Tra l’Inter e Wesley Sneijder siamo ormai ai titoli di coda: nell’incontro odierno tra giocatore e società le parti in causa non hanno trovato l’accordo per il prolungamento del contratto alle cifre ritenute sostenibili da parte della dirigenza. A questo punto si troverà una soluzione nei termini di una cessione del giocatore possibilmente già a gennaio, con l’agente dell’olandese Soren Lerby che già da settimane sta sondando il terreno per scovare le migliori destinazioni possibili.
Doveva essere il giorno della verità e così è stato, anche se probabilmente non nel senso in cui molti tifosi s’auguravano andasse la vicenda. Le speranze di trovare una soluzione che avrebbe riavvicinato società e giocatore, con un prolungamento ad ingaggio più contenuto dell’attuale contratto scadenza 2015, sono andate in fumo nel primo pomeriggio di quest’oggi, dove all’uscita dei protagonisti dalla sede dell’Inter l’aria che si percepiva era quella di una rottura.
“Non voglio parlare. Qualcosa uscirà nel pomeriggio. Qui sono sempre stato bene”, queste sono state le prime parole del giocatore al termine dell’incontro con gli alti dirigenti nerazzurri, seguite a ruota le concise ma significative parole del direttore dell’area tecnica Marco Branca che sancivano l’esito negativo dell’incontro: “Ci dovremo rivedere”.
E come annunciato dal giocatore olandese “qualcosa” è davvero uscito più tardi nel pomeriggio: “Come posso accettare un nuovo contratto a queste condizioni, quando nemmeno gioco? Non ho proprio motivo di firmare in queste condizioni. In questo momento, la mia scelta è di non firmare con l’Inter”. Un secco no di Sneijder alla proposta avanzatagli da Rinaldo Guelfi, amministratore delegato e “ministro” delle finanze nerazzurre, durante l’incontro svoltosi all’ora di pranzo dove la “portata” principale è stata la proposta di rinnovo fino al 2016, naturalmente con sensibile riduzione degli emolumenti da 6 a 4 milioni netti a stagione più eventuali bonus.
Come si sapeva della ferrea posizione della società altrettanto nota era l’egualmente decisa ma opposta decisione di Sneijder nel non accettare una richiesta di rinnovo basata sui termini economici proposti dall’Inter. Il giocatore dal canto suo s’è trovato “spiazzato” dall’improvviso out-out impostogli dalla dirigenza interista, proprio nel momento in cui l’olandese stava recuperando da un infortunio muscolare per rientrare a disposizione del tecnico Stramaccioni. Non si può dire certo che di segnali in tal senso non ce ne fossero stati: la nuova politica societaria che prevedeva un netto e generalizzato ridimensionamento del tetto stipendi e che ha portato ad eccellenti cessioni in estate, unite alle difficoltà tecniche negli ultimi due anni del giocatore ad esprimersi per le sue qualità anche per frequenti stop muscolari, e non ultimo il divieto societario rivolto specificatamente a Sneijder a non rilasciare dichiarazioni su Twitter.
Dopo quanto accaduto oggi è evidente che il rapporto tra giocatore e società sia arrivato al capolinea. La linea di risparmio “obbligato” tracciata dalla dirigenza nerazzurra dimostra di non guardare in “faccia” nessuno, e dopo le cessioni per analoghi motivi di Lucio, Maicon e Julio Cesar in estate (senza dimenticare il trasferimento di Eto’o all’Anzhi) sembra proprio toccare ad un altro “eroe” del triplete l’identico spiacevole finale. Ovviamente si possono discutere sui modi e soprattutto il tempismo con cui questa decisione è maturata in seno alla dirigenza nerazzurra – all’indomani del successo contro la Juventus e il conseguente rilancio della squadra verso importanti obiettivi stagionali sarebbe stato bene evitare di sollevare un simile polverone mediatico, mentre all’inevitabilità ed incontrovertibilità della nuova politica economica della società sembrano esserci molte meno obiezioni. D’altronde il Fair Play Finanziario è alle porte, l’urgenza di mettere un freno alle spese faraoniche del passato appare priorità improrogabile anche quando possa andare ad incidere sull’aspetto prettamente tecnico e sportivo. Un discorso questo difficile da digerire per tifosi come quelli nerazzurri abituati ai campioni che cambiano le partite con una loro giocata, che ora si scontrano con una realtà tecnica inevitabilmente impoverita dalle esigenze finanziare della società, aggravate anche dal momento economico generale eufemisticamente difficile.
Un aspetto di grande importanza va però sottolineato: la società Inter a differenza di altre squadre del campionato italiano non ha mai negato la sua politica tecnica ed economica, non ha certo mai giurato sull’incedibilità dei suoi campioni, ma ha invece sempre sostenuto come i tempi delle spese folli fossero oramai finiti ed occorresse fare dei sacrifici per garantirsi un futuro di competitività tecnica attraverso una “competitività” economica. Se obiezione deve esserci, però, a tal proposito viene spontaneo chiedersi del perché non ci si sia mossi prima, specie questa estate a mercato aperto per ridiscutere con calma e maggiore tranquillità della situazione con il giocatore. In un contesto come quello si sarebbe certamente potuto dilatare i tempi per il confronto tra due posizioni ed esigenze, tra giocatore e società, che appaiono agli antipodi; in un contesto di calciomercato estivo, inoltre, si sarebbe potuto cedere il giocatore al migliore offerente ed eventualmente pensare alle possibili alternative tecniche. Ripetiamo: ciò che lascia interdetti rispetto al comportamento dell’Inter in questa spiacevole vicenda non sono le ragioni, sulle quali s’è espressa la legittimità a più riprese, quanto il tempismo che appare quanto di più sbagliato possibile (in attesa di essere smentiti dagli eventi). Anche in merito ai modi utilizzati si può facilmente sollevare una critica nei confronti della società nerazzurra: esistono sicuramente modalità migliori per portare all’attenzione di un proprio tesserato l’incompatibilità del suo stipendio con quelle che sono le “nuove” esigenze economiche della società, anche considerando il contributo tecnico fornito attualmente (considerazione facilmente estendibile agli ultimi due anni) dal giocatore stesso.
Negli scorsi giorni molto s’è parlato, impropriamente, di mobbing, o di comportamento scorretto (ovvero fuori dalle tutele legali imposte dalle norme) della società Inter nei confronti di Sneijder; in realtà quanto è accaduto non è riassumibile in questi termini. Infatti, la dirigenza nerazzurra non ha mai negato a Sneijder il diritto di esercitare la propria professione, e anche se il dirigente dell’area tecnica ha in un primo momento affermato che il giocatore non avrebbe giocato sino a che non si fosse presa una decisione sul suo futuro, egli non è stato messo fuori rosa, non gli è stato impedito di allenarsi coi compagni, ed è stata demandata all’allenatore – almeno sulla carta – la decisione finale sul suo impiego in campo durante le partite dell’Inter.
Detto del punto di vista della società, altrettanto comprensibili sono però le posizioni del giocatore e del suo agente Soren Lerby: “Finchè non ci sarà alcuna certezza sul futuro di Wesley all’Inter, non c’è ragione per noi per pensare a un nuovo contratto”. Sneijder chiede legittimamente di poter innanzitutto giocare e capire se può avere un futuro in questo nuovo corso tecnico, prima di prendere in considerazione una eventuale proposta di rinnovo del contratto – poche volte infatti a causa di frequenti infortuni muscolari il giocatore ha avuto possibilità di esprimersi con continuità da quando Stramaccioni siede sulla panchina della prima squadra. Dal canto suo, il numero 10 olandese sente di aver sempre “dato tutto per questo club”e di essersi sentito “orgoglioso di aver firmato” l’ultima volta nel (lontano?) 2010.
Per come s’è evoluta la vicenda nelle scorse settimane e considerata l’inutilità dell’incontro avvenuto quest’oggi nella sede nerazzurra a Milano – dove le parti hanno di fatto mantenuto le proprie ferree posizioni – il futuro dell’Inter e di Wesley Sneijder sembrano oramai destinati a dividersi irrimediabilmente, con buona pace di quei tifosi romanticamente ancora legati ad uno degli ultimi grandi superstiti della meravigliosa Grande Inter del triplete. Nonostante le parole del presidente Moratti: “Ora sta a Sneijder rispondere. Mi sembra sia molto mediatica come cosa e molto normale invece come rapporto, naturalmente si cerca di capire se c’è la possibilità di mettersi d’accordo su altre basi, altrimenti rimane a giocare”, difficile che l’Inter possa puntare ancora su di un giocatore che la società non reputa indispensabile, ma di indiscutibile importanza, magari solo “a tempo”e in attesa di trovare un acquirente adatto.
Tutti gli scenari legati alla cessione del giocatore sono adesso possibili, e la prossima finestra di mercato può divenire già occasione importante per sbloccare la situazione: un trasferimento già a Gennaio permetterebbe al giocatore di non svalutarsi ulteriormente stando ai margini della squadra e per le stesse ragioni alla società di incassare quanto più possibile da una sua cessione, che sia questa in termini unicamente economici o che prevedano l’inserimento di una contropartita tecnica adeguata. Inoltre, viste le difficoltà della squadra nelle ultime settimane, soprattutto a riguardo della scarsità di ricambi all’altezza, non è da escludere che una cessione di Sneijder non possa essere una mossa anche tecnicamente vantaggiosa per l’Inter, che con il possibile ricavato (15-20 milioni, nelle ipotesi più ottimistiche) potrebbe andare a colmare alcune lacune strutturali della rosa e compiere così un decisivo passo in avanti verso obiettivi altrimenti difficilmente raggiungibili.

