Romantico. Ho deciso di utilizzare questo aggettivo perche, nell’ arco della storia, alcuni calciatori sono stati dei veri e propri artisti che hanno fatto innamorare intere generazioni di questo splendido gioco, nel campo disegnando capolavori con il pallone, e nella vita rendendosi protagonisti di intricati romanzi. In questa nuova rubrica verranno raccontati quei giocatori genio e sregolatezza, in campo e non solo, che hanno fatto, fanno e faranno incantare milioni di tifosi.

 

Come si può iniziare questa rubrica se non con colui che ha impersonificato al meglio la definizione genio e sregolatezza su un campo di calcio: George Best. Probabilmente il più gran talento incompiuto della storia. Incompiuto si fa per dire: in Irlanda del Nord è un eroe nazionale, gli hanno dedicato l’ aereoporto di Belfast e la rappresentazione sulle banconote da cinque sterline; a Manchester è una leggenda che, grazie alle sue magie, le sue giocate, i suoi gol (181 con la maglia dei Red Devils), le sue scorribande sulla fascia, i suoi assist, ha portato nella bacheca dello United un FA Cup, due Premiership, due Community Shield e una Coppa Campioni, oltre a numerosi premi personali come Pallone d’oro, miglior giocatore dell’ anno, capocannoniere e migliore assist-man; in tutto il mondo è un mito di cui ancora si tramandano le gesta. Tuttavia George Best ha smesso di fare l’ atleta ad appena ventidue anni compiuti; si proprio così a soli ventidue anni, precisamente il 29 maggio 1968 con la vittoria della Coppa Campioni.
Ma andiamo per gradi e facciamo un passo indietro. Best nasce a Belfast il 22 maggio 1946 in un ambiente povero e difficile. Fin da piccolo il pallone è stato il suo migliore amico; lo portava sempre con se, pronto per poterci giocare, per strada, nel fango, sotto la pioggia, non gli importava, gli bastava il suo pallone. E dimostrava di avere talento. Tanto. I ragazzi della sua età non erano all’ altezza, troppo forte per loro; ma neanche quelli con qualche anno in piu riuscivano a tenergli testa; quel ragazzino dal fisico minuto era imprendibile e faceva ammattire i suoi marcatori. A soli 15 anni disputò una partita contro avversari che avevano tre anni più di lui, segnò due gol e vinse la partita sotto gli occhi dell’ osservatore del Manchester United Bob Bishop che entusiasta lo segnalò al manager della squadra Matt Busby definendolo un piccolo genio. George si trasferisce a Manchester e dopo un breve periodo di difficoltà dato soprattutto dalla nostalgia di casa, riesce a ambientarsi nel migliore dei modi. Il calcio è tutto per Best, gli allenamenti sono il suo pane quotidiano; gli sforzi fatti vengono ripagati il 14 settembre 1963, quando a soli 17 anni esordisce in prima squadra durante una partita di Premier League contro il West Bromwich Albion. Il 28 dicembre dello stesso anno sigla il suo primo gol tra i professionisti in FA Cup contro il Burnley. Al termine della sua prima stagione da professionista colleziona 26 presenze e 6 reti. È nata una stella.
La stagione seguente, a soli diciotto anni, diventa titolare e il Manchester vince il campionato. I tifosi dello United impazziscono per lui, ma la consacrazione mondiale avviene il 9 marzo 1966, quando i Red Devils sconfiggono nei quarti finali di Coppa dei Campioni i fuoriclasse del Benfica guidati da Eusebio grazie a una doppietta del ragazzo di Belfast. Il mondo intero va fuori di testa: la classe, la velocità, i dribbling, le giocate, i gol, la grinta avevano lasciato senza fiato gli spettatori. Aggiungiamoci quel suo fare da ribelle, cavalcando l’ onda anticonformista che si stava diffondendo in Gran Bretagna e portandola dentro un campo di calcio: i capelli al vento, le basette fino al mento, la maglietta fuori i pantaloncini. Ecco il giusto cocktail per il nuovo idolo delle folle. I media portoghesi lo definirono “O quinto beatle”, paragonandolo ai quattro ragazzi di Liverpool che stavano rivoluzionando il mondo della musica e non solo. Le agenzie pubblicitarie se lo litigavano per averlo come testimonial. I fan invadevano il campo d’ allenamento per un suo autografo. Ma George rimase con i piedi per terra. Lui pensava solo al calcio. Era un professionista modello: non usciva la sera, non beveva alcol nonostante nello spogliatoio fosse ormai un abitudine quella di farsi un goccettino prima della partita e, data la sua timidezza, non aveva molta confidenza con il sesso femminile. Sembrerebbe una blasfemia fare tali dichiarazioni su chi ha adottato come stile di vita il motto “I spent a lot of money on booze, birds and fast cars. The rest I just squandered” (Ho speso molti soldi per alcol, ragazze e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato). Eppure il giovane Best era così, aveva solo il pallone nella testa. Partita dopo partita il campione si affermava sempre di più. Nel ’67 lo United vinse nuovamente il campionato. Nel 1968 George Best fu il protagonista di una stagione storica. Il campionato venne dominato per la gran parte della sua durata dallo United, fino alla terz’ultima giornata dove subirono il sorpasso dei cugini del City che alla fine conquistarono il titolo. Poco male per Best e co che si renderanno protagonisti di una fantastica cavalcata in Coppa Campioni fino ad arrivare alla finale del 29 maggio contro il Benfica. Ancora una volta Manchester-Benfica, ancora una volta Best-Eusebio. Quella partita che due anni prima aveva consacrato il giovane di Belfast, ora poteva elevarlo all’ olimpo del calcio. Davanti ai novantaduemila di Wembley il primo tempo si concluse sull’ 1 a 1. A dieci minuti del primo tempo supplementare la magia: palla in profondità per Best, tunnel sull’ ultimo difensore, dribbling sul portiere, porta spalancata e palla in rete. Il delirio. Dopo questo gol lo United ne siglò altri due per il finale 4 a 1. Per la prima volta nella propria storia il Manchester era il sul tetto d’ Europa e Best sul tetto del mondo.