Road to Wembley: -3. Presentazione delle finaliste: ecco il Borussia Dortmund

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Tre giorni alla finalissima di Champions League: dopo la presentazione di ieri del Bayern Monaco (vedi articolo) oggi è il turno del Borussia Dortmund, squadra arrivata in finale per la seconda volta nella sua storia dopo quella del 1997 vinta 3-1 proprio a Monaco, all’Olympiastadion, contro la Juventus.

 

Dopo aver dominato la Bundesliga nelle ultime due stagioni il BvB è stato costretto ad abdicare a causa della strepitosa campagna nazionale del Bayern, ma potrà vendicarsi sabato a Londra nel derby tedesco. In campionato la formazione allenata da Jürgen Klopp è arrivata seconda a quota sessantasei punti, ben venticinque in meno dei bavaresi, curiosamente divisi in maniera uguale tra casa e trasferta. Il divario è stato fatto più che altro nella prima parte di stagione con una serie eccessiva di pareggi, ma a conti fatti il fatto di aver leggermente trascurato il campionato per avere la meglio in Europa non è da disprezzare, soprattutto perché in Champions i gialloneri hanno mostrato quel gioco fantastico che è diventato il loro marchio di fabbrica.

Il cammino in Europa

Gli uomini di Klopp sono stati inclusi nel Gruppo D, il cosiddetto “gruppo della morte”, assieme ad Ajax, Manchester City e Real Madrid, ossia i campioni di Eredivisie, Premier League e Liga. Sulla carta dovevano essere dietro a Citizens e Merengues nelle gerarchie, ma sul campo non solo hanno superato il turno con una giornata di anticipo, ma hanno vinto il girone e chiuso imbattuti senza mai finire sotto nel punteggio. Dopo la vittoria sofferta all’esordio contro l’Ajax, 1-0 con gol di Lewandowski nel finale, sono arrivate cinque esibizioni praticamente perfette, partendo dall’1-1 dell’Etihad con il City salvato da una serie infinita di miracoli di Joe Hart per poi proseguire con la doppia sfida contro il Real Madrid, battuto 2-1 al Westfalenstadion e costretto al 2-2 al Santiago Bernabéu (con i gialloneri due volte in vantaggio e due volte rimontati, il pari finale a causa di un grave errore di Weidenfeller dopo che anche lì il Borussia Dortmund aveva dominato), prima del facile successo ad Amsterdam (1-4) che ha dato la certezza della qualificazione e del primo posto con un turno d’anticipo, tanto che nell’ultima partita hanno giocato tante seconde linee ma è arrivato comunque il successo, 1-0 sul Manchester City. Agli ottavi l’ostacolo è stato lo Shakhtar Donetsk, altra squadra che nella prima fase aveva fatto vedere grandi cose, alla Donbass Arena è arrivato un pareggio sofferto per 2-2, raggiunto in extremis con rete di Mats Hummels dopo che gli ucraini erano andati due volte sopra, poi nella gara di ritorno in Germania non c’è stata partita e il BvB si è imposto per 3-0. Ai quarti tecnicamente doveva esserci un avversario abbordabile, il Málaga di Manuel Pellegrini, ma la sfida è stata infinitamente più difficile del previsto, sia perché in Spagna Götze si è divorato tre occasioni nitide da gol che hanno pesato non poco sullo 0-0 finale sia perché al ritorno gli spagnoli erano in vantaggio per 2-1 al 90′, prima dell’incredibile rimonta firmata Reus e Felipe Santana nel giro di settanta secondi fra il 91′ e il 92′ che è valsa la semifinale. L’ultimo passo prima di Wembley è stato rappresentato dal Real Madrid, e a Dortmund è andata in scena una strepitosa lezione di calcio: 4-1 alla squadra di José Mourinho con poker di uno scatenato Robert Lewandowski. Al Bernabéu si è sfiorata la remuntada, perché dopo una serie di palle gol sciupate da tutte e due le parti il Real ha segnato prima con Benzema e poi con Sergio Ramos rendendo infuocati gli ultimi minuti che però non hanno ulteriormente cambiato il 2-0: nonostante sia arrivata la prima sconfitta nella competizione il Borussia Dortmund ha potuto festeggiare la qualificazione alla finale.

Punti di forza e punti deboli

Detto che il vero punto di forza del Borussia Dortmund è il gruppo (e in questo senso conta tantissimo il meraviglioso lavoro di Jürgen Klopp, uno dei migliori tecnici al mondo) ci sono tanti giocatori che possono fare la differenza in questa squadra. La cessione di Kagawa, passato dodici mesi fa al Manchester United, è stata sopperita ampiamente dall’innesto di Marco Reus, fenomenale nel 4-2-3-1 dove davanti a Roman Weidenfeller si posiziona una difesa di altissimo livello quasi sempre formata da Lukasz Piszczek e Marcel Schmelzer sugli esterni e da Mats Hummels e Neven Subotic in mezzo, una delle coppie centrali migliori d’Europa; a centrocampo nei due davanti alla difesa si è imposto Ilkay Gündogan, turco naturalizzato tedesco arrivato dal Norimberga e autore di una grandissima seconda parte di stagione (accanto a lui di solito gioca uno fra Sven Bender, Sebastian Kehl e il rientrante Nuri Sahin), in attacco a supporto dell’unica punta Robert Lewandowski agisce il super trio formato da Mario Götze (’92), Marco Reus (’89) più uno tra Kevin Grosskreutz (’88) e Jakub “Kuba” Blaszczykowski (’85 e di fatto uno dei meno giovani in rosa). Proprio nei tre dietro il bomber polacco si può individuare l’unico vero punto debole, perché Mario Götze nel ritorno al Bernabéu ha accusato un problema fisico che si è riacutizzato proprio nelle ultime ore, rendendolo così indisponibile per la finalissima contro quella che tra quaranta giorni diventerà ufficialmente la sua nuova squadra.

Tante squadre quest’anno si sono dovute arrendere al Bayern Monaco di Heynckes, perdendo anche nettmente come nel caso del Barcellona, ma il Borussia Dortmund, sia per i precedenti favorevoli sia per la grande conoscenza dell’avversario dovuta ai numerosi duelli fra Bundesliga e DFB Pokal, non arriverà impreparato all’appuntamento più importante dell’anno, e chissà che sabato sera non siano proprio i gialloneri ad alzare la coppa sotto l’arco di Wembley.