Qualcosa da Rivedere

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Tutti i bambini sognano di fare qualcosa d’importante durante la propria vita. C’è chi sogna guardando un cielo stellato e immagina un futuro d’astronauta, chi gioca con le automobiline e desidera diventare un pilota di fama mondiale e chi rimane incantato davanti ad un film e freme all’idea di poter recitare in pellicole di successo osannate da pubblico e critica. C’è invece chi sogna davanti ad un pallone.

 

A quel bambino non importa altro che giocare a calcio. Non pensa a rinnovi contrattuali, prestiti con diritto di riscatto, opzioni e ritocchi dell’ingaggio. L’adrenalina della partita, segnare il goal della vittoria e vincere le proprie sfide personali. E’ questo che conta per un ragazzo innamorato del calcio. Poter giocare nella propria squadra del cuore. Quella vera, non quella che si cambia a propria convenienza nel momento in cui si arriva in un club blasonato. Poi il ragazzo cresce, realizza il proprio sogno e improvvisamente cambiano le priorità. Non è più fondamentale poter giocare a calcio, l’importante è che lo stipendio sia congruo alla valutazione che il calciatore da a se stesso. Valutazione che per qualche strano incantesimo aumenta a dismisura grazie a buone prestazioni, ma che non diminuisce quando le prestazioni sono mediocri. Frequentemente abbiamo visto giocatori bussare alla porta dei presidenti per  chiedere più danaro forti dei numerosi goal realizzati, ma assai raramente abbiamo visto attaccanti pagati fior di milioni decurtarsi lo stipendio dopo stagioni negative. Aumento dell’ingaggio, è questo il termine, ormai attualissimo, che un giocatore utilizza nel momento in cui la stagione è stata soddisfacente. Poco importa se la società dovrà privarsi di una giovane promessa per poter aumentare l’ingaggio del campione affermato o se al momento della vendita quello stesso ingaggio renderà difficoltoso poter piazzare il giocatore in declino in qualche squadra meno forte economicamente. Le regole sono queste, non c’è nessuna possibilità di imporsi, la richiesta di cessione con annesso certificato medico per una “forte gastrite e sindrome da colon spastico” non tarderebbe ad arrivare. Sarebbe bello custodire un po’ di spensieratezza giovanile, quando era più importante poter giocare nella squadra del cuore piuttosto che detenere il record per l’ingaggio più alto del proprio campionato. Probabilmente ciò, potrebbe accadere rivedendo l’attuale significato del termine “sportivo”.

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