ZAZZARONI

Ivan Zazzaroni lancia l’allarme sul momento del calcio italiano: “Abbiamo perso credibilità, campioni e tifosi. Così si rischia il punto di non ritorno”.

Il calcio italiano sta attraversando una crisi profonda e sempre più evidente. A sostenerlo è Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, che nel suo editoriale odierno ha analizzato con toni duri la situazione del movimento calcistico nazionale, tra società sempre più distanti dai tifosi, perdita di competitività internazionale e progressivo allontanamento del pubblico più giovane.

Secondo quanto riportato da Corriere dello Sport, Zazzaroni parte dalle recenti proteste del tifo organizzato per evidenziare il malessere generale che si respira attorno al calcio italiano. Nel mirino finiscono la petizione dei tifosi del Milan contro l’amministratore delegato Giorgio Furlani e le contestazioni viste negli stadi Olimpico di Roma e Torino.

“La sensazione – assai più di una sensazione – è che alcuni proprietari, in diversa misura naturalmente, se ne freghino del cliente” scrive Zazzaroni. Una riflessione dura, che punta il dito contro una gestione sempre più distante dalle esigenze dei tifosi, considerati il cuore pulsante dello sport.

Il direttore del Corriere dello Sport sottolinea poi come il calcio italiano abbia progressivamente perso prestigio a livello internazionale: “Abbiamo perso la credibilità internazionale”. Un riferimento chiaro alle tre mancate qualificazioni consecutive alla fase finale dei Mondiali, dato che fotografa meglio di ogni altro la crisi tecnica del movimento.

Non solo. Secondo Zazzaroni, il campionato italiano avrebbe perso anche il fascino legato ai grandi campioni: “Oggi ci accontentiamo di seconde e terze linee, di azzardi e over 35”. Un quadro che coinvolge inevitabilmente anche la difficoltà nel valorizzare i giovani talenti italiani e nel costruire progetti sportivi duraturi.

Nel suo editoriale emerge anche il tema economico. “Stiamo via via rinunciando allo spettacolo di qualità. Ma il gusto dell’aumento del prezzo del biglietto, quello, non l’abbiamo perso” osserva il giornalista, criticando le politiche dei club nei confronti dei tifosi.

Infine, l’analisi si allarga all’intero sistema: “Non produciamo più dirigenti. Abbiamo perso i giornalisti sportivi. Stiamo anche perdendo i lettori paganti. Abbiamo perso un numero imprecisato di giovani”.