MONDIALI

Per i Mondiali 2026 previsti più ricavi e contributi per le federazioni: decisivo il Consiglio di Vancouver.

La FIFA è pronta a rivedere al rialzo premi e contributi per il Mondiali 2026, accogliendo le richieste avanzate da numerose federazioni. Come riportato da Calcio e Finanza, l’intesa è stata raggiunta in linea di principio, ma per l’approvazione definitiva bisognerà attendere il Consiglio FIFA in programma a Vancouver.

Il tema economico è diventato centrale in vista della prima edizione della Coppa del Mondo a 48 squadre, organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada. L’allargamento del torneo e l’estensione geografica comportano infatti costi significativamente più elevati per le federazioni, tra viaggi, logistica e fiscalità, soprattutto negli Stati Uniti. Un contesto che ha generato il paradosso di possibili perdite economiche anche per le squadre capaci di avanzare nella competizione.

Il montepremi iniziale, fissato a 727 milioni di dollari, risultava già record ma insufficiente se rapportato alle 48 partecipanti. La quota media per squadra si aggirava attorno ai 10,5 milioni, con circa 50 milioni destinati alla vincitrice. Numeri importanti, ma ritenuti non adeguati dalle federazioni, che hanno chiesto un incremento complessivo delle risorse.

Oltre ai premi, la FIFA starebbe valutando un aumento dei fondi di sviluppo destinati alle 211 federazioni affiliate. Il piano originario prevedeva 2,7 miliardi di dollari nel ciclo quadriennale, con 5 milioni garantiti a ogni federazione e 60 milioni per ciascuna confederazione. Anche queste cifre potrebbero essere riviste al rialzo.

In una nota ufficiale, l’organismo guidato da Gianni Infantino ha confermato il dialogo in corso: l’obiettivo è rafforzare il contributo economico globale del torneo, sostenuto da una previsione di ricavi complessivi pari a 13 miliardi di dollari, di cui ben 9 miliardi legati proprio ai Mondiali 2026.

Le criticità principali restano legate alla fiscalità. A differenza della FIFA, che gode di esenzioni, le federazioni dovranno affrontare imposte variabili a livello federale e statale negli USA. Le differenze sono significative: si passa dall’assenza di tasse statali in Florida a un’aliquota del 10,75% nel New Jersey fino al 13,3% in California.

Un quadro complesso che ha spinto soprattutto le federazioni europee a chiedere l’intervento della UEFA. L’apertura della FIFA rappresenta dunque un passo importante per garantire sostenibilità economica e competitività a tutte le partecipanti.