Mihajlović, il rientro: «Bologna, 200% o fare i conti con me. Grazie a tutti»

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Siniša Mihajlović è tornato in conferenza stampa quattro mesi e mezzo dopo aver annunciato di avere la leucemia. L’allenatore del Bologna ha parlato per circa novanta minuti in maniera toccante, aggiornando sul suo stato di salute e non negandosi le critiche alla squadra per il rendimento recente.

Siniša Mihajlović ha superato il primo ciclo di cure. L’allenatore del Bologna, in conferenza stampa assieme ai medici, dopo i ringraziamenti spiega come sono andate le cure, che non sono ancora terminate (è un processo lungo) ma che hanno iniziato a dare i risultati sperati: «Dal primo momento, quando sono andato in ospedale e non sapevo nulla, ho capito che ero in buone mani. Ringrazio tutti, senza di loro questo percorso non sarebbe andato così bene. Non è così scontato trovare la cura giusta per la mia malattia. Voglio ringraziare tutte le squadre dove ho allenato, italiane e straniere, ma tutti i tifosi del Bologna e la società. Per quattro mesi ero in un’area filtrata, non mi sento un eroe. Sono stato anche stamattina in ospedale per fare un controllo, è una malattia bastarda e ci vuole molta pazienza. Mi sento di dare un messaggio a tutti quelli che stanno in ospedale: se sei forte alla fine esci fuori. La cosa positiva è che, se arrivi al trapianto, ci possono essere complicanze e tutto ma tu guarisci».

Mihajlović non è affatto contento per il rendimento del Bologna: «Vorrei che non parlaste più di Mihajlović e della leucemia ma di Mihajlović allenatore del Bologna. Sapevo che con questa mia malattia, andando avanti, avrei condizionato la squadra, la classifica, l’atteggiamento e le partite giocate. È normale, ma non volevo assolutamente che questa diventasse una scusa. Sanno quanto voglio bene allo staff e alla squadra, ma sicuramente mi sarei aspettato di più da loro. Io ho lottato ogni giorno, ho fatto forse cose che nessuno avrebbe fatto. Anche quando avevo 40° di febbre ho provato a essere presente, tramite Skype o telefonate, andando allo stadio a vedere le partite. Tutti i giorni ho fatto sacrifici per arrivare a un certo obiettivo, speravo di vedere in campo un po’ di questa forza e di questo sacrificio che ho fatto tutti i giorni. Questo non è stato così e mi dispiace, nonostante tutto vi devo dire che sono incazzato nero per i risultati, per il gioco e per l’atteggiamento. Ho parlato anche l’altro ieri con i ragazzi e da adesso in poi si deve dare il 200%. Noi adesso dobbiamo tornare alla normalità e fare punti. Sappiamo qual è la strada giusta e dobbiamo riprenderla, chi non lo farà poi fa i conti con me e non sarà bello. Io sono ancora qua, non mollerò niente e farò di tutto per essere presente. Quando sarà possibile ci sarò sempre, perché mi fa stare vivo. Non posso andare oltre le mie possibilità, spesso nella mia vita ho ragionato col cuore ma adesso devo farlo con la testa. Sicuramente sarò più presente rispetto a questi quattro mesi, sono sicuro che riusciremo a mettere le cose a posto. Da adesso tutti devono dare il 200%, altrimenti sono cazzi amari. Non abbiamo Cristiano Ronaldo o Lionel Messi, d’ora in poi giocherà chi fa cosa dico io. Chi lo fa gioca, chi non lo fa non gioca, chiunque sia. Non siamo ancora alla fine, però per me è la fine. Sono uscito dalla camera d’ospedale, per me era un incubo».

Zlatan Ibrahimović al Bologna non è impossibile, e Mihajlović non si sottrae a un commento: «Ci siamo parlati un mese fa, ci siamo sentiti una decina di giorni fa e basta. Adesso vediamo che succede, lui sicuramente è interessato. Se viene è per l’amicizia che ci lega, ma ci sono anche altre soluzioni. Lui, prima di prendere altre soluzioni, mi chiamerà e mi dirà. Questo non accadrà prima del 10 dicembre, nei prossimi giorni ci risentiremo con lui e vedremo. Per adesso è tutto in standby».

Rientro in panchina? Mihajlović crede sia vicino: «Per adesso non posso andare allo stadio. Magari fra dieci giorni posso stare contro il Milan o contro l’Atalanta. Posso stare al campo d’allenamento ma non allo stadio, poi sono sicuro che fra Milan e Atalanta ci sarò. Sarà una delle due, forse tutte e due però lavoreremo su quello. Vedremo anche gli esami come saranno, per adesso tutto è a posto. Non posso viaggiare negli aerei e nei treni, perché non posso stare con altre persone al chiuso, posso solo andare in macchina ma con i filtri puliti e tutto. Non posso andare a Lecce, Roma o Napoli in macchina, non sono ancora nelle condizioni di affrontare un viaggio così lungo. Devo riprendere le forze, ma mi accorgo che più i giorni passano più riprendo le forze. Sono dimagrito, mangio e adesso aspetto il 22 dicembre che finisce il campionato, viene a casa mia madre e mi prepara roba serba. Lì in pochi giorni tornerò a ottanta chili, sicuro».