Mondiali 2014, il flop undici della manifestazione

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Dopo aver premiato i migliori undici giocatori visti all'opera fino a domenica nei Mondiali (vedi articolo) ecco chi invece ha avuto un mese in Brasile tutt'altro che indimenticabile…

 

Igor AKINFEEV (portiere – Russia): per molti è stato il Mondiale dei portieri, visto l'alto rendimento di tanti estremi difensori. Non per tutti però, perché per esempio la Russia ha pagato a carissimo prezzo le papere di Akinfeev, e se la prima contro la Corea del Sud è stata parzialmente cancellata dal pari di Kerzhakov la seconda contro l'Algeria è costata il passaggio agli ottavi. Fabio Capello è stato tradito ancora una volta da un portiere, come accaduto quando allenava l'Inghilterra in Sudafrica con Robert Green.

Sergio RAMOS (difensore – Spagna): emblema del flop dei campioni in carica, tra lui e Piqué non si sa chi abbia fatto peggio. Un disastro colossale nell'esordio contro l'Olanda, dove è stato sbertucciato da Arjen Robben e Robin van Persie, non molto meglio contro il Cile quando gli iberici hanno detto addio con un turno di anticipo alla possibilità di difendere il titolo. Magari era stanco per la lunga cavalcata in Champions League con il Real Madrid, ma in Brasile ha fatto acqua da tutte le parti.

John BOYE (difensore – Ghana): se non avete mai giocato un Mondiale e pensate di non avere nessuna possibilità di farlo non disperatevi, perché una minima chance c'è ancora. In fondo se ce l'ha fatta questo inguardabile "difensore" ghanese chiunque può avere realistiche speranze… Forse il giocatore più scarso visto all'opera nella storia recente del campionato del mondo, un misto di lacune tecniche e movimenti goffi che si sono uniti in maniera comica nell'assurdo autogol contro il Portogallo.

Képler Laveran Lima Ferreira "PEPE" (difensore – Portogallo): sembra strano, ma quasi tutta la difesa del Real Madrid che solo due mesi fa ha alzato la Champions League a Lisbona figura nei peggiori del Mondiale brasiliano. Il centrale portoghese, che pure in Brasile c'è nato, paga la follia della prima partita del girone contro la Germania, quando ha ben pensato di rifilare una testata a Thomas Müller sotto gli occhi dell'arbitro. La sua espulsione ha dato il via alla goleada dei futuri campioni, e per i portoghesi è stato l'inizio della fine.

MARCELO Vieira da Silva (difensore – Brasile): l'inizio shock con l'autogol contro la Croazia, prima rete della manifestazione, doveva già suonare come un campanello d'allarme per la Seleção. Mai ripresosi del tutto dopo la sfortunata deviazione nella propria porta, il terzino sinistro (pure lui del Real Madrid) è definitivamente naufragato nell'umiliante 1-7 contro la Germania, perché dalla sua parte (e non solo) i tedeschi hanno fatto quello che volevano. Nella finale per il terzo-quarto posto è stato sostituito da Maxwell, e non è che le cose siano andate meglio, Scolari avrebbe dovuto convocare Filipe Luís.

Benjamin MOUKANDJO (centrocampista – Camerun): zero punti, un gol fatto e nove subiti. Gli impietosi numeri del Camerun fanno capire quanto gli africani siano stati di gran lunga la peggiore delle trentadue nazionali qualificate alla fase finale. Qualità ridotta ai minimi termini, specialmente se titolare gioca uno come l'esterno destro del Nancy che in tre partite forse non ha mai dato un pallone ai compagni. Condivide la nomina con il suo compagno Song, capace di farsi cacciare per una folle reazione contro la Croazia.

José Paulo Bezerra Maciel Júnior "PAULINHO" (centrocampista – Brasile): in Confederations Cup era stato l'uomo in più del centrocampo verde-oro, con un gol all'esordio e tante prestazioni di livello, che seguivano due ottime stagioni al Corinthians. L'aver accettato l'offerta del Tottenham forse l'ha bloccato, perché in Inghilterra si è intristito e ai Mondiali è stato totalmente fuori dal già carente disegno tattico voluto da Scolari. Da recuperare forse più mentalmente che tecnicamente, perché le qualità ha dimostrato di averle ma come molti suoi compagni ha sentito troppo la pressione.

Kevin-Prince BOATENG (centrocampista – Ghana): quattro anni fa in Sudafrica si era guadagnato la chiamata del Milan, stavolta conferma quanto forse l'exploit africano era in realtà un bluff, perché ai livelli del 2010-2011 l'ormai ex rossonero non si è più avvicinato. Pensa di essere un mix tra Zico e Sócrates e non gradisce la panchina nella gara iniziale, poi però quando entra in campo non fa nulla per smentire la scelta di Kwesi Appiah e l'ultima partita nemmeno la gioca perché escluso in anticipo dalla nazionale.

Gonzalo Gerardo HIGUAÍN (attaccante – Argentina): dopo il gol al Belgio si pensava che El Pipita si fosse sbloccato, con un po' di ritardo ma con ancora la possibilità di diventare eroe come Paolo Rossi nel 1982. Invece la girata al volo che ha battuto Courtois è stata l'unico acuto dell'attaccante del Napoli, arrivato in Brasile acciaccato ma mai protagonista se non in negativo, e il clamoroso errore solo davanti a Neuer nel primo tempo della finale coi tedeschi è stato lo spreco più grande di tutti.

Frederico Chaves Guedes FRED (attaccante – Brasile): se nel 1950 il destinatario delle principali critiche dei brasiliani per il Maracanazo era stato il portiere Moacir Barbosa stavolta il più fischiato e insultato di tutti i convocati è il centravanti del Fluminense, vero e proprio corpo estraneo alla manovra della Seleção e immobile dentro l'area ad aspettare il nulla. Si sprecano le ironie sui suoi movimenti quasi pari allo zero, da chi fa notare che Neuer contro l'Algeria fuori dall'area ha fatto meglio di lui a chi lo sostituisce con un conetto per gli esercizi in allenamento nelle foto di squadra. Un solo gol, ovviamente al Camerun e per giunta in posizione dubbia.

Mario BALOTELLI (attaccante – Italia): poteva mancare un componente della nazionale azzurra, uscita anzitempo fra feroci e giustificate critiche? Ovviamente no, ed ecco infatti che paga per tutti colui che avrebbe dovuto guidare l'Italia quantomeno alla fase a eliminazione diretta. Non ha più nulla di "super" il bad boy del calcio italiano, perso quasi definitivamente fra tweet, creste, sigarette, eccessi vari e nessuna voglia di maturare come giocatore e come uomo. Ok il gol agli inglesi, ma poi? Nulla, se non falli inutili, errori davanti alla porta, ammonizioni evitabili, litigi con CT e compagni, sostituzioni all'intervallo e tanto altro ancora impossibile da riportare per intero perché sennò l'elenco sarebbe infinito.

[Immagine presa da hdwallpapermania.com]

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