SARRI

Il tecnico dell’Atalanta Sarri presenta la sfida dell’Olimpico. Focus anche sui nuovi acquisti e sulla condizione della rosa.

Vigilia di Roma-Atalanta, primo grande esame stagionale per la squadra di Maurizio Sarri. I nerazzurri arrivano all’appuntamento dell’Olimpico dopo un avvio positivo, ma con una rosa ancora in fase di costruzione e diversi giocatori arrivati negli ultimi giorni di mercato. In conferenza stampa, il tecnico ha analizzato il momento della squadra, soffermandosi anche sulle condizioni dei nuovi acquisti e sul confronto con Gian Piero Gasperini.

Sul modo di affrontare Malen, protagonista con cinque gol nelle prime due gare, Sarri non ha nascosto le difficoltà: «Se ci fosse un modo sicuro di fermare i giocatori forti, i giocatori forti non esisterebbero. Malen è in stato di grazia e quindi sarà una problematica per tutta la partita, come è normale che sia quando trovi questo tipo di giocatori. Poi la partita l’abbiamo preparata normalmente. Purtroppo siamo l’unica squadra in Italia che ha fatto quattro partite in undici giorni e che domani gioca la quinta in sedici: questo, insieme ad altre situazioni contingenti, ci sta creando qualche problemino. Abbiamo dovuto ripartire da zero tante volte, quindi la crescita è rallentata».

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Come riportato da TuttomercatoWeb, l’allenatore ha evidenziato anche le difficoltà legate al calendario: «Beh, giochiamo dopo cinque giorni, quindi è un’altra settimana purtroppo molto atipica: poi fai un più uno, un più due, un meno due, un meno uno, e così il modo di fare degli allenamenti veri, seri, importanti, come servirebbero a noi in questo momento, diventa complicato».

Sarri ha accolto con soddisfazione la chiusura del mercato: «Sono contentissimo. E come ormai la quasi totalità degli allenatori europei, penso che sia una situazione da mettere a posto: noi allenatori non possiamo fare cinquanta giorni con la squadra mentre il mercato è aperto. Ormai lo stanno dicendo tutti, e quando lo dicevo io qualche anno fa ero uno che si lamentava. Il bello è che quando mi lamentavo io eravate voi giornalisti a scriverlo: se lo dice Klopp o Guardiola, dite che ha ragione. Però è così, ormai è un qualcosa che dicono tutti gli allenatori».

Sul mercato nerazzurro, invece: «Sono soddisfatto. Come tutti gli allenatori vorrei sempre qualcosa di più, però sono soddisfatto, dai. Poi i mercati, a valutarli ora, sono stati tutti bravi sulla carta: valutiamoli sul campo».

I nuovi arrivati necessitano ancora di tempo. «Le possibilità ci sono. Guarda, Kristensen oggi ha fatto il terzo allenamento con noi da quando è arrivato, Rowe si è allenato oggi e Kessié ha svolto due o tre allenamenti con noi: è una situazione non semplice. Poi c’è differenza tra i vari singoli, perché Rowe è un giocatore più condizionato, più allenato, mentre Kessié dopo il Mondiale si è allenato solo individualmente e quindi deve crescere di condizione. Kristensen, invece, si deve inserire in una linea che lavora in maniera completamente diversa rispetto a quello che stava facendo all’Udinese. Sono tre situazioni diverse, ma comunque sono tre giocatori da lavorare».

Sul big match dell’Olimpico, Sarri ha poi ridimensionato il concetto di “prova di forza”: «Di forza non so cosa si intenda: è una partita difficile tra una squadra che ha già tredici o quattordici mesi di lavoro addosso e una squadra che ne ha quarantacinque giorni, costruita in questo momento, quindi una squadra da lavorare. Per noi è una partita bella, importante e difficile: in questo momento, per noi, è difficile».

Importanti anche le indicazioni su Kessié, utilizzabile in più posizioni: «Per me è un giocatore forte, e anche un giocatore intelligente: per come stiamo giocando ora può fare sia la mezzala sia il vertice basso. Non penso che abbia grandi difficoltà tattiche in entrambi i ruoli».

Grande rispetto, invece, per la Roma di Gasperini: «La Roma era una squadra forte e si è rinforzata ulteriormente: è una squadra forte, una squadra pronta a lottare per il titolo. Mi meraviglierebbe il contrario, mi meraviglierei se la Roma non lottasse per lo scudetto fino alla fine».

Sarri ha poi chiarito il momento dell’Atalanta: «In questo momento la società non ci ha chiesto neanche questo: ci ha chiesto di avviare un nuovo corso, e lo stiamo avviando con tutte le difficoltà del caso. Per motivi contingenti c’è stato un Mondiale che ci ha fatto arrivare i giocatori a singhiozzo, abbiamo avuto due o tre infortuni che non hanno permesso a giocatori per noi importanti di allenarsi con noi, e quindi hanno pochissimi allenamenti con la squadra. Le contingenze di mercato ci hanno portato a ingressi negli ultimi giorni: è stato tutto un ripartire da zero, e la squadra è a un livello basso rispetto a quello che potrà esprimere fra qualche tempo».

Sul rapporto con Gasperini, il tecnico nerazzurro ha ribadito la propria stima: «Mi fai una domanda di santi e non è che me ne intenda molto, non so che dirti. Abbiamo due filosofie diverse, però il fatto che lui abbia una filosofia diversa dalla mia non mi fa cambiare idea: è un allenatore stimolo, è un allenatore che io considero fortissimo. Sappiamo tutti, soprattutto quelli della nostra età, che nel calcio si è visto vincere di tutto: si è visto vincere allenatori contropiedisti, allenatori che hanno giocato a uomo, allenatori che hanno voluto giocare il calcio spettacolo. Non c’è quindi un qualcosa che ci fa vincere: va tutto bene se sono cose fatte bene, e la mia stima per questo allenatore è totale».

Infine, Sarri ha spiegato il peso della panchina nei recenti successi: «Penso più alla seconda che alla prima: secondo me in questo momento non siamo in grandissime condizioni fisiche, e ho già detto i motivi contingenti che non ce lo consentono. L’importante, nel calcio delle cinque sostituzioni, è avere in panchina giocatori, soprattutto offensivi, che non facciano ingressi da delusi, ma che abbiano la consapevolezza di entrare per risolvere la partita. Se riusciamo a mantenere questa mentalità, dalla panchina ci arriveranno punti, come è successo in questo periodo. Poi è chiaro che i giocatori devono sentirsi tenuti in grande considerazione: quelli che entrano e risolvono la situazione devono essere anche giocatori che spesso partono nell’undici titolare».

Su De Ketelaere, infine, Sarri ha evidenziato ampi margini di crescita: «Lui è uno di quei giocatori che purtroppo, per il Mondiale e per un piccolo infortunio che ha avuto, si è allenato pochissimo con noi: penso quindi che abbia tantissimi margini fisici. Dal punto di vista tecnico io lo considero un fuoriclasse, un fuoriclasse che fino a ora lascia la sensazione di essere utilizzato solamente al 60-70 per cento. Avrebbe margini enormi per essere più dentro le partite, per essere più continuo, per essere più risolutivo: ha tutte le caratteristiche per poterlo fare e fino a questo momento, secondo me, l’ha fatto poco. Non poco in assoluto: poco in relazione al suo valore».

Sulla difesa a quattro, il tecnico ha concluso: «A livello di esercitazione cominciano a essere guardabili, poi in partita, sotto pressione, viene fuori ancora il riferimento sull’uomo. Individualmente stanno facendo piuttosto bene; se mi chiedi come stiamo facendo come reparto, meno bene».