29 maggio 1968. George Best era in cima al mondo. Le mani su quella coppa dalle grande orecchie, sogno di ogni bambino che mette per la prima volta un paio di scarpini. Sicuramente il punto più alto della carriera sportiva di Best. Ma anche il punto di non ritorno. Negli spogliatoi l’ entusiasmo era alle stelle, lo Champagne scorreva a fiumi, le briglie vennero sciolte e i giocatori si diedero alla pazza gioia, comprensibilmente data una vittoria così importante. George non si tirò indietro e bicchiere dopo bicchiere perse ogni percezione sensoriale, tanto da dichiarare in seguito di non ricordarsi niente, da quando è entrato negli spogliatoi fino alla mattina seguente. Nemmeno del rinfresco organizzato quella stessa sera per commemorare la vittoria, nonostante molti compagni ebbero testimoniato la sua presenza.

 

Al risveglio i postumi della sbornia vennero subito scansati lasciando il posto alle formidabili gesta di Wembley. La vita austera, gli sforzi, i sacrifici vennero tutti ripagati con quella vittoria. Era il momento di concedersi un po’ di svago, era il momento di godersi il successo. Trascorse la vacanze estive a Palma de Mallorca, tra feste, alcol e donne. Era diventato un icona e non solo calcistica. I modi di fare, di essere, di vivere incarnavano i precetti della rivoluzione culturale che cavalcò gli anni 60 e 70, elevandolo allo stato di sex simbol. Era considerato una vera e propria rockstar. A lui questa vita non dispiaceva affatto, anzi una volta tornato a Manchester non rinunciò ai suoi eccessi; donne e alcol diventavano una passione sempre più irrinunciabile, ma l’ allenatore paterno Busby riuscì a tenere in riga il ragazzo. Il Manchester non disputò una buona stagione, terminò con zero trofei, un ottavo posto in campionato e la sconfitta nella finale di coppa Intercontinentale; al contrario non poté lamentarsi Best, autore di 22 gol, che ricevette il pallone d’oro. Nella stagione 1969/70 Busby decise di lasciare la panchina dello United. Fu un durò colpo per Best perdere la propria guida dentro ma anche fuori dal campo. La stagione dei Red Devils non partì nel migliore dei modi e ciò ebbe ripercussioni sul talento di Belfast che decise di affogare le delusioni di campionato con i piaceri della vita mondana. La movida lo attraeva più degli allenamenti ai quali a volte si presentava in condizioni non ottimali. Ma in partita continuava a fare quello che voleva con il pallone tra i piedi tanto che i 23 gol della stagione fecero chiudere un occhio ai dirigenti dello United riguardo i comportamenti poco professionali del suo campione. La nuova stagione si aprì nello stesso modo della precedente: risultati negativi in campionato e consolazione a base di champagne e top model. Tuttavia gli eccessi superarono i limiti: agli allenamenti si presentava insonne, sbronzo o non ci si presentava per niente. Le lamentele dei senatori della squadra, in primis Bobby Chaltron, costrinsero lo United a prendere provvedimenti, mettendolo fuori rosa per due settimane dopo che, in compagnia di una celebre attrice, si scordò della trasferta di Londra. Best era uno spirito ribelle, non prendeva ordini da nessuno e le continue punizioni della dirigenza erano inutili. Nello stesso anno saltò per un intera settimana gli allenamenti per stare con Miss Inghilterra. Eppure lui era George Best, per certi campioni non servono gli allenamenti, il talento ce l’ hai nel sangue. Nella stagione 1970/71 segnò 22 gol laureandosi capocannoniere, titolo riconfermato l’ anno seguente con 27 gol, a cui ci si aggiunge il premio come miglior assist-man. Nonostante questo il Manchester naviga nelle zone di mezza classifica a dimostrazione che, contrariamente a quanto sostenevano Chaltron e compagni, il problema non era Best. Anzi, lo United restava a galla grazie a Best. Quando nel 74 il nordirlandese fu messo fuori rosa per i continui problemi disciplinari, i Red Devils sprofondarono; quando lo richiamarono fu troppo tardi, il Manchester United retrocesse in Championship dopo aver perso il derby con i cugini del City. Fu l’ ultima stagione di Best con la maglia rossa, una maglia che gli ha dato tanto e a cui lui ha dato tanto, ma la decisione di separarsi fu inevitabile. I provvedimenti, le squalifiche, le sospensioni, le critiche, elementi discordanti per uno che vede il calcio solo come passione, gioia, divertimento. A 28 anni George Best diede addio al Manchester United.
La lista delle squadre che lo voleva nelle proprie fila era infinita; lui scelse l’ America, Los Angeles. Li poteva fare quello che più gli piaceva: fare feste, bere, andare a donne e soprattutto senza ripercussioni sulla sua più grande passione: giocare a calcio. A nessuno importava di quello che aveva fatto la sera prima, se non si era allenato, quante bottiglie aveva bevuto; l’ unica cosa che contava era il poter vedere George Best giocare a calcio. Nonostante tutto era una gioia per gli occhi. Tutti  volevano vederlo giocare sul proprio campo, ad ogni costo, nel vero senso della parola. Molte furono le squadre che ingaggiarono il talento di Belfast, anche solo per una partita, offrendogli contratti onerosi. Alcuni non se lo potevano permettere, ma i tifosi erano disposti a pagare qualsiasi cifra fosse il biglietto solo per poter dire “ho visto giocare George Best”. George girò molte squadre in Irlanda, Scozia e Inghilterra, anche in serie minori e in ogni stadio si registrava il tutto esaurito. L’ impressione di quegli anni è che si fosse davanti al più grande di tutti i tempi, anche più di Pelè che ammise la superiorità del nordirlandese il quale rispose con sfrontatezza “If I’d been born ugly, you’d never have heard of Pele” (Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé). E rimane il pensiero di molti: se Best avesse pensato solo al pallone sarebbe stato il numero uno della storia. Ma George è contento della sua carriera, non potrebbe essere altrimenti, una vita vissuta senza rimpianti; d’ altronde come può avere rimorsi uno che dichiara “I do not knowif it’s bettertoscoreLiverpoolor go to bedwithMiss World, luckily Idid not have tochoose” (Non so se è meglio segnare al Liverpool o andare a letto con miss mondo, meno male che io non ho dovuto scegliere)? O forse si “I used to go missing a lot: Miss Canada, Miss United Kingdom..” (Alcune cose me le sono lasciate sfuggire: Miss Canada, Miss Regno Unito..). Best ironizza sulle sue passioni extracalcistiche: “In 1969 I gave up women and alcohol – it was the worst 20 minutes of my life” (Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcol. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita); ma, mentre le donne sono state un piacere senza controindicazioni, non si può dire altrettanto dell’ alcol. Con l’ abbandono dai campi di calcio avvenuto ufficialmente nel 1984 all’ età di 38 anni, le vuote giornate di Best venivano riempite sugli sgabelli dei bar a sorseggiare drink a cui man mano non riusciva più a dire di no. E più beveva più aumentavano i problemi, con la legge, con la società, con la famiglia. E più aumentavano i problemi più beveva, considerando l’ alcol come il rifugio dalle continue problematiche e non come la causa scatenante. La situazione peggiorò. Né gli psicologi, né l’ astinenza forzata, né le capsule di Antabuse nello stomaco riuscirono a farlo smettere. Per la prima volta nella sua vita Best non riuscì a dribblare l’ avversario, non riuscì a divincolarsi da questa strenua marcatura e il 25 novembre 2005 dopo numerosi ricoveri e un trapianto di fegato dovette arrendersi al suo nemico, perdendo la partita più importante. Ai suoi funerali era presente mezzo milione di persone a rendere omaggio a uno dei più grandi personaggi che la storia del calcio e non solo ci ha dato. Il pensiero di chi l’ ha visto giocare è riassunto nella frase di un giornalista inglese che scrive: Ci sono due modi per ricordare George Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento; la seconda vi porterà gioia, un’incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta.  Pelè..good, Maradona..better, George..Best!