Primo giorno di Champions, Juve in primo banco

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Primo giorno di scuola. Tre mesi fa, sei stato “rimandato” (com’è in uso ora) in molte materie, hai passato l’estate a studiare, mentre tutti erano a godersi il solleone sul bagnasciuga. Ci hai provato, ma le materie erano troppe: nonostante l’opportunità di riscatto che ti era stata data, l’esito è scritto, “carta canta”: bocciato. Ora torni sui banchi di scuola, e il primo giorno vieni interrogato in tutte le materie in cui ti avevano rimandato. Ti hanno bocciato, è vero, ma solo tu sai che in 3 mesi hai studiato più che i tuoi compagni in 1 anno intero, rinunciando a ragazze, divertimento e spiaggia. Voto dell’interrogazione: 8.

 

E’ con questa immagine scolastica che si può riassumere il ritorno all’Europa che conta della Juventus. 3 anni fa l’addio, la catabasi, il 4 a 1 subito in casa dal Bayern Monaco, quel Bayern Monaco delle assenze, che nel poker fa segnare pure il portiere, su calcio di rigore. Poi gli anni dell’Europa League, prima l’umiliazione con il Fulham, poi l’asetticismo del girone non passato. La vecchia “Coppa Uefa” come ancora di salvezza, “Vinciamola” si diceva, “e riscattiamo una stagione pessima”. Nulla di tutto ciò accadde, e la Vecchia Signora cadde nel dimenticatoio europeo. Fino a ieri sera.

L’avventura in Europa della Juventus ricomincia a casa dei campioni in carica, che non tardano a ricordarlo: “Welcome to Chelsea FC; first London club to win the Champions League”, recita uno striscione. Stamford Bridge è una bolgia, 37 mila i supporter “Blues”, 3 mila quelli juventini.
La partita, fino al 30′, non regala molte emozioni: se da una parte è evidente l’emozione da esordio dei giocatori bianconeri, dall’altra il Chelsea fatica a imporre il proprio gioco, forse messa in difficoltà proprio da questa reticenza juventina a dominare l’azione, avendo preparato una gara fatta di ripartenze veloci grazie ai furetti neo-acquisti Hazard e Oscar. A riprova di ciò, è proprio quando la Juve prende coraggio (notevoli le occasioni al 22′ e 28′ capitate sui piedi di Vucinic e Marchisio, fallite entrambe a tu per tu con Cech) che la squadra di casa affonda: prima con un tiro da fuori deviato con sfortuna da Bonucci (che spiazza l’incolpevole Buffon), poi con una magia “à-la Del Piero”, stop a seguire di tacco e conclusione sotto il sette, sempre dal limite dell’area di rigore. Mattatore della serata è proprio Oscar, che in entrambe le occasioni fa sobbalzare i tifosi dei Blues dagli scomodi seggiolini dello stadio: costato 31 milioni di Euro alla squadra di Abramovich, il talentino verde-oro estrae dal cilindro un gol (il secondo) di pregevolissima fattura, di fronte al quale ogni tifoso, anche juventino, non può che applaudire.
La Juventus accusa il doppio colpo, ma non si perde d’animo: 5 minuti dopo, infatti, arriva pronta la risposta di Arturo Vidal, che con la sua partita simboleggia la rabbia e la voglia di riscatto di una squadra che, a perdere, non ci sta assolutamente: giocando claudicante a causa di uno scontro con Ivanovic, il cileno controlla col destro al limite dell’area, conclude col sinistro e riapre la partita dei bianconeri: è 2-1.

La conclusione del primo tempo e l’inizio della ripresa si aprono sulla stessa falsariga, con la Juve a controllare il pallino del gioco (un po’ in ombra in questo senso Pirlo, marcato a vista da Oscar; Carrera nel secondo tempo proverà a farlo agire da finta mezz’ala sinistra, per liberarsi della marcatura del brasiliano): i padroni di casa tuttavia si difendono bene, e a fronte di una grande mole di possesso, sono poche le occasioni per la squadra ospite.
Dopo un forcing deciso durato almeno una quindicina di minuti (nei quali sono state effettuate praticamente tutte le sostituzioni del match), e dopo aver rischiato il colpo del “cappotto” su una ripartenza velocissima del duo Mata – Hazard, la Juventus agguanta il pareggio: Marchisio taglia la difesa azzurra con un filtrante, che il neo-entrato Quagliarella raccoglie e spedisce in rete, sotto le gambe di Cech in uscita. Primo gol in Champions League per l’attaccante di Castellammare di Stabia, entrato al posto di uno spento Giovinco e desideroso di scombussolare le gerarchie in attacco, che al momento lo vedono tra gli esclusi.
Mai doma, la Vecchia Signora cerca addirittura di vincerla, ancora con Quagliarella: a dire di no alla sua palombella a giro, tuttavia, è la parte alta della traversa.

Finisce così la partita, un 2-2 che però, dalle parti di Torino, sa molto di vittoria. Il risultato conferma l’inerzia che, da un anno a questa parte, ha preso la squadra juventina, grazie anche e soprattutto all’impronta data dal tecnico Antonio Conte (ieri in tribuna a causa della squalifica): la squadra corre, calcia e lotta fino al 90′, giocando un calcio corale a causa della (o grazie alla?) mancanza di un “top-player” in attacco. Chissà che forse questo famigerato “top-player” tanto inseguito non risieda proprio nel gioco all’unisono, nell’intesa che ormai c’è tra questi giocatori, che poche altre squadre al mondo possono vantare.
Il prossimo avversario è il Chievo, ma sotto sotto a Torino si pensa già alla prossima apparizione in Champions, contro lo Shaktar di Donetsk, il 2 ottobre. Ieri sera, la Juve ha fatto sapere a tutti di essere tornata, e di avere fame. L’Europa è avvisata.

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