C’era poco da sperare per la Juventus dentro l’urna di Nyon, nella quale faceva compagnia alle tre squadre più forti d’Europa: la mano di Riedle ha spedito i bianconeri al Santiago Bernabéu.
Barcellona, Bayern o Real: queste le tre alternative per la Juventus in vista della semifinale di Champions League. Dopo due sorteggi decisamente favorevoli, stavolta non c’era molto da guardare la tv per i tifosi juventini che dovevano solo aspettare e vedere per dove preparare la grande trasferta.
Per la Juventus sono ricordi agrodolci quelli con i Blancos in Champions League in era recente. Se nel 1996 i goal di Del Piero e Padovano ribaltarono la sconfitta di Madrid e lanciarono la squadra di Lippi verso la storica notte di Roma, due anni dopo fu Mijatovic a far piangere il popolo bianconero nella finale di Amsterdam. Così come nel 2003 quando, nella trionfale semifinale di ritorno a Torino, il Real di Del Bosque cadde sotto i colpi di Trezeguet, di Del Piero e di Nedved che misero la Juve sull’aereo per Manchester dal quale, però, tornò senza la coppa, volata a Milano tra le mani di Ancelotti, guardacaso comandante di questo Real Madrid. Il goal di Zalayeta ai supplementari illuse la Juve di Capello nel 2005, che poi si fermò il turno dopo contro quel Liverpool che, nella fantascientifica finale di Istanbul, strappò la coppa proprio dalle mani di Ancelotti. Poi solo due doppi confronti ai gironi tra le due squadre: nel 2008/2009 la Juve fece il colpaccio in casa e in trasferta, con la bellissima standing ovation riservata da tutto il Bernabéu ad Alex Del Piero, privilegio che in pochi possono raccontare, mentre nel 2013/2014 uscì sconfitta da Madrid, in una partita ricordata perlopiù per il comico tuffo di Vidal, mentre strappò un punto allo Juventus Stadium con il rigore proprio di Vidal e il colpo di testa di Llorente nel due a due finale.
Sulla rosa del Real Madrid non c’è molto da dire che non sia stato già detto e ridetto. L’unica cosa che ancora si può far parlare sono i numeri: nella bacheca europea di Ancelotti ci sono tre Champions League e tre Supercoppe, con un’esperienza di 136 panchine in Champions League e una media, sintetizzando, di due vittorie ogni tre partite; in quella di Cristiano Ronaldo ci sono due Champions e due Supercoppe, tralasciando i tre Palloni d’oro, oltre a tre titoli di Pichichi della Champions League. Ma ciò che lascia più a bocca aperta sono questi numeri: 113 presenze in Champions League, 78 goal e una media di un centro ogni 128 minuti dal lontano primo di ottobre 2003, data dell’esordio in Champions League, quella vera con la musichetta. Attorno a CR7, il supporting cast dei Blancos, ragazzi che sulla schiena hanno scritto Casillas, Sergio Ramos, Marcelo, Kroos, Modric, James, Bale, Benzema, oltre a qualche altro campione tra campo e panchina.
Per tutti questi motivi, dire che la Juve abbia preso l’avversario migliore dei tre è un tantino azzardato. Anche perché si parla sempre dei campioni d’Europa e del mondo in carica, di una squadra che, secondo Transfermarkt, ha un valore economico della rosa tre volte superiore a quello della Juve e soprattutto perché, mai come quest’anno, ha dimostrato di saper soffrire: sia agli ottavi con lo Schalke 04, quando ha rischiato fino all’ultimo minuto la figuraccia, sia ai quarti con l’Atlético, contro il quale quest’anno non aveva mai vinto, riuscendo a spuntarla a due minuti dalla fine con l’uomo che non ti aspetti, El Chicharito Hernández, bomber di scorta di Ancelotti, altro dato che dimostra l’ampiezza della rosa a sua disposizione. Infine perché il Real, per la terza volta di fila, ha il ritorno in casa, ma forse è proprio questo il dato più confortante per Allegri: il ritorno in trasferta ha portato alle notti di Dortmund e di Montecarlo, le due più trionfali di questa grandissima stagione bianconera.
[Immagine da www.uefa.com]

