Corvino saluta il Lecce dopo 6 stagioni e un ciclo storico: il dirigente spiega le ragioni dell’addio, mentre il presidente Sticchi Damiani lo ringrazia per i risultati.
Si chiude uno dei capitoli più importanti della storia recente del Lecce. Pantaleo Corvino ha annunciato il suo addio al club giallorosso dopo sei anni alla guida dell’area tecnica, mettendo fine a un percorso che ha portato la società salentina a consolidarsi in Serie A e a diventare un modello di sostenibilità e valorizzazione dei talenti.
Nella conferenza stampa congiunta con il presidente Saverio Sticchi Damiani, il dirigente ha spiegato le ragioni di una decisione maturata negli ultimi mesi e legata principalmente alla necessità di fermarsi dopo una lunga carriera nel mondo del calcio.
Ad aprire l’incontro è stato il numero uno del Lecce, che ha espresso tutta la sua amarezza per la scelta di Corvino. “Avrei voluto tenere questa conferenza a giugno 2028, scadenza naturale del contratto del direttore Corvino”, ha dichiarato Sticchi Damiani, ricordando come il dirigente gli abbia comunicato la volontà di lasciare pochi giorni dopo la sfida contro il Genoa. Il presidente ha poi sottolineato il valore del lavoro svolto negli ultimi sei anni: “Quando sei anni fa andai a Vernole per convincerlo a tornare a Lecce, ero convintissimo che Corvino fosse la scelta migliore possibile per il Lecce. Significava portare a casa un direttore di una caratura mondiale”.
Il presidente ha inoltre escluso qualsiasi collegamento tra l’addio e le recenti polemiche nate attorno al servizio di Report sul sistema calcio. “L’unico motivo legato alla scelta è la fatica. I tentativi di sporcare questa scelta, associandola agli ultimi eventi mediatici, non c’entrano nulla”.
Successivamente ha preso la parola Corvino, visibilmente emozionato. “Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d’amore che non si può raccontare in pochi minuti”, ha esordito il dirigente, ripercorrendo una carriera lunga 52 anni e vissuta tra Casarano, Lecce, Fiorentina e Bologna.
Il dirigente ha voluto chiarire anche la sua posizione in merito al servizio televisivo andato in onda nelle scorse settimane. “Non ho avuto rancore verso chi ha creato certe perturbazioni. Io personalmente non ho avuto perdita di stima, l’ho considerata una superficialità”, ha spiegato, aggiungendo che lui e il figlio non sono mai stati interpellati direttamente durante l’inchiesta.
Corvino ha quindi ricordato alcune delle operazioni di mercato più significative concluse nel corso della sua carriera, evidenziando il lavoro svolto insieme all’agente Fali Ramadani. Tra queste, le cessioni di Stevan Jovetic, Matija Nastasic, Nikola Milenkovic e Dusan Vlahovic ai tempi della Fiorentina, oltre alle operazioni realizzate con il Lecce, come l’acquisto di Wladimiro Falcone e quello di Marin Pongracic, poi rivenduto con una significativa plusvalenza.
Il passaggio più toccante è arrivato quando il dirigente ha spiegato i veri motivi dell’addio. “Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie”. Corvino ha sottolineato come la passione sia rimasta immutata, ma che sia arrivato il momento di fermarsi: “La passione ce l’ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la tua corsa”.
Nel suo lungo intervento ha ripercorso i successi ottenuti a Lecce: le promozioni, le salvezze in Serie A, i titoli conquistati a livello giovanile e il consolidamento della Primavera tra le migliori realtà italiane. “Lascio uno dei club più in salute d’Europa”, ha affermato con orgoglio.
Infine il saluto ai tifosi e al territorio salentino: “Saluto il Salento, il mio territorio, tutti i tifosi del Lecce. Vorrei idealmente abbracciare tutti i tifosi, anche chi mi detesta”. Parole che chiudono un ciclo storico e che segnano la fine dell’era Corvino, una delle più importanti nella storia del club giallorosso.
