Marco Van Basten attacca la gestione straniera dei club italiani, critica il momento del Milan e lancia l’allarme sul declino della Nazionale azzurra.
Marco Van Basten torna a parlare di calcio italiano e lo fa senza giri di parole. L’ex attaccante del Milan, tre volte Pallone d’Oro e simbolo indiscusso dell’epoca d’oro rossonera, ha espresso una serie di considerazioni molto dure sullo stato attuale della Serie A, del Milan e della Nazionale italiana.
In occasione della presentazione del libro “50 partite, emozioni infinite, il Milan”, Van Basten è stato intervistato da Carlo Pellegatti e ha analizzato le difficoltà del movimento calcistico italiano. Come riportato da SportMediaset, l’olandese ha individuato nella presenza sempre più massiccia di proprietà straniere uno dei principali problemi del calcio italiano moderno.
Secondo Van Basten, molti investitori internazionali non avrebbero un reale legame con la storia e l’identità dei club italiani. Una situazione che, a suo avviso, avrebbe progressivamente allontanato le società dalle loro radici e dalla cultura calcistica che per anni ha reso l’Italia dominante in Europa.
L’ex fuoriclasse rossonero ha sottolineato come sarebbe importante riportare il calcio italiano “nelle mani degli italiani”, nella convinzione che soltanto attraverso una maggiore identità e continuità culturale il movimento possa tornare competitivo ai massimi livelli internazionali.
Nel corso dell’intervista non sono mancate critiche anche nei confronti del Milan. Van Basten ha ammesso di seguire ancora con attenzione le vicende del club rossonero, ma ha evidenziato come la squadra abbia perso quella dimensione vincente che l’aveva resa una delle più forti al mondo. L’olandese ha inoltre sottolineato il dominio dell’Inter nel calcio italiano attuale, situazione che ha dichiarato apertamente di non gradire.
Spazio infine anche alla Nazionale italiana, descritta da Van Basten come priva di veri campioni in grado di fare la differenza. L’ex centravanti ha ricordato come in passato l’Italia potesse contare sempre su un portiere, un difensore, un centrocampista e un attaccante di livello mondiale, mentre oggi faticherebbe a trovare figure di quella caratura.
Parole forti, che fotografano il pensiero di uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio europeo e che inevitabilmente alimentano il dibattito sul presente e sul futuro del calcio italiano.

