Maicon al City: il tramonto di un’era

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L’ufficialità è attesa a momenti, ma per quanto riguardo il passaggio di Douglas Maicon Sisenando al Manchester City non v’è più incertezza, visto che dalla serata di ieri il giocatore è a Manchester per accordarsi con i campioni d’Inghilterra. Un affare del quale si parlava ormai da giorni, se non da mesi (insieme alla possibile soluzione Real Madrid). Già ieri mattina il giocatore aveva salutato la squadra alla Pinetina, i compagni di mille vittorie, per raggiungere il suo ex allenatore Roberto Mancini con il quale spera anche solo di ripetere i successi vissuti insieme all’Inter. La conferma dell’addio del brasiliano è arrivata direttamente dalle parole del presidente nerazzurro Massimo Moratti, che intervistato nel prepartita di Inter-Vaslui ha sottolineato come per Julio Cesar e Maicon l’Inter rimarrà per sempre, anche, “casa” loro. L’accordo si sarebbe chiuso per una cifra di poco superiore ai 4 milioni di euro, con la formula della cessione a titolo definitivo e con la possibilità per l’Inter di percepire ancora un paio di milioni di bonus, questi legati al raggiungimento di obiettivi da parte del giocatore con la sua nuova squadra. Una partenza che segue di pochi giorni quella del connazionale Julio Cesar (ieri il commovente saluto ai tifosi dell’inter prima del match di Europa League), e che insieme rappresentano simbolicamente la fine di un’era.

 

Un trasferimento tanto chiacchierato, prevedibile, scontato. Nessuno della società Inter ha mai negato che la permanenza del giocatore fosse in discussione, incluso l’allenatore (che certo in cuor suo ci sperava…); gli stessi tifosi nerazzurri – pur augurandosi la permanenza di Maicon – erano ben consci che la cessione era altamente probabile, se non inevitabile. Si è aspettata l’offerta giusta, meglio quella che s’è ritenuta più congrua o addirittura l’unica che è stata messa sul piatto, per liberarsi di un ingaggio fuori dai nuovi (indispensabili) standard del progetto nerazzurro: economico prima che tecnico.
L’aspetto economico, quindi, è stato quello decisivo nel determinare le sorti di Douglas Maicon; un giocatore il cui valore è, invece, indiscutibile: arrivato nell’estate del 2006, per una cifra vicina ai 5 milioni (una di quelle operazioni che ancora permettono un certo credito, non illimitato, al direttore dell’area tecnica Marco Branca), riuscì immediatamente ad imporsi con le sue enormi qualità, in una realtà seppur molto differente da quella del campionato francese di provenienza (ASC Monaco). Basti pensare che in pochi mesi fu in grado di “scalzare” dal ruolo di terzino uno come Zanetti, nientemeno che il capitano, che si dovette adattare a giocare interno di centrocampo. Col passare dei mesi, in quella straordinaria stagione nerazzurra del 2006/2007 (chiusa con la conquista della Supercoppa Italiana e una serie A vinta con 97 punti), Maicon seppe farsi apprezzare per le sue progressioni inarrestabili, i suoi cross tesi e precisi, e la sua enorme crescita anche in fase di copertura. Ben presto le sue caratteristiche lo fecero diventare elemento imprescindibile, tanto che nei due anni di gestione Mancini e nella prima stagione Mourinhiana lo “schema Maicon” era la più valida alternativa – forse l’unica – al più famoso “palla ad Ibra”.
Il “Colosso”, così soprannominato per la sua devastante potenza atletica, ha subito guadagnato l’affetto dei tifosi, indifferenti al suo arrivo, ma presto sorpresi del talento di quel venticinquenne brasiliano tanto da dedicargli l’esplicito, quanto opportuno, coro: “quanto è forte Maicon!”; la carriera del giovane terzino stava per esplodere in tutta la sua grandezza. Ne seguirono anni di successi numerosi e fragorosi, culminati con la conquista del triplete e la Coppa del Mondo per Club nel 2010, per importanza, e la Coppa Italia nel maggio 2011, quale ultima conquista. In totale la bacheca dei successi nerazzurri di Maicon ammonta a 11 trofei: 4 scudetti, 2 coppe italia, 3 supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Mondiale per Club; ai traguardi raggiunti con l’Inter vanno poi aggiunti quelli che il numero 13 nerazzurro è riuscito a conquistare con la nazionale del Brasile (2 confederations cup e 2 coppe America, oltre ad una coppa del mondo under 20), dove s’è affermato anche a livello mondiale come il terzino più forte in assoluto – confinando a ruolo di esterno alto un certo Dani Alves.

Il rapporto tra l’Inter e Douglas si interromperà ufficialmente oggi, 31 agosto (ultimo giorno di mercato), dopo 6 anni pieni di grandissime soddisfazioni, da entrambe le parti, condivise con i compagni di squadra e con quei tifosi il cui affetto ha sempre ricambiato con prestazioni eccezionali. Segue il destino dei connazionali Julio Cesar e Lucio, che – causa dell’insostenibilità economica dei loro pesanti ingaggi in rapporto alle prestazioni ottenute recentemente – sono stati protagonisti del medesimo e spiacevole, seppur “ragionevole”, epilogo in nerazzurro. Cessioni importanti arrivate dopo gli addii di Materazzi, Balotelli, Eto’o, Thiago Motta, che con tutta probabilità saranno seguiti da partenze altrettanto eccellenti l’estate prossima (Sneijder e/o Milito, visti gli emolumenti), e che segnano la fine di un ciclo, per durata ed importanza facilmente definibile come un’“era” calcistica.

Un’era che si chiude, tramonta – tardivamente a giudicare dalle ultime due stagioni nerazzurre – e che inevitabilmente porta via con se una serie interminabile di ricordi, per la maggior parte straordinariamente belli, così da sembrare irripetibili.
La speranza dei tifosi interisti è che questo “traumatico” nuovo inizio possa avere le sembianze e i colori di un’alba nuova, che con se porta i sogni del domani che arriva; piuttosto che apparire simile a una lunga notte che tutto consuma e cancella. Sia, insomma, il preludio di un domani vincente, magari non bello e duraturo come il lustro di successi questa Seconda Grande Inter (ma perché no!?), ma comunque vincente; per non doversi ritrovare tra un qualche anno a cantare, con gli occhi rivolti al tramonto e con un pizzico di malinconia nel cuore: “Quanto era forte Maicon!”

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