ZIELINSKI

Zielinski ripercorre le tappe della sua carriera: dall’infanzia in Polonia all’approdo in Italia, passando per Udinese, Empoli e il ruolo che oggi ricopre in nerazzurro.

CALENDARIO SERIE A 26/27

Piotr Zielinski si racconta e ripercorre le tappe più importanti della sua carriera, dall’infanzia in Polonia fino all’esperienza in Serie A. In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il centrocampista dell’Inter ha ricordato gli inizi della sua passione per il calcio, nata grazie al padre Boguslaw.

“Ho vissuto un’infanzia felice. Mio padre Boguslaw era allenatore e in ogni momento libero mi portava al campo per insegnarmi la tecnica. Mi piaceva anche giocare a tennis, ero pazzo di Federer e Djokovic, ma il mio vero amore era il pallone. Nel giardino di casa mi divertivo anche con i miei due fratelli maggiori”, ha raccontato il polacco.

Tra i ricordi più curiosi c’è un episodio legato alla madre Beata: “Da piccolo mia madre mi accompagnò a un torneo al posto di mio padre. Una partita finì ai rigori e le chiesi se potevo calciare di sinistro. Lei mi autorizzò. Tirai con l’altro piede e non sbagliai. Oggi mi viene tutto naturale. Nel campionato Primavera mi è capitato anche di segnare due punizioni nella stessa partita, una di destro e una di sinistro”.

Zielinski ha poi svelato quale fosse il suo idolo da bambino: “A scuola mi chiesero di scrivere il nome del mio calciatore preferito e io indicai Tomas Rosicky. So che tanti sceglievano Zidane, Iniesta o Ronaldinho, che ammiravo anch’io, ma Rosicky mi emozionava. Mi rivedevo nelle sue caratteristiche e mi ha ispirato nel mio percorso. Non credo che lui lo abbia mai saputo. Magari leggerà questa intervista”.

L’approdo in Italia risale al 2011, quando l’Udinese puntò su di lui dopo un torneo giovanile disputato con la nazionale polacca a La Manga. “Avevo 17 anni e vivevo già lontano da casa. Dopo quel torneo mezza Serie A mi chiamò per uno stage, ma l’Udinese mi convinse promettendomi un contratto. Andrea Carnevale capì subito che ero bravo. Il mio cartellino costò appena 100 mila euro: direi che è stato un buon investimento”, ha raccontato sorridendo.

L’inserimento, però, non fu semplice: “Avevo preso qualche lezione d’italiano, ma non parlavo la lingua. Quando arrivai vidi sul programma la parola ‘ritiro’ e non capivo cosa significasse. Mi dovettero scuotere e dire di preparare le valigie perché si partiva per la montagna. All’epoca internet non era diffuso come oggi, mi mancavano la famiglia e gli amici. In alcuni momenti ho davvero pensato di tornare in Polonia. Mi ha aiutato tantissimo Georgios Alafogiannis, l’insegnante di italiano dell’Udinese, che facilitò il mio inserimento e quello di tanti altri stranieri come Allan e Pereyra”.

Infine, uno sguardo all’evoluzione del suo ruolo: “Chissà, magari finirò la carriera da difensore in Polonia. Sono diventato un centrocampista puro a Empoli, prima con Sarri e poi soprattutto con Giampaolo. All’Inter sto imparando anche a giocare da play”.