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I diavoli rossi conquistano i quarti con un gol di De Bruyne e uno di Lukaku nei tempi supplementari. Inutile il gol di Green per gli statunitensi, che abbandonano comunque il mondiale a testa alta.

 

 

Questo Belgio fa paura e non è un caso. E' la storia di una nazionale che dopo il grande 4° posto conquistato nel mondiale del 1986, dove fu eliminata in semifinale dall'Argentina di Maradona, ha vissuto un trentennio di penuria di talenti, sparendo quasi del tutto dalla ribalta del calcio internazionale.
I diavoli rossi ora sono tornati, guidati in pompa magna da una folta schiera di campioncini in erba, affamati di vittorie e, a discapito della giovane età, quasi tutti abituati a giocare in competizioni di una certa caratura.
De Bruyne, Hazard, Lukaku, Mertens , Kompany, Courtois…. sono la generazione d'oro, una di quelle che, per dirla alla Federico Buffa, passa una volta ogni 50 anni.
Nei quarti di finale ad attendere gli scatenati “diavoletti rossi” ci sarà ancora una volta l'Argentina, 28 anni dopo, capitanata dall'erede del pibe de oro, Leo Messi.
Nell' 86 la decise una doppietta di Diego, chissà che sabato il destino non mescoli le carte….

 

IL MATCH – I diavoli rossi partono subito forte: non passa neanche un minuto, e Origi si divora il gol del vantaggio, facendosi ipnotizzare da Howard.
Gli statunitensi giocano di rimessa, lasciando al Belgio la possibilità di gestire il pallone, pronti a mordere alla prima occasione utile.
Nonostante le premesse, la partita è molto tattica e sono poche le conclusioni a rete nei primi 45'. Il Belgio chiude gli americani nella loro metà campo, in una sorta di Fort Apache dei giorni nostri. Il fortino a stelle strisce, però, tiene botta e gli uomini di Klinsmann riescono a superare il primo tempo indenni.
Nella ripresa l'offensiva belga diventa un vero e proprio assedio. Solo la traversa, su tiro di Origi, e un Howard in grande spolvero, impediscono al Belgio di passare in vantaggio prima dello scadere dei 90 minuti regolamentari.
Gli U.S.A. , in una delle rare incursioni d'attacco, rischiano addirittura di segnare il gol beffa, ma al 92° Wondolowski cicca clamorosamente, a tu per tu con Howard, il pallone che poteva spedire gli Stati Uniti dritti in paradiso.
Si va ai supplementari e l'assalto continua. Il gol è nell'aria e Lukaku, appena subentrato ad un ottimo Origi, spacca in due la partita. Il panzer di origine congolese, se ne va di fisico sulla corsia di destra e serve De Bruyne al centro dell'area; il centrocampista, di proprietà del Chelsea, salta un uomo e incrocia il tiro: nulla da fare per Howard. Il Belgio è in vantaggio.
Lukaku pochi minuti dopo passa in proprio e insacca con un potente sinistro il gol del raddoppio.
Gli U.S.A. però non mollano e , al 107°, trovano con un preciso colpo al volo di Green, il gol che accorcia le distanze.
Nel finale gli statunitensi vanno anche vicini al pari, se non fosse per uno strepitoso Courtois, che si oppone magnificamente ad un tentativo da distanza ravvicinata di Dempsey.
I diavoli rossi tengono e passano, nel tripudio generale, ai quarti di finale, alla ricerca di una vendetta attesa 28 lunghi anni.