Il proprietario del Milan Cardinale racconta la visione di RedBird, chiarisce il ruolo di Zlatan Ibrahimovic e spiega la rivoluzione culturale avviata nel club: “Vogliamo giocare per vincere, non per non perdere”.
A distanza di alcune settimane, continuano a far discutere le dichiarazioni rilasciate dal proprietario del Milan Gerry Cardinale durante il WSJ Sports Event del 16 luglio. Un lungo intervento nel quale il numero uno di RedBird ha affrontato diversi temi: dal ruolo di Zlatan Ibrahimovic nella nuova struttura societaria alla rivoluzione culturale avviata in rossonero, fino alla sua visione del calcio moderno.
Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio Ibrahimovic, figura centrale del progetto RedBird ma spesso oggetto di interpretazioni differenti sul suo ruolo all’interno del club.
“Zlatan lavora per RedBird non per il Milan, questa è stata una cosa difficile da far capire alle persone in Europa. Le aspettative erano che avremmo dovuto fare le cose per come sono sempre state fatte. Zlatan è un talento e sono poche le persone che riescono a essere grandi campioni in campo e fare il passaggio nel mio mondo: quando le vedo, le prendo”.
Il proprietario rossonero ha raccontato anche il primo confronto avuto con l’ex attaccante svedese, sottolineando quanto abbia colto fin da subito le sue qualità di leadership.
“Quando ho incontrato Zlatan la cosa che mi ha davvero incuriosito è che vedevo che nella nostra squadra mancava una leadership e una cultura. Avere qualcuno nello spogliatoio che sa come vincere fa la differenza. Nel primo dialogo che abbiamo avuto gli ho detto che volevo capire insieme a lui come portarlo da essere lo Zlatan visto sul campo a uno Zlatan trasformato nel campo del business. E lui mi ha risposto: ‘Gerry, la cosa che devi sapere su di me è che Zlatan sarà Zlatan, non controllarmi’. E ho pensato fosse grandioso”.
Successivamente Cardinale ha chiarito ulteriormente il ruolo operativo dello svedese.
“Originariamente l’idea era che Zlatan venisse a lavorare in RedBird, non al Milan. La reazione, con i cambi che ci sono stati, è stata un po’ quella di trascinarlo a diventare l’uomo chiave delle decisioni al Milan. Ma quello che sta facendo non riguarda solo questo. Riguarda il consigliare la proprietà sulle questioni di calcio. La grande qualità di Zlatan è che ha questa integrità e conosce il suo DNA, è un imprenditore con il suo DNA. Non glielo devo insegnare: quello di cui ho bisogno è che mi aiuti a vedere dietro gli angoli e a navigare in questo pericoloso ecosistema calcistico. Fa questo per me e mi dice come muovermi in questo campo minato”.
Cardinale ha anche raccontato un curioso retroscena legato alla personalità di Ibrahimovic, immaginandolo addirittura nel mondo del cinema.
“Quando lavori con qualcuno, impari a conoscerlo bene. Lavorando con Zlatan c’è stato questo momento in cui l’ho visto, aveva ancora la coda di cavallo, e gli ho detto: ‘Saresti un grande cattivo per la serie di James Bond!’. Ho chiamato i ragazzi di Amazon e gli ho detto che avevo trovato il nuovo villain di James Bond. Quindi ho alte aspettative e guardando le performance qui in America come opinionista credo sia stato fantastico e autentico. Credo abbia talmente tanto talento che possa essere sfruttato anche nel settore dell’entertainment mentre in parallelo continua con il calcio”.
L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata alla trasformazione che RedBird sta cercando di imprimere al Milan.
“Noi lasciamo che a parlare siano i fatti. Zlatan è stato qui negli ultimi 40 giorni: dalla fine della stagione abbiamo condensato un lavoro di sei mesi. Abbiamo fatto un’incredibile quantità di cambi. Stiamo cercando di resettare la cultura”.
Il proprietario rossonero ha poi raccontato una domanda che Ibrahimovic gli ha posto e che ha cambiato la sua prospettiva.
“Quest’anno Zlatan mi ha fatto una domanda che mi è ronzata in testa tutta la stagione: ‘Cosa rappresentiamo?’. Quando abbiamo comprato il Milan quattro anni fa avevano appena vinto il campionato. Dopo Berlusconi il club non andava tanto bene ed era stato ceduto ai cinesi che però sono andati in bancarotta. Il fondo Elliott è entrato e io ho comprato il club da loro. Quando consideri tutto questo, puoi solo accodarti alla visione di qualcun altro”.
Infine, Cardinale ha spiegato quale filosofia dovrà caratterizzare il nuovo Milan.
“Ho fatto un commento quando abbiamo annunciato Amorim, non era diretto a nessuno, in cui ho detto che quello che volevamo era giocare per la vittoria e non avremmo giocato per non perdere. Quello che è successo con l’Inghilterra è che dopo essere andati in vantaggio si sono messi con il 5-3-2, hanno giocato per non perdere. Se credi che lo sport è una metafora della vita, questo è un fallimento. Per questo abbiamo iniziato a fare questi cambi”.
