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Il 17 maggio diventa la data della storia per l'Atlético Madrid: l'anno scorso vinse la Copa del Rey in finale contro il Real Madrid, quest'anno ha vinto la Liga, che non vinceva dal 1996, dopo l'1-1 nello "spareggio" in casa del Barcellona.

 

Trionfo scritto? Nemmeno per idea. È vero che l'Atlético Madrid è stata di gran lunga la migliore squadra della Liga 2013-2014, ma tutto quanto di buono era stato fatto vedere per trentacinque giornate stava quasi per svanire all'ultima curva. La sconfitta, più che inattesa, a Valencia contro il Levante per 2-0 dello scorso 4 maggio e il pareggio per 1-1 di sette giorni fa al Vicente Calderón contro il Málaga avevano rimesso in bilico il campionato spagnolo più equilibrato degli ultimi anni, con il Real Madrid fuori dai giochi per colpe proprie (i pari contro Valencia e Valladolid nel giro di pochi giorni) e il Barcellona del Tata Martino (da oggi non più l'allenatore del club catalano) nuovamente in corsa dopo una stagione estremamente difficile, non solo per quanto successo in campo. La partita del Camp Nou, ultimo atto di un torneo intensissimo, si è caricata di infiniti significati, ed è stata la degna conclusione di una Liga spettacolare, assegnata dopo dieci anni a una squadra diversa dal duo Barça-Real (nel 2004 vinse il Valencia). All'Atleti bastava un punto e quello è arrivato, ma per festeggiare con i pochissimi tifosi colchoneros arrivati dalla capitale (soltanto 447 e sistemati nel punto più alto dello stadio) c'è voluta praticamente un impresa: il primo tempo è stato uno shock per i biancorossi, con gli infortuni in serie di Diego Costa, altro problema muscolare che potrebbe toglierlo dalla finale di Champions League, e Arda Turan, messo definitivamente KO dopo uno scontro fortuito, e soprattutto il vantaggio blaugrana firmato da una prodezza sensazionale di Alexis Sánchez, un destro perfetto passato nell'unico pertugio possibile tra il palo e Courtois. All'intervallo il Barça era campione, ma c'erano ancora da giocare quarantacinque minuti: pronti via e David Villa colpisce il palo, è un segnale interpretabile o come giornata stregata o come svolta della partita. L'interpretazione giusta è la seconda, perché dopo poco più di quattro minuti dall'inizio della ripresa l'Atlético Madrid colpisce con il suo principale marchio di fabbrica della stagione: gol di testa su calcio piazzato, lo realizza il centrale uruguayano Diego Godín salendo in cielo per andare a prendere il corner e impallinare il pessimo Pinto. Esplosione di gioia nella panchina rojiblanca, ma ci sono ancora da giocare quaranta interminabili minuti più recupero, a Lionel Messi (forse il peggiore in campo e clamorosamente fischiato da una parte del Camp Nou per la sua partita fiacca) viene annullato un gol per fuorigioco quando in realtà l'ultimo tocco era stato di Juanfran, Courtois a dieci minuti dalla fine tiene in corsa i suoi alzando un pallone in calcio d'angolo, sull'ultimo pallone del campionato sale persino Pinto ma la difesa dell'Atlético fa muro e quando Mateu Lahoz fischia la fine parte la festa di Simeone e dei suoi, seppur senza il trofeo che verrà consegnato alla prima giornata della prossima stagione. Spettacolari le scene sul terreno del Camp Nou, con il Cholo che si complimenta con il pubblico rivale e ottiene in cambio un applauso che dalle nostre parti suonerebbe alquanto insolito, per l'Atlético Madrid si tratta della decima vittoria nella Liga spagnola, la prima nel terzo millennio visto che non festeggiava dal 1996, quando Simeone era il perno del centrocampo. Quell'anno arrivò il doblete con la vittoria in Copa del Rey, che non sia l'anno buono per ripetersi con un'altra coppa?

[Immagine presa da as.com]