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Gabriele Gravina presidente FIGC

Dopo gli sviluppi della scorsa Serie A, la FIGC ribadisce di non volere un’agenzia governativa che controlli il calcio italiano. Le parole del presidente Gabriele Gravina a margine del Consiglio Federale di oggi.

«Condividiamo al 100% l’obiettivo del ministro Andrea Abodi e il principio della sostenibilità, ma riteniamo che sia sbagliato lo strumento». Dopo aver relazionato il Consiglio sulle interlocuzioni avute nei giorni scorsi con il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi in merito alla proposta di costituzione di una ‘Agenzia per la vigilanza economica e finanziaria sulle società sportive professionistiche’, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha ribadito prima davanti al Consiglio Federale e poi in conferenza stampa la contrarietà della Federazione a tutela e in pieno rispetto dell’autonomia dello sport.

A oggi la FIGC non ha ricevuto alcuna proposta modificativa della prima bozza inviata lo scorso 3 maggio. «A prescindere dal fatto che si chiami agenzia o authority – ha sottolineato Gravina – per noi cambia poco. Non è un arroccamento da parte della Federazione, ma riteniamo che lo strumento sia sbagliato per diverse ragioni. Dal 1987, anno in cui è stata istituita la COVISOC, su 193 esclusioni dai campionati i massimi organi della giustizia italiana sotto il profilo amministrativo, mi riferisco al TAR e al Consiglio di Stato, hanno accolto in linea cautelativa solo due ricorsi ciascuno. La COVISOC ha segnalato violazioni per cui sono stati comminati 494 punti di penalizzazione. È la dimostrazione che è un organo che ha funzionato e che funziona, un organo terzo e autonomo». Un eventuale perfezionamento sui controlli dei conti del Calcio devono seguire un iter diverso. «Ci auguriamo che questo avvenga nel confine del mondo dello sport – le parole del presidente della FIGC – ci riconosciamo nel CONI, auspicando che in tempi rapidi possa proporre un’ipotesi di miglioramento da sottoporre al ministro Abodi».