Povero Diavolo che pena mi fai!

0

Che si prospettasse una stagione difficile e tormentata lo sapevano tutti, forse più i tifosi che la dirigenza stessa e questo lo testimonia l’eloquente dato degli abbonati, 23.618 record negativo in 26 anni di Milan Berlusconiano.
Pochi però avrebbero immaginato che dopo 3 giornate, rispettivamente giocate contro Sampdoria, Bologna e Atalanta, il bottino dei punti segnasse all’attivo un misero 3 e che le due sconfitte sarebbero maturate proprio nei due match disputati tra le mura amiche di S.Siro; era dalla stagione 1930/31 – quindi da ben 82 anni – che il Milan non perdeva le prime due gare giocate a San Siro. Le avversarie, in quella stagione, erano state Lazio e Juventus.

 

Milan-Atalanta di ieri sera è stata una partita giocata sulla falsariga dell’esordio con protagonista un Milan povero tecnicamente, confuso, abbandonato tra lo scetticismo di tifosi e stampa e incapace di trovare la via del gol.
Non è un caso se una leggenda come Zvone Boban afferma: “Si può anche perdere ma bisogna farlo giocando a calcio. Il Milan non lo sta facendo. Va a casaccio. Manca la qualità. Quella di quest’anno è la rosa più indegna degli ultimi 25 anni”.

LA PARTITA – I rossoneri scendono in campo con la stessa difesa di Bologna ma con Abate rientrante al posto di De Sciglio, con Ambrosini e non De Jong come si ipotizzava a ricoprire il ruolo di mezz’ala destra, Emanuelson a completare la linea a tre al posto di un Nocerino lontano da una condizione fisica decente come dimostrato pure in Nazionale e Boateng a gravitare dietro le due punte Pazzini ed El Shaarawy, con quest’ultimo preferito a Bojan Krkic.
L’Atalanta risponde con un ermetico 4-4-1-1, reparti asserragliati proprio per non concedere spazi alle giocate del Milan, con Moralez ad avviare il pressing su De Jong e il Tanke Denis unico punto di riferimento in attacco, abile nel fare salire la squadra e sfruttare le veloci ripartenze sugli esterni.
Eppure i padroni di casa avevano iniziato la partita col giusto piglio, con un Emanuelson (migliore in campo tra i suoi) molto largo e avanzato quasi a comporre almeno in fase offensiva una sorta di 4-2-3-1 con Boateng e l’egiziano pronti a decentrarsi e svariare sulla trequarti alla ricerca di qualche spazio utile per servire l’unica punta là davanti; proprio l’olandese è sembrato avere una marcia in più, buone geometrie in mezzo al campo, ottimo cambio di passo e qualche buona giocata sfruttando le sovrapposizioni di Antonini.
E’ proprio dall’out mancino che si genera la prima grande occasione, per certi versi emblematica di come anche la sorte sia avversa a questo Milan, del match con Boateng che a ridosso dell’ 8′ di gioco viene agganciato in area dal difensore atalantino e cade a terra, l’arbitro Orsato sicuramente protagonista di un arbitraggio poco impeccabile decide di non fischiare un rigore che, come confermato dalle immagini nel replay, sarebbe stato legittimo e che potenzialmente avrebbe potuto incanalare la partita verso altre direzioni.
Il prosieguo della partita vede i rossoneri tenere il pallino del gioco senza però rendersi pericolosi, fino al 20′ quando l’infausto Antonini al minimo accenno di pressing decide di regalare sulla linea di centrocampo palla agli avversari che incontrastati arrivano fino in area e facilitati dal duo De Jong-Acerbi (col primo che non accenna alcun pressing sul portatore di palla Denis come su Cigarini in occasione del gol e il secondo che svirgola la palla sui piedi dell’attaccante) permettono all’argentino di calciare e, per fortuna di Abbiati, colpire solo il palo alla sua sinistra; da quel momento fino a fine primo tempo il Milan sembra letteralmente smontarsi iniziando una frenetica quanto imprecisa ricerca del gol con tiri da fuori area da parte del Faraone (al 27″) e del capitano (al 30″) con Consigli autore di interventi alquanto approssimativi che per poco non si trasformano in occasioni da gol per gli avversari.
Chiuso il primo tempo sullo 0-0, la musica non cambia nemmeno nella seconda parte di gara con i tentativi dalla distanza dell’egiziano (al 10″), sicuramente più volenteroso delle precedenti uscite e dell’impalpabile compagno di reparto Pazzini, e del ghanese (14″), apparso parecchio impreciso anche negli appoggi più facili, fino alla sveglia suonata da Cigarini (ammonito nel finale di gara perchè ritarda l’uscita dal campo e, a differenza di quanto successo per Bonera ed El Shaarawy, non per il fallo tattico commesso precedentemente sulla ripartenza di Boateng) al 18″ di gioco con un rasoterra dalla distanza che si insacca alla sinistra del portiere milanista che, nonostante dia spesso l’impressione di avere una scarsa capacità di piazzamento e tempismo sui tiri dalla distanza, salva i suoi nel finale da un raddoppio quasi certo di Maxi Moralez al 35″ della ripresa.
Come già visto con la Sampdoria, dopo aver incassato il gol, parte l’arrembaggio agli avversari abili ad arroccarsi in difesa e a respingere occasioni confuse come quella di De Jong al 24″ che non riesce per poco a spingere in rete una palla lisciata da compagni e avversari su azione iniziata da calcio d’angolo e come quella sciupata da un irriconoscibile Nocerino (entrato al posto di un Ambrosini bravo solo a rallentare la manovra e uscito anzitempo per una botta al piede) al 29″. I nuovi entrati Bojan e Constant risultano ancor meno determinanti dei compagni sostituiti e non riescono ad evitare il secondo KO in appena 3 giornate di campionato.

QUALCHE NUMERO – I dati evidenziano come il Milan abbia dominato nello sfornare cross, nei contrasti vinti (55,2%, mentre i bergamaschi si fermano al 44,8%) nel possesso palla e invece come la formazione di Colantuono sia stata superiore sul piano delle palle perse (145 contro le 152 dei rossoneri) e nei palloni recuperati (55 contro i 50 del Milan). I rossoneri hanno tenuto un possesso palla di gran lunga superiore agli orobici, 60,6% contro il 39,4%, ma quasi sempre sterile e fine a se stesso. Tuttavia il dato più evidente è il numero dei cross sfornati dalla squadra rossonera, ben 41 contro i soli 15 dei nerazzurri; molti se non tutti dei quarantuno traversoni sono stati imprecisi, per colpa di chi li ha effettuati o per mancanza di incisività davanti, e raramente si è visto un cross che ha creato problemi all’interno dell’area di rigore avversaria.

ARIA DI CRISI – C’è tanto da lavorare ma con poco tempo a disposizione per Allegri e squadra visto che già martedì sera contro l’Anderlecht, nell’esordio di Champions League, i rossoneri saranno nuovamente chiamati in causa e non potranno nemmeno contare sui rientri prospettati nei giorni scorsi di Montolivo e Robinho.

LASCIA UN COMMENTO