Donadoni, Iachini e Mazzarri: quest’anno l’esonero non va più di moda

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Dato in controtendenza nell’attuale Serie A: dopo undici giornate di campionato soltanto un allenatore è stato esonerato, con Eugenio Corini rimpiazzato da Rolando Maran alla guida del Chievo. Iachini, Mazzarri e Donadoni per ora reggono.

 

La Serie A non è più la terra dei cambi in panchina. Sembrano infatti finiti i tempi in cui bastavano un paio di risultati negativi per mettere in discussione un allenatore, cosa che fino a non molto tempo fa avveniva con frequenza, adesso i presidenti si scoprono più pazienti nei confronti delle proprie guide tecniche e danno fiducia anche a seguito di sconfitte eclatanti. C’è stato solo un esonero in undici giornate, al Chievo, per il resto le altre società del massimo campionato italiano hanno tutte mantenuto gli allenatori di inizio stagione, e guardando i dati relativi agli anni precedenti si nota come la situazione attuale sia un’anomalia: a metà novembre 2010 gli esoneri erano tre (di cui uno, al Bologna, avvenuto addirittura prima che iniziasse la stagione), dodici mesi dopo ben sette (annata da record, qui furono ben due i cambi ad agosto, a Cagliari e Palermo), nella stagione 2012-2013 quattro e l’anno scorso tre.

Vero, quest’anno non c’è più Massimo Cellino, che da presidente del Cagliari si era guadagnato la fama di mangia-allenatori ora esportata in Inghilterra al Leeds United (vedi articolo), ma anche l’altro uomo dei record in fatto di esoneri, Maurizio Zamparini, sembra essersi un po’ ammorbidito, visto che Giuseppe Iachini regge e nelle ultime tre giornate ha persino consolidato la sua posizione con sette punti su nove e la vittoria in casa del Milan, quando invece sembrava a un passo dall’addio dopo il 3-0 di Empoli dello scorso 5 ottobre.

L’allenatore del Palermo è un caso di fiducia ripagata, altre due squadre invece hanno dato ancora una chance ai tecnici con risultati però differenti. La situazione più critica è ovviamente quella dell’Inter, dove la stragrande maggioranza dei tifosi non vorrebbe più vedere Walter Mazzarri nemmeno in figurina, né tantomeno sentire le sue infinite scuse per giustificare le mancate vittorie (ultima in ordine di tempo quella di domenica riguardante la pioggia), ma Erick Thohir per ora non vuole cambiare nonostante il nono posto in classifica, un rapporto mai nato con l’ambiente, diversi infortuni e tracolli contro avversari più deboli (l’Inter ha giocato contro nove delle undici squadre che stanno sotto di lei e ha ottenuto soltanto dodici punti su ventisette). A Parma Roberto Donadoni ha retto nonostante il 7-0 di domenica scorsa in casa della Juventus, con i gialloblù mestamente ultimi nella graduatoria con soli sei punti e a -4 dalla zona salvezza, con ventotto reti subite (la seconda peggior difesa, l’Empoli, ne ha diciannove) e una striscia di sei sconfitte consecutive interrotta dal 2-0 contro l’Inter, qui pesa anche la delicata situazione societaria con Ghirardi in difficoltà ma è evidente come il Parma sia allo sbaraglio non solo per le colpe dell’ex CT della Nazionale.

A confermare il trend c’è la decisione presa la settimana scorsa dall’Empoli, che ha rinnovato il contratto al suo allenatore Maurizio Sarri fino al 30 giugno 2017 pur venendo da tre sconfitte consecutive: i risultati immediati sono stati ottimi, perché domenica i toscani sono tornati alla vittoria battendo 2-1 la Lazio. Mantenere gli allenatori a lungo può diventare la nuova abitudine della Serie A? Una prima verifica si potrà tra un mese e mezzo, vedendo quali tra gli allenatori attualmente in carica avranno mangiato il fatidico panettone