Valutiamo la rosa del Milan… – Il centrocampo

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Continuiamo la nostra personale valutazione della rosa rossonera, concentrandoci stavolta sul centrocampo.

 

CENTROCAMPISTI

Ambrosini (35): il capitano alla sua 15esima stagione di Milan è stato l’unico, insieme ad Abbiati, dei senatori a rimanere nello spogliatoio rossonero; l’impiego in campo è limitato per via dell’età ma anche per le qualità tecniche mai eccelse che fanno di lui un giocatore troppo irruento e falloso (basterebbe vedere quante ammonizioni ha collezionato fin’ora e dopo quanti minuti di gioco sono arrivate) nonchè poco utile nella manovra del centrocampo.

Muntari (28): infortunatosi giocando in spiaggia con gli amichetti prima che la stagione prendesse il via, è tornato in campo con la Primavera e quindi il suo rientro in gruppo sarebbe ormai alle porte. Nonostante la fama che lo precede, nella scorsa stagione il suo arrivo è stato determinante per l’equilibrio di squadra e potrebbe ripetersi anche in quest’annata andando a ricoprire un posto a centrocampo al fianco di De Jong o addirittura al suo posto.

Nocerino (27): una delle maggiori delusioni di questa prima parte di stagione, non del tutto dovuta all’assenza di Ibrahimovic.
Poca cattiveria agonistica e scarsa concentrazione in campo (senza contare la pressione per l’inevitabile confronto con lo score della precedente annata) ne hanno precluso la titolarietà visto che sono più gli stop andati a vuoto e i palloni persi che le note positive ogniqualvolta è stato chiamato in causa.
Essendo un’incursore, quindi un giocatore ottimale quando si tratta di attaccare lo spazio ricercando l’inserimento senza palla ma poco dedito alla costruzione di gioco, stà sicuramente patendo l’assenza dello svedese e in generale di un regista offensivo (com’era lo stesso Cassano) che abbia le qualità per servirlo sul movimento e non palla al piede.

Traorè (27): semplicemente non è un giocatore di calcio (in Milan-Cagliari se n’è avuta la conferma) e, secondo le voci di mercato, a Gennaio farà le valigie; questo dovrebbe far pensare parecchio sull’operato di chi visiona i giocatori e li segnala alla società.

Flaminì (28): con la complicità della società, che ha evitato di doverlo sostituire con un altro centrocampista riducendo un ingaggio pesantissimo,  è riuscito in extremis a strappare un rinnovo annuale che gli servirà a poco visto che non vede mai il rettangolo di gioco. Al Milan non si è mai visto il giocatore che si pensava potesse diventare nell’Arsenal di Wenger.

Montolivo (27): arrivato a parametro zero dopo anni di insistenti voci di mercato, fin’ora è parso troppo confusionario e frastornato in campo rendendosi più volte complice delle giocate avversarie (vedi partita contro il Parma) che di quelle dei compagni di reparto. Non riesce mai ad accellerare la transizione  offensiva dopo la rinconquista del pallone anche se ha fatto vedere qualche giocata interessante a ridosso della trequarti avversaria (sia in Nazionale che al Milan quando ha avuto la possiibilità di calciare dalla distanza o di servire l’assist all’attaccante) tale da pensare ad un suo possibile cambio di ruolo.

Boateng (25): anche per lui potrebbe farsi un discorso identico a quello di Nocerino sia dal punto di vista tecnico (troppi banali errori individuali nel controllo della palla, nel servire il compagno più vicino, nell’eccessiva ricerca del tiro dalla distanza) che tattico (anche lui è un incursore che ha dato il meglio di se svariando sulle trequarti) se non che ci troviamo a fare i conti con lo smisurato ego del ghanese.
Deve tornare a sacrificarsi in campo come al suo primo anno di Milan, tralasciando l’acconciatura e il gossip con la Satta, e ritrovare l’umiltà necessaria per mettersi a disposizione della squadra e non viceversa.

Constant (25): in prestito dal club di Preziosi poche apparizioni per lui e quasi del tutto incolori, nell’ultimo match col Genoa ha mostrato buona corsa e impegno ma rimane comunque un giocatore non da club di prima fascia, non da Milan.

Emanuelson (26): uno dei centrocampisti più tecnici della rosa e allo stesso tempo con meno personalità, capace di buonissime giocate ma troppo discontinue nell’arco dei 90 minuti. Quest’anno stà riuscendo a trovare più spazi complice il nuovo assetto tattico (esterno nel 4-2-3-1 o nel 3-4-3) ma difficilmente riuscirà ad imporsi con prestazioni convicenti.

de Jong (28): “Siamo molto contenti, de Jong era quello che ci serviva ed è il giocatore più importante che è arrivato in Italia. Non ci sono più alibi perchè adesso il gap con le avversarie è stato colmato. Non voglio sentir parlare di terzo posto“. Purtroppo il campo dice tutt’altro, ci troviamo di fronte ad un giocatore fin troppo lineare nelle sue geometrie in mediana, che non si assume mai il rischio di una giocata importante (lancio lungo, cambio campo veloce, tiro dalla distanza, ect.) imponendo un ritmo lento e compassato a tutta la squadra.

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