Nelle sabbie mobili…

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Nelle sabbie mobili…

 

Immaginatevi immersi nelle sabbie mobili, una delle trappole più infide e pericolose che la natura abbia mai approntato, con le gambe completamente sommerse dalla fanghiglia viscosa ed il solo busto emerso e libero di muoversi, alla ricerca disperata di qualche appiglio al quale aggrapparvi per tentare di uscire dalla melma mortale che vi trattiene nella sua morsa spietata e letale. Sapete che la frenesia, cattiva consigliera in queste circostanze, può generare movimenti sbadati e convulsi, aggravando ulteriormente la vostra già drammatica situazione e facendovi sprofondare sempre più giù, verso morte certa. E’ estremamente vitale trovare una soluzione ma l’ansia vi assale, lo percepite distintamente, una sensazione angosciante che pervade le viscere, il cuore, il cervello, tutto il vostro essere e vi impedisce di ragionare razionalmente, di studiare alternative possibili ed attuabili. Il tempo scorre inesorabile, scandito dal lento incedere del sole nella volta celeste, di un azzurro slavato a causa del caldo insopportabile ed opprimente. L’ astro è implacabile e sembra concentrare i suoi raggi su di voi, arroventando la mente ed obnubilando i vostri pensieri, parole vuote nel delirio totale dei sensi. In lontananza, rintocchi fantasma, ferali e funerei, sanciscono l’ora della vostra morte.

Immaginate adesso che sia il Milan ad occupare quella posizione, a provare quella inquietante sensazione di impotenza. Non è necessario correre troppo con la fantasia: la realtà non si discosta molto dal sogno, il paragone non è poi così distante. La banda di Allegri rimedia l’ ennesima sconfitta in campionato, la terza su quattro partite disputate, contro l’ Udinese, altra compagine ad attraversare un momento decisamente problematico e difficile. Nonostante questo, i rossoneri riescono nell’ impresa di rivitalizzare anche la squadra friulana, con una prestazione pesantemente inficiata dagli errori macroscopici dei singoli che hanno compromesso irrimediabilmente il buon esito della partita. Eppure qualche piccolo progresso, seppur minimo ed ancora insufficiente, è stato compiuto dalla squadra, nonostante il risultato finale racconti ben altro. L’ approccio all’ incontro è risultato decisamente convincente ed il calo successivo dopo il buon avvio, che sembra sistematico ed inevitabile in questo inizio di stagione, è stato gestito con qualche affanno dalla formazione rossonera, senza incorrere però in particolari rischi. Ma le sabbie mobili sono ostinate e cocciute ed uscirne non è mai compito semplice. Abbiati prima, con la sua uscita scomposta e dilettantistica, e Zapata poi, autore di una buona prestazione macchiata però indelebilmente dall’ espulsione con annesso rigore provocato, condannano nuovamente il Milan, rendendo vano lo splendido pareggio di El Sharaawy ad inizio ripresa, moto di orgoglio di un gruppo ancora impegnato nell’ affannosa  ricerca di una propria identità. L’espulsione di Boateng e gli innumerevoli errori grossolani e banali compiuti da tutta la squadra rappresentano delle ulteriori aggravanti, che confermano le difficoltà attuali di questo collettivo.

A questo punto le scelte sono due, come quelle riservate al condannato immerso nella pozza fangosa: o lottare per vivere, richiamando tutte le forze residue rimaste nell’estremo tentativo di liberare il proprio corpo dal denso composto, facendo affidamento solo sulle proprie risorse, sulla propria tenacia e caparbietà, oppure abbandonarsi alla lenta agonia di una morte dolorosa e tormentata, sopraffatti dalla stanchezza e dalla sfiducia, rassegnati ad un destino beffardo e crudele che non contempla la parola “futuro”. Ci sarebbe anche una terza via, che giudico personalmente rischiosa, che prevede l’utilizzo di supporti esterni presenti nell’ambiente circostante, aiuti che potrebbero però risultare corrotti e fragili e non dei validi sostegni in grado di sopportare il vostro peso, arrecando conseguentemente più danni che benefici alla vostra precaria posizione.

Spero che la metafora risulti abbastanza chiara. La società ha scelto di operare optando per la prima soluzione, una decisione che sento di condividere totalmente (non l’ho mai nascosto), maturata considerando come imprescindibile parametro fondamentale il bene del Milan, unica passione che accomuna tutto il popolo rossonero, senza distinzioni o preferenze. Allegri gode della fiducia incondizionata dei giocatori e di tutto l’ambiente. Questo è quanto emerge dalle dichiarazioni ufficiali, questa è la cosa che più conta.

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