Storia di una leggenda: Andriy Shevchenko

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Andriy Shevchenko smette con il calcio e si dedica alla politica, ad annunciarlo è l'attaccante stesso in un'intervista sul sito ufficiale del suo primo ed ultimo club, la Dinamo Kiev.
 
 
Lascia dunque una delle leggende del calcio. La sua carriera cominciò nel lontano 1992 militando nella Dinamo-2 Kiev, squadra in cui giocavano le riserve del ben più famoso club della capitale ucraina, club in cui arrivò nel tre anni dopo, dove esplose grazie agli insegnamenti del suo allenatore Valeriy Lobanovskyi. Nelle sue due ultime stagioni della prima esperienza nella Dinamo mette in mostra tutto il suo talento cristallino, segnando una tripletta al Camp Nou nello spazio di un tempo (Champions League 1997-1998, Barcellona-Dinamo Kiev 0-4).
Nella stagione '98-'99, portò invece i suoi compagni addirittura alle semifinali del torneo europeo più ambito, diventanto capocannoniere con 8 gol, a pari merito con la punta del Manchester United Dwight Yorke.
Viene acquistato l'estate dello stesso anno dal Milan, per 25 milioni di dollari. E' proprio con la squadra rossonera che l'ucraino dimostra di far parte dell'élite del calcio, vincendo il titolo di capocannoniere della Serie A al suo primo anno in Italia, con 24 gol in 32 partite, impresa che riuscì solamente ad un altro nome che ha il sapore di leggenda: Michel Platini. Se dal punto di vista personale il successo è arrivato immediatamente, per il primo trofeo con la maglia del Milan Sheva ha dovuto aspettare la stagione 2002-2003, con la vittoria della Coppa Italia e della Champions League, che ha un sapore particolare perchè conquistata ai danni della Juventus, in una serata a Manchester che i tifosi difficilmente dimenticheranno. Fu il primo ucraino a vincere la coppa dalle grandi orecchie. Quell'anno fu protagonista anche della vittoria sul Porto della Supercoppa Europea. Vittoria di misura, decisa proprio da un gol dell'attaccante. 
Il 2004 è l'anno della consacrazione: a marzo Pelè lo inserisce nella lista dei 125 calciatori più forti viventi, diventa Eroe d'Ucraina (il titolo onorifico più importante del Paese), guadagna il suo primo scudetto con il Milan e a dicembre il sogno di ogni calciatore diventa per lui realtà, il Pallone d'Oro è suo.
L'anno successivo però, con la finale di Istanbul, segna probabilmente, al contrario, il punto più oscuro della sua carriera.
Quella sera maledetta, infatti, lo vide protagonista della disfatta dei rossoneri, con un gol sbagliato e il fallimento del rigore decisivo, che consegnò la Champions League al Liverpool per la quinta volta nella loro storia.
Nella stagione 2005-2006 rientra nuovamente nella storia, sempre nella competizione Uefa, segnando 4 gol in un solo match, contro il Fenerbahçe, impresa riuscita solo ad altri sette calciatori fino ad ora: Marco van Basten, Simone Inzaghi, Dado Pršo, Ruud van Nistelrooy, Lionel Messi, Bafétimbi Gomis e Mario Gómez.
Dopo i mondiali del 2006, il Milan annuncia di aver ceduto il proprio campione agli inglesi del Chelsea, dove rimane per due anni.
Il 21 luglio 2008 è stato definito dal tabloid inglese The Sun il peggior affare di calciomercato delle squadre della Premier League negli ultimi 10 anni.
Il 23 agosto 2008 il ritorno in prestito al Milan. Anche qui la sua stagione è fallimentare e si ha la sensazione che il vero Sheva non c'è più.
Brevissima nuova parentesi dunque al Chelsea per giocare una sola partita, prima di tornare in patria, prima di tornare nel club dove tutti lo amano ancora: la Dinamo di Kiev.
In 3 anni (dal 2009 al 2012) colleziona 55 presenze, impreziosite da 23 gol.
Vince la sua ultima battaglia in occasione degli Europei giocati a casa sua. La sfida è di quelle che offrono spunti diversi, non è solo Ucraina-Svezia, è anche Sheva contro Ibra, il passato e il presente del Milan.
La gara termina 2-1 per l'Ucraina e il gol dello svedese non basta, perchè il Pallone d'Oro segna una doppietta e porta a casa game, set and match.
Oggi, sabato 28 luglio, Sheva decide di smettere con il calcio all'età di 35 anni e di diventare un politico del proprio paese. 
A noi non resta che augurargli il meglio per questa sua nuova carriera e dirgli "grazie" per tutto ciò che ci ha regalato, in 20 anni di onorata carriera.
 

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