MODRIC

Il centrocampista croato Modric racconta la sua scelta rossonera, l’amore per il calcio e il legame profondo con la famiglia e le sue radici.

L’ultimo giorno del 2025 ha il volto e le parole di Luka Modric, protagonista di un’intervista toccante rilasciata a Il Corriere della Sera. Un anno che ha segnato la fine della sua straordinaria avventura con il Real Madrid e l’inizio di una nuova, emozionante sfida con la maglia del Milan, il club che da bambino sognava di vestire.

Ero milanista per via di Boban”, racconta Modric. “Zvonimir era il mio eroe: capitano della Croazia al Mondiale del ’98, simbolo di un Paese che usciva dalla guerra. Mio padre mi regalò la tuta del Milan: avevo meno di tredici anni e fu un momento speciale”.

Il passaggio al Milan, arrivato inaspettatamente, ha rappresentato per il fuoriclasse croato un ritorno alle radici: “Pensavo di chiudere la carriera al Real, ma la vita ti sorprende. Se avessi mai cambiato squadra, sarebbe stato solo per il Milan. Sono qui per vincere”. E sullo scudetto non ha dubbi: “Al Milan si gioca solo per vincere. Lo scudetto è possibile, ma bisogna pensare partita per partita”.

Modric ha anche svelato il segreto della sua longevità: “L’amore per il calcio. La dieta, l’allenamento contano, certo. Ma ciò che fa la differenza è il cuore. Io mi alleno con la stessa gioia che avevo da bambino”.

Il racconto si fa poi intimo e commovente quando ricorda la sua infanzia segnata dalla guerra e la figura del nonno, Luka, ucciso dai serbi nel 1991. “Avevo sei anni. Non tornò a casa una sera. Lo trovarono morto in un prato. Era un uomo buono, giusto. Ancora oggi mi chiedo: perché?”.

Quel dolore è rimasto vivo, tanto che Modric ha un ultimo sogno: ricomprare la casa del nonno, oggi ridotta a un rudere e di proprietà dello Stato. “Pensano di farci un museo, ma non vorrei che decidessero altri. Vorrei comprarla io. Per lui. Per me. Perché quel luogo è un pezzo della mia vita”.

Con la maglia del Milan addosso e il cuore ancora legato alla sua infanzia, Luka Modric si prepara a vivere l’ultima pagina della sua carriera con la stessa passione che lo ha sempre guidato. E forse, anche un po’, per onorare la memoria del nonno che gli ha insegnato a camminare nel mondo.

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