Open VAR analizza Inter-Juve: il caso Kalulu-Bastoni divide, ma De Marco chiarisce i limiti del protocollo. Intanto AIA condanna le minacce ricevute da arbitro e giocatore.
La sfida tra Inter e Juventus continua a far discutere, anche a giorni di distanza. Il format Open VAR, prodotto da DAZN in collaborazione con AIA e FIGC, ha analizzato nel dettaglio l’episodio che ha segnato la gara: l’espulsione di Kalulu per doppia ammonizione, con il secondo giallo arrivato dopo una presunta simulazione di Bastoni, che a sua volta era già ammonito. Un caso complesso, su cui è intervenuto anche l’ex arbitro Andrea De Marco, come riportato da calciomercato.com.
“Il VAR non può intervenire su un doppio giallo – ha spiegato De Marco – e questa è una lacuna del protocollo. Speriamo che l’IFAB possa intervenire già dal prossimo Mondiale per correggere questa situazione che penalizza eccessivamente una squadra”.
De Marco ha riconosciuto che la dinamica dell’azione ha probabilmente tratto in inganno l’arbitro La Penna, che non ha ricevuto supporto decisivo dagli assistenti. “L’assistente numero 2 era coperto, mentre Doveri, al VAR, non aveva elementi sufficienti per intervenire”.
Nel corso della puntata è stato anche trasmesso l’audio tra arbitro e sala VAR in merito al contatto in area tra Carlos Augusto e McKennie, episodio per il quale la Juventus aveva chiesto un rigore. Il dialogo ha confermato la valutazione iniziale: “Non c’è un intervento imprudente, è McKennie che si trascina”, ha affermato l’operatore VAR. Decisione ritenuta corretta anche da De Marco: “Il contatto è laterale, non punibile”.
L’AIA, nel frattempo, ha espresso solidarietà sia a La Penna che a Bastoni, entrambi oggetto di minacce e insulti sui social. “Il dissenso fa parte del calcio – ha detto De Marco – ma quando si passa al personale, non è più sport. Le minacce vanno condannate senza se e senza ma”.
Infine, un appello ai calciatori per combattere il fenomeno delle simulazioni, sempre più diffuso in Serie A: “Serve collaborazione, perché da campo non è sempre facile distinguere. I giocatori devono essere d’esempio per i giovani che li guardano”.

