Risultato di altissimo valore per la Lazio, che nell’andata dei quarti di finale di Europa League ha la meglio sul Red Bull Salisburgo per 4-2: due volte in vantaggio e due volte ripresa, ma Felipe Anderson e Ciro Immobile spaccano la partita nel giro di due minuti.
Un poker che vale tantissimo. La Lazio non può certo dirsi indirizzata verso le semifinali di Europa League, ma questo successo è di importanza capitale per avvicinarsi a un risultato che il club biancoceleste aspetta a livello europeo dalla stagione 2002-2003. Una partita sensazionale quella della squadra di Simone Inzaghi, soprattutto per il ritmo tenuto nel secondo tempo dove ha ritrovato quelle energie nervose che le erano state tolte al 28′, quando l’arbitro rumeno Ovidiu Haţegan è stato mal consigliato dall’addizionale (ennesima dimostrazione al presidente dell’UEFA Čeferin di come serva il VAR, nonostante proprio i biancocelesti siano i più contrari in Italia) e ha assegnato un calcio di rigore più che discutibile. Due gol subiti in casa non sono certo il miglior viatico per il ritorno, ma va detto che il Red Bull Salisburgo era imbattuto dal 27 agosto (poi ventitré vittorie e dodici pareggi) e non aveva mai perso in campo internazionale in questa stagione, uscendo dalla Champions League solo per due pareggi. Gli austriaci hanno dimostrato di non essere capitati a questo punto del torneo per caso, ma c’è stata una lacuna evidente nella zona centrale, con troppi spazi lasciati agli avversari: è su questi che la Lazio ha costruito la sua vittoria, perché tutti e quattro i gol sono arrivati o con scarico dalla fascia verso il centro (bellissimo il colpo di tacco di Marco Parolo) o con una progressione in mezzo, quella fantastica di Felipe Anderson al 74′ per rimettere i suoi avanti subito dopo il 2-2 di Takumi Minamino, pure lui subentrato. Il brasiliano ha spaccato la situazione in maniera determinante, un subentro strepitoso perché ha mandato in tilt la difesa e in questo ne ha beneficiato pure Ciro Immobile, che due minuti dopo ha firmato la quarta marcatura di squadra (la numero centosei in stagione, a tre dal record assoluto del 1999-2000) che potrebbe fare tutta la differenza del mondo fra una settimana in Austria.
PRIMO TEMPO
Lazio in vantaggio alla prima azione: all’8’ apertura sulla destra per Basta e cross basso verso Immobile, il centravanti liscia ma fortunatamente per lui dietro c’è Senad Lulić che con un destro rasoterra incrocia in rete. Subito in gol il capitano bosniaco, al rientro dopo un infortunio. Appena si riprende a giocare il Red Bull Salisburgo prova l’immediata reazione, con un lancio lungo per il destro al volo di Gulbrandsen sul fondo, poi la Lazio gestisce bene la situazione e non succede molto fino al 28’, quando su un innocuo cross da destra pure lungo Basta sbraccia su Dabbur cercando di prendere posizione e secondo l’addizionale è fallo. Calcio di rigore per il Red Bull Salisburgo molto contestato, perché il movimento di Basta è sospetto ma allo stesso tempo troppo leggero e Dabbur fa molta scena toccandosi la faccia dove non era stato colpito. Ci vogliono due minuti per la battuta ma Valon Berisha è freddissimo e spiazza Strakosha, 1-1. La partita esplode soprattutto a livello nervoso, con la Lazio che si riporta in avanti e chiede due volte un rigore (troppo poco anche qui, ma dei minimi contatti c’erano e visto il metro di giudizio…), mentre gli austriaci si mettono in mostra al 36’ con una punizione respinta per un bel destro di Haidara sul fondo. Finale di tempo più per la Lazio, al 38’ imbucata per Immobile che si ostacola con Milinković-Savić ed è proprio quest’ultimo a tirare trovando la deviazione di Ramalho, al 44’ grande giocata di Lulić sulla sinistra con rientro e cross di destro per il serbo che solissimo sul secondo palo di testa manda sul fondo divorandosi il 2-1. Si va al riposo con tantissime proteste e i fischi del pubblico, perché l’arbitro lascia proseguire su un contatto fra Luis Alberto e André Ramalho in area, qui però è lo spagnolo a cercare il brasiliano.
SECONDO TEMPO
Così come nel primo tempo la Lazio colpisce immediatamente: al 49’ discesa centrale di Lulić e apertura sulla destra per Luis Alberto, cross basso per Marco Parolo che solissimo di tacco mette dentro. Una prodezza del centrocampista e la squadra di Simone Inzaghi (oggi quarantadue anni, miglior compleanno non poteva chiedere) rimette la testa davanti sfruttando un ottimo avvio, perfetto l’atteggiamento che potrebbe anche portare a qualcosa di più se non fosse che l’assistente segnala un fuorigioco inesistente di Immobile lanciato a rete. Gli ospiti si fanno vedere con un tiro di Ulmer bloccato in due tempi da Strakosha, mentre dall’altra parte Luis Alberto ha una buona occasione e la sciupa tirando centralmente addosso a Walke. Il primo cambio del Red Bull Salisburgo è decisivo: fuori Gulbrandsen, generoso ma mai incisivo, e dentro Takumi Minamino che tempo un minuto e raccoglie un inserimento in area di Dabbur facendo 2-2 col destro. Gelato l’Olimpico dal giapponese appena entrato, era stato determinante già nell’andata dei sedicesimi contro la Real Sociedad pareggiando in pieno recupero. Due cambi li ha però fatti anche la Lazio al 65’, e uno di questi risponde alla grande: è Felipe Anderson, che al 74’ riceve palla da Milinković-Savić poco oltre il centrocampo e parte in progressione a velocità supersonica, lasciandone tre sul posto e piazzando alle spalle di Walke il terzo vantaggio biancoceleste. Un gol fenomenale quello del brasiliano, strepitoso soprattutto per la facilità con cui ha lasciato sul posto gli avversari andando quasi a velocità doppia. Lazio adesso in fiducia e Red Bull Salisburgo scottato, Immobile al 76’ in mezzo a due riesce a calciare ma debole e Walke blocca, tuttavia pochi secondi dopo Dabbur si fa fregare palla da Lucas Leiva che avanza fin dentro l’area di rigore e serve proprio Ciro Immobile per il destro sotto le gambe che manda in delirio gli oltre quarantamila spettatori dell’Olimpico. Mancava solo il sigillo del centravanti, suo settimo in coppa, e fondamentale poker che potrebbe pure essere più rotondo nel finale, all’83’ apertura per Parolo sulla destra e cross sul secondo palo dove Immobile riesce a schiacciare di testa con Walke che si salva in corner, all’86’ altro contropiede a difesa scoperta e traversone per il subentrato Caicedo la cui incornata è respinta di testa da Walke, nel primo dei tre minuti di recupero ci prova pure Patric e il suo destro esce di pochissimo.
Fra una settimana esatta, giovedì 12 alle ore 21.05, si gioca a campi invertiti e la Lazio può anche “permettersi” di perdere con un gol di scarto per passare. Intanto però c’è il campionato che chiama e una rincorsa al quarto posto che non può certo passare in secondo piano (ma Simone Inzaghi anche con le scelte di stasera ha dimostrato di non voler fare turnover e di giocarsela fino in fondo in entrambe le competizioni), domenica alle 18 trasferta a Udine.
IL TABELLINO
Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Luiz Felipe, de Vrij, Radu; Basta (65’ Patric), Parolo, Lucas Leiva, Milinković-Savić, Lulić; Luis Alberto (65’ Felipe Anderson); Immobile (85’ Caicedo). Allenatore: Inzaghi
Red Bull Salisburgo (4-3-1-2): Walke; Lainer, André Ramalho, Ćaleta-Car, Ulmer; Haidara (82’ Wolf), Samassékou, V. Berisha; Schlager; Gulbrandsen (70’ Minamino), Dabbur. Allenatore: Rose
Arbitro: Ovidiu Haţegan della federazione rumena (Şovre – Gheorghe; Ghinguleac; Kovács – Colţescu)
Reti: 8’ Lulić, 30’ rig. V. Berisha (S), 49’ Parolo, 71’ Minamino (S), 74’ Felipe Anderson, 76’ Immobile
Ammoniti: Basta, Lulić, Parolo (L), Samassékou (S)
[Immagine presa da twitter.com]

