L’ex attaccante azzurro Vieri punta il dito contro il sistema calcio italiano: il problema della Nazionale va oltre gli allenatori.
Christian Vieri analizza senza giri di parole il momento difficile del calcio italiano e della Nazionale. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante azzurro ha individuato nelle carenze strutturali del sistema il vero ostacolo alla crescita del movimento, respingendo l’idea che le responsabilità siano esclusivamente degli allenatori.
Secondo Vieri, in Italia si tende troppo spesso a cercare capri espiatori senza affrontare i problemi alla radice. “In Italia per un po’ si parla, si offendono un po’ tutti quelli che sono dentro e poi stop, non si cercano i reali motivi. Si mettono sul banco degli imputati allenatore e presidente, costretti al passo indietro, ma per me restano i meno colpevoli. È il sistema che non funziona, servono regole, riforme”.
L’ex centravanti ha poi difeso indirettamente gli ultimi commissari tecnici della Nazionale, sottolineando come le difficoltà non possano essere attribuite esclusivamente a chi siede in panchina. “Di difendere Rino non me frega niente, non lo vedo e non lo sento. Ma possibile che Spalletti non fosse buono, Mancini nemmeno e Gattuso neppure? Forse non è colpa dei ct: puoi metterci chi vuoi, ma senza cambiamenti veri nessuno riuscirebbe nell’intento”.
Come evidenziato nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Vieri ha indicato anche la strada da seguire per rilanciare il calcio italiano: investire con convinzione sui giovani. “Servono soluzioni per far emergere i giocatori italiani, cambiare prendendo esempio dagli altri Paesi che invece hanno saputo farlo”.
Tra gli esempi virtuosi citati dall’ex bomber c’è Francesco Pio Esposito: “I giovani di prospettiva ci sono: Pio Esposito è uno di loro, servono società che ti buttano dentro e ti proteggono. Brava l’Inter ad averlo fatto”.
Vieri ha infine ricordato i risultati ottenuti dal Catanzaro di Alberto Aquilani e il percorso dell’Italia Under 17, arrivata fino alla finale dell’Europeo: segnali che, secondo lui, dimostrano come il talento non manchi. “Il punto è saperli crescere bene”.
