo
Voto: 6,5
L’Inter che si ripresenta in Serie A dopo il mercato di Gennaio è sulla carta una squadra con più alternative a centrocampo e sugli esterni (alcune delle lacune croniche), ma con meno qualità. Con ciò non s’intende sostenere che la rosa affidata a Stramaccioni dal primo Febbraio si sia indebolita rispetto a quella che aveva festeggiato il Capodanno: nonostante abbia ceduto due dei suoi giocatori di maggiore tasso tecnico in rosa (insieme a Cassano e a Ricardo Álvarez) quest’Inter è probabilmente una formazione con maggiori alternative e più competitività per rilanciare la sfida “al terzo posto” – che rimane obiettivo imprescindibile per poter avere un futuro con un livello di competitività maggiore. È vero altresì che Sneijder difficilmente può essere considerato una “mancanza”, visto che l’olandese non ha praticamente mai iniziato questa stagione per colpa di un precoce infortunio muscolare e lo scatenarsi della ben conosciuta querelle con la società. Discorso simile può anche valere per Coutinho che invece ha avuto uno spazio maggiore ma solo come alternativa di “coppa” al titolare Cassano, mentre è anch’egli stato per lunghi tratti indisponibile per la sua cronica fragilità muscolare. Il tasso tecnico in entrata dovrebbe essere garantito dal croato Kovacic, che se avrà la possibilità di crescere con pazienza e gli saranno perdonati gli errori tipici di ogni 18enne (dentro e fuori dal campo) ha le sicure qualità per imporsi nel centrocampo nerazzurro di oggi e di domani, in un ruolo che per la verità attualmente non presenta alternative all’ex Dinamo Zagabria.
Kuzmanovic e Schelotto vanno a coprire ruoli essenziali nello scacchiere tipo di Stramaccioni, come interno di centrocampo ed esterno di destra. Con questi nuovi elementi non sarebbe sorprendente se il mister romano provasse a riproporre in futuro il suo tanto desiderato 4231 (o 433, o 4312).
Gli acquisti di Carrizo e Rocchi vanno considerati quali risposte (più o meno opportune o azzeccate) a particolari, si spera anche momentanee, situazioni di emergenza.
Il paradosso di un Inter a nostro avviso maggiormente competitiva in Serie A per il raggiungimento dei suoi obiettivi ma indubbiamente indebolita dal punto di vista qualitativo e del tasso tecnico generale della rosa non deve sconvolgere ma far riflettere su quello che è il livello del nostro massimo campionato nazionale: vince chi mostra la maggiore intensità di gioco, la maggiore capacità tattica e di gestione delle transizioni da “situazioni di palla persa”, a discapito di quelle formazioni troppo spregiudicate e che affidano alle sole qualità tecniche del proprio reparto offensivo tutta la propria potenzialità di vittoria (ogni riferimento ai tentativi “spagnoleggianti” degli ex nerazzurri Benítez e Leonardo, e quelli giallorossi delle gestioni “americane”, non sono da considerarsi come casuali ma quali testimonianze importanti di quanto appena affermato).
