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Luciano Spalletti Inter

È appena terminata la conferenza stampa di presentazione di Luciano Spalletti, nuovo allenatore dell’Inter. Queste le parole del tecnico nerazzurro, che nella lunga discussione con i giornalisti (quasi un’ora e un quarto) si è espresso su tantissimi temi, dalla composizione della squadra al mercato fino al suo staff e al possibile ritorno di Gabriele Oriali.

«Volevo partire con dei complimenti a Stefano Vecchi e alla sua squadra per aver portato a casa un trofeo importante (il Campionato Primavera, ndr), spero che i nostri piccoli campioncini facciano buon uso di questa vittoria. Perché la scelta dell’Inter? Per riposizionarla nel ruolo che le compete, nella sfera che riguarda la storia di questo grande club. Ho scelto l’Inter perché me la sono immaginata con una storia piena di belle cose e le voglio vivere tutte fino in fondo. L’identità di gioco diventa importante ma prima di tutto che sia una squadra, dobbiamo avere tutte le componenti. Inizialmente ho pensato a un 4-2-3-1, però poi è chiaro che dobbiamo essere pronti a fare altre cose. Il fatto di giocare con un modulo o con un altro conta relativamente, conta saper conoscere determinati concetti e avere una squadra che sa dove vogliamo andare. Mi sembra che sia qualche anno che non vinciamo niente, per cui o facciamo qualcosa di diverso o continuiamo ad avere gli stessi risultati. Un calciatore o un altro non possono determinare la vittoria di un titolo, per cui è chiaro che ci sono delle qualità assolute dentro la nostra squadra e dei calciatori forti, ma devono entrare dentro il meccanismo di squadra. Io voglio che tutti i calciatori riescano a donare qualcosa al compagno di squadra dalle proprie qualità».

«Ringrazio la Roma per i messaggi che mi hanno mandato dopo la fine del campionato, ringrazio gli sportivi per l’affetto ricevuto quando ci siamo lasciati. Quando si ha calciatori forti si pensa che sia facile vincere, ma è difficilissimo. Dobbiamo rispettare la Juventus ma il rispetto non dev’essere confuso col timore, non dobbiamo avere timore di giocarci. L’Inter mi ha contattato quando stava per finire il campionato, al presidente James Pallotta avevo già detto che sarei andato via. Sono stato contattato dall’Inter poco prima che finisse il campionato, sono contatti che si fanno, non ho voluto fare discorsi diretti finché non è finito il campionato e poi ho preso contatto. Avendo lasciato la Roma ringraziando tutti e dopo quella storia questa è la cosa più bella che mi potesse capitare, non penso di aver offeso nessuno. Lì a un certo punto ero diventato quello che divideva anziché unire, eravamo dentro questo dubbio epocale sulla fine della gestione del mito della Roma, perché Francesco Totti è un mito, di conseguenza si è venuta a creare questa contrapposizione che l’amore per il calciatore più importante ha prevalso su quello che era invece il sostegno e l’affetto che ci doveva essere per la squadra. Se io non riesco a mettere insieme queste cose significa che non sono riuscito a fare bene il mio lavoro, avendo fatto male quello io ero in difficoltà perché i rimorsi della gente li ho sentiti durante la partita, se vivi a Roma li senti quando vai a prendere il caffè la mattina o quando ti fermi al semaforo. Ci sono stati anche tanti a favore ma c’era una linea di demarcazione, il mio lavoro è essere tutti uniti dalla stessa parte. Spero dal profondo del cuore che la Roma trovi la possibilità, senza di me, di essere tutti uniti per questo obiettivo».

«Fabio Capello è sicuramente un grande personaggio di questo sport e del calcio italiano in generale, da Capello tutti abbiamo preso qualcosa e siamo stati attenti a quello che è stato il suo modo di gestire e di condurre. Quando abbiamo fatto tutti e due l’esperienza in Russia abbiamo avuto un contatto migliore rispetto a quando eravamo avversari, è venuto fuori un rapporto amichevole e di collaborazione perché essendo lui il coach della nazionale voleva sapere la condizione fisica dei miei giocatori. Adesso so che fa parte della famiglia Suning e che ha intrapreso questo nuovo ruolo (allenatore del Jiangsu Suning, ndr), sicuramente riuscirà a far valere tutte le sue qualità. Per il momento non ci ho riparlato ma spero di avere a breve questa possibilità. Quanti ce n’erano davanti a me per la panchina? Non me ne frega niente, io sono l’allenatore dell’Inter e vi faccio vedere che ci sto comodo in questa posizione, che ci sto rilassato. Mi voglio far carico anche della storia precedente dove io non ci sono stato, se parto da lì dentro diventa più facile per me avere quel vestito che tutti i miei calciatori devono riconoscere, la sento come una sfida molto eccitante e di conseguenza la vivrò per tale».

«Della squadra ne stiamo parlando adesso con il direttore e con la proprietà, stiamo mettendo a posto tutte le cose per creare una squadra più forte, anche se non sarà facile perché gli acquisti non vanno sbagliati. Stiamo lavorando, stiamo anche seguendo l’umore dei nostri calciatori, noi siamo una squadra e tutti devono vivere il sudore comune per lo stesso obiettivo: non ci sono obiettivi individuali se non c’è l’obiettivo comune. Al 4-2-3-1 sono legato ma qualcosa che l’avversario dentro la partita non si aspetta può diventare un vantaggio, l’Inter deve acquisire la costanza di un risultato permanente e non occasionale. È chiaro che guarderemo la rosa che avremo a disposizione per mettere i giocatori nelle condizioni di potersi esprimere al meglio, devono conoscere l’attacco alla linea difensiva perché quando guardo una partita controllo la linea difensiva avversaria, per vincere una partita bisogna fare gol».

«Aver trovato molti tifosi dell’Inter in Cina e aver scoperto che ho tantissimi amici intorno a casa mia tifosi dell’Inter è una forza in più, lo slogan potrebbe essere che più siamo più vinciamo. Non so se ritorneremo in breve tempo a poter fare uso di quel carisma che era venuto fuori nella storia lucente che ha vissuto l’Inter dall’era Moratti in poi, però è chiaro che la nostra intenzione dev’essere in quella direzione e vogliamo lavorare in maniera seria per far vedere ai nostri tifosi che siamo professionisti seri. Portare uno della Roma? Edin Džeko (ride, ndr). Nel prossimo confronto con la squadra ci diremo quelle che sono le intenzioni e le strategie, i giocatori della Roma li ho amati tutti e ho un ricordo bellissimo di tutti, ora mi sto innamorando di quelli dell’Inter. Yuto Nagatomo è un ragazzo serio, è evidente che quando gioca le qualità le butta oltre gli ostacoli che ci sono nelle partite. È una brava persona, poi gli è capitato di giocare buone e brutte partite come succede a tutti, ma sulla professionalità del giocatore nessuno può dire niente. Nel suo ruolo abbiamo diversi calciatori e bisogna analizzare la cosa. Stefano Pioli secondo me è un allenatore eccezionale, oltre che un amico, lui parla di calcio dentro lo spogliatoio e io non sono più bravo di lui, però differente sì. Lo staff è il meglio che potessi avere, stiamo parlando col direttore di come completarlo. Com’è composto? Per il momento Marco Domenichini è il vice, Daniele Baldini e Alessandro Pane che sono assistenti tecnici e Marcello Iaia che è il preparatore che avevo alla Roma, ci sta che venga modificato».

«Mauro Icardi ha delle qualità incredibili, quelle non perdiamole, casomai diamogli la possibilità di dargli un po’ di appoggio quando viene a dare una mano ai centrocampisti. Džeko è un calciatore bravo ad aiutare la squadra, meno bravo di Icardi in area ma è difficile vederne uno meglio di lui. Speriamo prima di tutto di star bene, ossia di vincere le partite, perché quando non vinco le partite non sto bene. Quello aiuterà, poi per quanto riguarderà il futuro dipende da quello che si riesce a realizzare qui ma se non cresciamo non viviamo, e io voglio vivere il più intensamente possibile. È chiaro che sarebbe meglio avere la squadra il prima possibile, se un calciatore già conosce l’idea che abbiamo per esempio sulla linea difensiva entra meglio nel meccanismo di comportamento e diventa facile. Ci sono cinquanta giorni in cui possiamo andare a lavorare con tranquillità, la squadra completa cercheremo di farla nei limiti del possibile anche se siamo legati a delle vicende che dobbiamo rispettare. Penso solo che sia chiaro per quelli che ci saranno e per quelli che arriveranno all’ultimo momento che bisogna sempre dare il massimo nella tempistica che abbiamo a disposizione, da questo momento il lavoro è appartenenza. Gabriele Oriali l’abbiamo conosciuto e apprezzato tutti, sappiamo che persona è. Non sarò un tappo per il ritorno di certi personaggi all’Inter, per me sarebbe un onore e un piacere. Icardi è il capitano dell’Inter, naturalmente strada facendo avrà il doppio lavoro di indicare ai suoi compagni di squadra i comportamenti all’interno dello spogliatoio».

[Immagine presa da twitter.com]