Lautaro Martinez racconta il suo legame con l’Inter, le difficoltà affrontate grazie alla terapia e il desiderio di chiudere la carriera in nerazzurro.
Lautaro Martínez si gode il momento più bello della sua avventura con l’Inter e, dopo una stagione da assoluto protagonista culminata con la conquista dello Scudetto e della Coppa Italia, guarda al futuro con un desiderio chiaro: restare in nerazzurro il più a lungo possibile. In una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il capitano interista ha raccontato emozioni, difficoltà personali e il forte legame costruito con il club milanese.
“Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui”, ha dichiarato il Toro, confermando quanto si senta ormai parte integrante del mondo Inter.
Lautaro ha poi parlato del suo ruolo di capitano, spiegando come leadership e personalità siano caratteristiche innate: “È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente”.
Nel corso dell’intervista, l’attaccante argentino ha risposto anche alle dichiarazioni di José Mourinho, che aveva sostenuto come nessun giocatore dell’attuale Inter avrebbe trovato spazio nella squadra del Triplete: “Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima”.
Uno dei passaggi più toccanti riguarda però il lato umano e le difficoltà vissute negli ultimi anni. Lautaro ha raccontato apertamente il percorso intrapreso con uno psicologo: “Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter”.
L’argentino ha ammesso di aver attraversato momenti molto duri: “Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici”.
Non è mancato anche un retroscena sorprendente sul passato recente. Lautaro ha infatti confessato di aver pensato all’addio dopo il Mondiale per Club: “Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse… Ero devastato”.
Il capitano interista ha poi ricordato il celebre sfogo dopo l’eliminazione contro il Fluminense: “Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso”.
Spazio anche per un pensiero verso Cristian Chivu: “L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato”.
Infine, Lautaro ha parlato anche del proprio futuro lontano dal calcio: “Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò”.
