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Come ormai accaduto innumerevoli volte in stagione i nerazzurri faticano terribilmente in casa e non vanno oltre un mediocre pari a reti inviolate.

 

Solo sei gol segnati nelle ultime otto gare casalinghe. Un dato impietoso, inaccettabile per una squadra come l’Inter: dalla gara di quasi quattro mesi fa contro il Parma, peraltro nemmeno vinta perché finita 3-3, al Meazza i tifosi interisti non hanno mai potuto esultare più di una volta, e stasera, non potendo festeggiare, si sono sfogati con delle inevitabili bordate di fischi sia all’intervallo sia al fischio finale. I progressi visti a febbraio e nella prima parte di marzo sono stati tutti spazzati via in quattro giorni, nelle due gare casalinghe dove dovevano essere conquistati sei punti per fortificare la qualificazione all’Europa League, invece è arrivato un misero punto e al termine di una partita per metà orribile e per l’altra infruttuosa. La pochezza offensiva è un dato allarmante, ma non bisogna dare soltanto la colpa a Icardi e Palacio, perché se i due attaccanti non hanno avuto palle gol non è stato solo per demerito loro, è stata infatti tutta la manovra a risultare insufficiente, con un centrocampo per quasi un’ora fuori fase e i laterali incapaci di mettere un cross decente, Erick Thohir in tribuna magari si sarà reso conto che per l’anno prossimo non servirà solo un attaccante e un esterno ma anche uno in mezzo al campo capace di cambiare ritmo. Contro l’Udinese, sconfitta in dieci delle quindici precedenti apparizioni esterne, sarebbe stato auspicabile vedere un successo convincente, magari non scoppiettante come lo 0-3 di inizio novembre ma quantomeno utile per riprendere la corsa all’Europa League interrotta domenica contro l’Atalanta, invece il solito primo tempo buttato via in maniera incomprensibile (come troppo spesso accade l’Inter non è riuscita a trovare le contromisure adatte per affrontare una squadra chiusa) ha fatto da anteprima a una ripresa alla disperata ricerca di quel gol non arrivato anche grazie alle parate di Simone Scuffet, ennesimo giovane talento lanciato da Guidolin e diventato da due mesi il titolare della porta bianconera pur essendo solamente un classe 1996. Altra grande esibizione del nuovo gioiello friulano, per il quale già si sprecano i paragoni importanti (e ingombranti), su tutti ovviamente quello con Gigi Buffon, diventato “grande” dopo aver parato un rigore a Ronaldo proprio contro l’Inter l’otto marzo del 1998, quando Scuffet non aveva ancora compiuto due anni: non ha potuto emulare il collega più famoso, perché un rigore l’Inter non lo vede da quasi undici mesi, ma il miracolo su Cambiasso a fine partita può essere letto come un segnale inequivocabile su quale sarà il suo roseo futuro. Il ritorno di Juan Jesus in difesa ha visto l’Inter riformare la retroguardia dell’andata con Ranocchia e Samuel, va fuori Rolando dopo ben quattordici gare da titolare consecutive, l’altro cambio rispetto alla sconfitta contro l’Atalanta di domenica è il rientro di Nagatomo per D’Ambrosio. Guidolin, come consuetudine nei turni infrasettimanali, rinuncia al capitano Totò Di Natale, in panchina, a guidare l’attacco c’è Muriel mentre Gabriel Silva e Widmer sono gli esterni vista la squalifica di Basta.

PRIMO TEMPO
Una noia mortale quella che va in scena per quarantacinque minuti al Meazza, così brutto che chi era davanti alla televisione avrebbe trovato più divertente vedere il mitologico film “Alex l’ariete” con Alberto Tomba. Eppure l’inizio era stato promettente, con l’Udinese pericolosa grazie a una ripartenza di Widmer con cross leggermente lungo per Muriel tenuto da Handanovic, ma questa giocata è rimasta isolata per molto tempo. L’Inter, nonostante un possesso palla superiore rispetto agli avversari, non ha mai trovato il varco giusto per superare l’attenta difesa bianconera, ogni pallone buttato in area è inevitabilmente diventato preda di uno tra Danilo, Domizzi e Heurtaux. Per vedere un tiro in porta bisogna aspettare il 41′, quando Bruno Fernandes si libera bene dal limite e calcia, Handanovic respinge male ed è fortunato con il rimbalzo che va dall’altra parte e finisce sul fondo, dall’Inter nessun segnale a parte qualche tiraccio di Guarín finito in zona terzo anello e al termine della prima frazione non possono che esserci fischi.

SECONDO TEMPO
Le difficoltà nerazzurre si confermano anche in avvio di ripresa, tanto che la prima occasione è un cross sbagliato di Ranocchia, quasi trasformato in un tiro alto di poco. Per vedere Scuffet compiere una parata, dopo un tiro di Pereyra parato da Handanovic e l’obbligatorio cambio dell’inguardabile Guarín, è necessario attendere addirittura il 63′, quando Palacio calcia in precario equilibrio col sinistro passando di fatto il pallone al giovane estremo difensore friulano, poco dopo impegnato più severamente da un destro dal limite di Hernanes respinto in volo, qualche minuto prima il brasiliano aveva anche mandato una punizione fuori di poco. L’ingresso di Álvarez e il conseguente passaggio al 3-4-1-2 ridisegnano l’Inter in campo e la modificano in meglio, finalmente si vedono azioni degne di tal nome e l’Udinese comincia ad avere un po’ di paura e a rimanere arroccata nella propria area, Samuel di testa su calcio d’angolo prova a bissare il gol contro il Sassuolo mandando a lato e Palacio non riesce a correggere in porta un cross di Nagatomo. Su un altro pallone messo dentro dal giapponese Icardi ha la chance del vantaggio, la deviazione del numero nove a centro area è però troppo forte e finisce sopra la traversa, Hernanes invece viene nuovamente stoppato da Scuffet. Il finale è un assedio nerazzurro, seppur molto confuso e senza troppe idee, a cinque dalla fine Palacio mette in mezzo quasi dal fondo per Icardi con Scuffet nuovamente bravo in uscita, il vero prodigio del classe 1996 arriva all’88’, quando su traversone respinto da Domizzi si avventa sulla ribattuta Cambiasso con un sinistro di controbalzo e il riflesso del portiere è miracoloso, ci prova poi D’Ambrosio di testa con Domizzi che respinge sulla linea. Nei cinque minuti di recupero Inter protesa tutta in attacco, arriva soltanto un colpo di testa largo di Icardi e così il match si conclude senza gol.

Altro passo falso per l’Inter, che avrebbe potuto approfittare dei “regali” da parte di Juventus e Milan (battute rispettivamente Parma e Fiorentina, le rivali per l’Europa League), se quantomeno i gialloblù sono di nuovo ricacciati dietro in sesta posizione sfuma la chance di riportarsi a meno uno dai viola, ennesima occasione sprecata di una stagione nuovamente mediocre. Lunedì sera a Livorno non si potrà sbagliare più, pena una nuova settimana di critiche e discussioni. Per la seconda volta l’Udinese torna in Friuli dopo aver chiuso una trasferta con la porta inviolata, solo a Bologna era accaduto in tutta la stagione, nell’esordio da professionista di Scuffet oggi grande protagonista. Anche per i bianconeri il prossimo match sarà in posticipo lunedì, alle ore 19 contro il Catania fanalino di coda.

IL TABELLINO
Inter (3-5-2):
Handanovic; Ranocchia, Samuel, Juan Jesus; Jonathan (72′ D’Ambrosio), Guarín (54′ R. Álvarez), Cambiasso, Hernanes, Nagatomo (86′ Milito); Palacio, Icardi. Allenatore: Mazzarri
Udinese (3-5-1-1): Scuffet; Heurtaux, Danilo, Domizzi; Widmer, Agyemang-Badu, Allan, Pereyra (86′ Maicosuel), Gabriel Silva; Fernandes (82′ Lazzari); Muriel (94′ Yebda). Allenatore: Guidolin
Arbitro: Andrea Gervasoni di Mantova (Di Fiore – De Luca; De Pinto; Doveri – Aureliano)
Ammoniti: Scuffet (U), Samuel (I)

[Immagine presa da fcinter1908.it]