Le sessantaquattro partite dei Mondiali FIFA di Brasile 2014 hanno inconorato la Germania di Joachim Löw campione del mondo: il trionfo di un gruppo, come testimoniano i tanti giocatori tedeschi che si sono distinti nell'ultimo mese. Questi i migliori undici, e inevitabilmente tanti hanno sollevato ieri la coppa al Maracanã.

 

Francisco Guillermo OCHOA Magaña (portiere – Messico): ok, Neuer è stato il top dei numeri uno e ha vinto il premio di miglior portiere assegnato dalla FIFA, ma le parate più incredibili e difficili le ha fatte senza dubbio l'estremo difensore del Messico, un fenomeno nello stoppare gente del calibro di Neymar e Robben. Proprio contro il numero dieci del Brasile è arrivato l'intervento più importante, un volo per togliere il pallone dalla linea di porta, mentre contro l'Olanda per quasi novanta minuti è stato un muro insuperabile. E sì che era in scadenza di contratto dopo essere retrocesso con l'Ajaccio, ora una nuova squadra la troverà senza problemi.

Philipp LAHM (difensore – Germania): il trionfo dell'eccellenza tedesca è rappresentato da mister continuità, una garanzia quando si necessitano buone prestazioni. Aveva aperto il ciclo dell'attuale Germania segnando contro la Costa Rica il primo gol dei Mondiali 2006, chiude il cerchio alzando la coppa da capitano nella notte di Rio de Janeiro, dopo un Mondiale iniziato mediano (ruolo dove l'aveva provato Pep Guardiola al Bayern Monaco durante la stagione) e chiuso nel suo ruolo naturale, quello di terzino destro. Indiscutibilmente il miglior laterale del mondo.

Mats HUMMELS (difensore – Germania): il Bayern Monaco l'ha perso quando era un ragazzino e il Borussia Dortmund l'ha accolto facendolo diventare negli anni uno dei più forti centrali in circolazione. Due gol, uno nella goleada al Portogallo e uno decisivo per superare l'ostacolo Francia ai quarti, partita dove è stato per distacco il migliore in campo, murando qualsiasi attacco francese con tempismo eccezionale. L'unica mezza sbavatura in finale sull'occasione fallita da Palacio, ma il Mondiale è da incorniciare anche perché in Brasile c'è arrivato dopo una stagione segnata dagli infortuni.

Daley BLIND (difensore – Olanda): dovunque lo metti gioca e pure bene, si tratta di un giocatore universale, caratteristica vista anche con tanti altri giocatori non solo dell'Olanda e vera novità tattica dei Mondiali. Difensore centrale, terzino sinistro, anche mediano, ha iniziato con un assist disegnato col compasso per il gran gol di Robin van Persie alla Spagna e ha finito con la marcatura personale nella finale terzo-quarto posto contro il Brasile. In mezzo tante altre partite di grande livello, e la consapevolezza che da settembre nessuno potrà accusare il padre Danny, prossimo CT olandese, di metterlo titolare perché raccomandato.

Faustino Marcos Alberto ROJO (difensore – Argentina): in un ruolo che storicamente produce molto poco, quello di terzino sinistro, si è rivelato alla grande il giocatore dello Sporting Lisbona, poco conosciuto al grande pubblico nonostante diversi anni di militanza europea, prima con lo Spartak Mosca e poi in Portogallo, e una Copa Libertadores vinta nel 2009 con l'Estudiantes allenato dall'attuale CT argentino Alejandro Sabella. Spinta costante, buoni doti difensive, interventi duri quando serve e un gol importante per firmare il 3-2 sulla Nigeria.

Ángel Fabián DI MARÍA (centrocampista – Argentina): non un caso che la Selección non abbia segnato neanche un gol dopo il suo infortunio nei quarti contro il Belgio, la sua assenza in semifinale e finale si è fatta sentire fin troppo e il suo sostituto, Enzo Pérez, non è andato oltre il compitino. El Fideo invece era stato il trascinatore dell'Argentina, almeno alla pari di Messi (sparito totalmente senza averlo affianco), nonché uomo decisivo per la qualificazione ai quarti con la rete sul finire dei tempi supplementari alla Svizzera. Fosse riuscito a recuperare in tempo dalla lesione muscolare magari ieri sarebbe andata diversamente.

Javier Alejandro MASCHERANO (centrocampista – Argentina): il vero leader della nazionale argentina, nonostante la fascia al braccio ce l'avesse Lionel Messi. Emblematico quando prima dei rigori con l'Olanda carica i compagni e poi prende da parte Romero dicendogli che sarebbe diventato l'eroe della serata, cosa poi realmente avvenuta. Carisma inarrivabile e personalità da vendere, nelle partite decisive la sua presenza in mezzo al campo, dove Sabella l'ha riportato dopo vari anni passati da difensore centrale al Barcellona (Luis Enrique, pensaci, è meglio farlo giocare centrocampista), si è fatta sempre sentire.

Toni KROOS (centrocampista – Germania): fino a un mese fa era ritenuto un ottimo giocatore, ma non uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. I Mondiali invece l'hanno consacrato, e se davvero il Real Madrid dovesse pagare svariati milioni per portarlo in Spagna non farebbe certo un cattivo investimento. Negli occhi di tutti, ovviamente, rimarrà la doppietta segnata in un paio di minuti in semifinale, quella che ha stordito definitivamente il Brasile, ma è stato prezioso anche nelle altre gare con una marea di assist. Come minimo dovrà offrire una cena a Higuaín per averlo graziato in occasione del folle retropassaggio in finale, suo unico vero errore.

James David RODRÍGUEZ Rubio (centrocampista – Colombia): il capocannoniere dei Mondiali non è un attaccante, e questo già basta per far capire quanto James Rodríguez sia stato stratosferico. Ha segnato in tutte le cinque partite giocate, facendo sei gol con almeno un paio di perle (quello al Giappone e il primo all'Uruguay) da vedere e rivedere, un giocatore straordinario che Porto prima e Monaco poi hanno avuto il piacere di ammirare settimanalmente. La crescita vigorosa della Colombia, al ritorno dopo sedici anni di assenza, passa anche dalle sue giocate, e l'anno prossimo in Copa América potrà ripetersi da leader con accanto pure un certo Radamel Falcao.

Arjen ROBBEN (attaccante – Olanda): fino a un anno fa era conosciuto come un grande giocatore che però sistematicamente falliva tutti gli appuntamenti importanti, poi il gol decisivo al 90' nella finale di Champions League contro il Borussia Dortmund ha avuto l'effetto di una liberazione, e adesso l'esterno del Bayern non sbaglia più. Immediata la rivincita contro la Spagna e contro quel Casillas che l'aveva stoppato quattro anni fa in Sudafrica, trascinatore anche più di Robin van Persie, sparito dopo le prime due gare, e freddo dal dischetto nei rigori contro l'Argentina a differenza di altri suoi compagni.

Thomas MÜLLER (attaccante – Germania): l'attaccante totale per eccellenza del calcio mondiale si è confermato anche stavolta, dando la dimostrazione di essere un fuoriclasse assoluto pronto a superare, tra neanche troppo tempo, il record di gol appena stabilito dal suo connazionale Miroslav Klose. Cinque reti, tante quante ne aveva fatte al debutto internazionale quattro anni fa, con la tripletta all'esordio contro il Portogallo che ha posto le prime basi per il trionfo tedesco. Difficile trovargli un punto debole, sarebbe stato più corretto assegnare a lui e non a Messi il premio di miglior giocatore in assoluto dei Mondiali.

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