Lo strano caso di Dimitar Berbatov

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Nel calciomercato, si sa, ad un giocatore spesso capita di cambiare idea all’ultimo momento, facendosi mettere sotto contratto da un’altra squadra che ha offerto a lui un contratto migliore. Un esempio degli ultimi tempi è quello di David Suazo, soffiato al Milan dai cugini nerazzurri quando ormai pareva essere tutto fatto. Ma l’attaccante Dimitar Berbatov, classe 1981, nativo di Blagoevgard, Bulgaria, su questi cambi repentini ci ha costruito la carriera.

 

Berbatov giocò le giovanili nella squadra della sua città, il Pirin Blagoevgard, dove si fece notare per il suo fiuto del gol ed all’età di 18 anni passò al CSKA Sofia, squadra dove si fece conoscere in ambito internazionale, in quanto nel 1999 riuscì ad ottenere la maglia della nazionale bulgara. L’anno dopo il CSKA Sofia avrebbe venduto il giocatore al Lecce, squadra molto attiva sul mercato dell’Europa orientale in quel periodo (si ricordino Bojinov un paio d’anni dopo e Vucinic), l’attaccante si sottopose alle visite mediche, dopodiché firmò sì un contratto, ma con il Bayer Leverkusen, valido a partire dal gennaio dell’anno successivo. 

Col senno di poi, forse, la scelta non fu sbagliata: il Bayer Leverkusen era (ed è) sicuramente una squadra più blasonata del Lecce, tanto da arrivare in finale di Champions League nel 2002 contro il Real Madrid-Monstre di Zinedine Zidane ed esplose definitivamente nel 2004-2005 quando fu ricercato da moltissime società straniere, specie di Premier League. Difatti finì al Tottenham nel 2006, dove le indubbie qualità tecniche si scontrarono con un rapporto di luce e ombre che Dimitar aveva con la società, con la quale infatti, due anni dopo, non si lasciò molto bene. Per aggiudicarselo fu derby tra le due squadre di Manchester, con il City che pareva averla spuntata, ma poi Berbatov firmò per i cugini “ricchi” dello United. Nei primi due anni, nonostante il suo continuo utilizzo, il bulgaro faticò ad andare in doppia cifra, mentre nella stagione 2010-2011 pur giocando meno un po’ per problemi fisici e un po’ per scelte tecniche, andò ben oltre alle venti marcature. La stagione successiva venne però accantonato, divenendo un elemento destinato al calciomercato.

E siamo ai giorni nostri. La Fiorentina gli mette gli occhi addosso, riesce a convincere lo United prima e poi il giocatore, che, autorizzato dai Red Devils a partire alla volta del capoluogo toscano con un aereo pagato dalla società viola per firmare, fa poi scalo a Monaco di Baviera, dove viene raggiunto da una telefonata proveniente da Torino: è la Juventus, che si è prepotentemente inserita nella trattativa, scavalcando la Fiorentina e, forse, anche lo stesso Manchester United, che pareva non saperne nulla di questa storia. E Berbatov che farà? Accetta l’offerta dei bianconeri, ovviamente, oramai non è più una sorpresa. Ma c’è di più: un’altra società bianconera lo vuole, è il Fulham e il nostro decide di tornare in Inghilterra adducendo la scusa della moglie, che non vuole mollare la Terra d’Oltremanica. È finita? Certo che no, sentite Ferguson: “Non so dove sia ora, né cosa sia successo. Pensavo fosse in Italia, invece non ci è mai andato, non sto scherzando, potrebbe essere ovunque. So che il Tottenham è molto interessato e non mi sorprenderei di vederlo proprio lì, non penso che la trattativa col Fulham sia chiusa.”. E come dar torto a Sir Alex?

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