L’ex presidente della FIFA critica duramente la gestione del caso Omar Artan e punta il dito contro gli Stati Uniti e Gianni Infantino.
ANALISI DELLE 48 SQUADRE AL MONDIALE
Sepp Blatter torna a far sentire la propria voce su uno dei temi più discussi delle ultime settimane legati al Mondiale 2026. L’ex presidente della FIFA, alla guida della federazione internazionale dal 1998 al 2015, ha criticato duramente la gestione del caso che ha coinvolto Omar Artan, l’arbitro somalo a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti e che, di conseguenza, non potrà prendere parte alla prossima Coppa del Mondo.
Come riportato da TuttoMercatoWeb, che riprende le dichiarazioni rilasciate da Blatter a L’Équipe, l’ex numero uno del calcio mondiale ha definito l’intera vicenda “incredibile e insensata”, sottolineando come una situazione del genere rappresenti un precedente estremamente grave per una competizione organizzata dalla FIFA.
Secondo Blatter, esistono due principi fondamentali che devono essere garantiti quando si assegna l’organizzazione di un Mondiale: la sicurezza dell’evento e la possibilità per tutti gli ufficiali FIFA di entrare liberamente nel Paese ospitante.
“Non c’è nulla di più ufficiale di un arbitro”, ha dichiarato Blatter. “Se un Paese nega l’ingresso a un direttore di gara, si tratta di un problema estremamente grave. In una situazione del genere, teoricamente, non si dovrebbe nemmeno disputare il Mondiale in quel Paese”.
DURE CRITICHE
L’ex dirigente svizzero non ha risparmiato critiche all’attuale presidente della FIFA, Gianni Infantino. A suo giudizio, la federazione avrebbe dovuto assumere una posizione più dura e incisiva nei confronti delle autorità americane, invece di limitarsi a spiegare di non avere competenze sulle procedure migratorie adottate dagli Stati ospitanti.
“Il presidente della FIFA dovrebbe dimostrare di essere più forte del suo grande amico alla Casa Bianca”, ha affermato Blatter riferendosi al rapporto tra Infantino e Donald Trump.
L’ex presidente della FIFA ha poi allargato il discorso al rapporto tra sport e politica, evidenziando quelli che considera rischi per il movimento calcistico internazionale.
“Quando la politica comincia a dominare il calcio, è sempre un cattivo segnale. E anche le altre federazioni dovrebbero far sentire la propria voce”.
