TUDOR JUVENTUS

Balzarini: “Grave parlare ancora di spirito dopo anni”. Dopo la sconfitta contro il Como la Juve è chiamata a ritrovare fame e identità.

La sconfitta contro il Como ha lasciato strascichi pesanti in casa Juventus, non tanto per il risultato in sé quanto per l’atteggiamento mostrato in campo. A sottolinearlo è Gianni Balzarini su calciomercato.com, che invita a non esagerare con le reazioni emotive ma evidenzia comunque un problema di fondo: “È grave che, dopo anni, si stia ancora parlando di spirito, di maglia e di responsabilità”.

Il gol subito in avvio ha condizionato la gara, ma la Juve aveva reagito, creando diversi presupposti offensivi, pur senza concretizzare. L’unica vera occasione è stata il gol annullato a David, per fuorigioco netto di Koopmeiners. In termini di presenza in area e costruzione del gioco, la squadra non è stata del tutto assente. A mancare, secondo Balzarini, è stata la “rabbia”, quella fame che dovrebbe essere automatica per chi indossa la maglia bianconera. Lo stesso Manuel Locatelli, a fine partita, ha ammesso: “Bisogna avere più fame di buttare il pallone verso la porta”.

Il problema non riguarda solo i giocatori. Anche Igor Tudor finisce nel mirino. Il tecnico croato ha schierato la squadra con una difesa a quattro, rompendo con le sue tradizionali convinzioni tattiche. Nel corso della partita si sono alternati tre moduli: 4-3-3, 4-4-2 e, nel finale, un 4-2-4 a trazione anteriore. Se il risultato fosse stato positivo, si sarebbe parlato di duttilità e apertura mentale. Invece, si parla di “confusione tattica”.

Balzarini giudica eccessivo il clima che si è creato attorno a Tudor, con voci su traghettatori e possibili sostituti già circolanti in una settimana cruciale. “Non c’era lui in campo”, ricorda il giornalista, pur riconoscendo che l’allenatore si è assunto le sue responsabilità e proverà a risollevare la squadra.

Il primo banco di prova sarà la sfida in Champions contro il Real Madrid, proibitiva sulla carta ma utile per misurare la reazione del gruppo. Il vero crocevia, però, sarà all’Olimpico contro la Lazio, dove la Juve non potrà permettersi ulteriori alibi.