L’entusiasmo ritrovato

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Dopo la brutta sconfitta casalinga subita contro il concreto Siena di Serse Cosmi, per primo capace di portare i toscani bianconeri al trionfo in casa nerazzurra, i fischi dello Stadio Meazza verso la propria squadra erano segnale evidente di una disillusione generale del tifoso interista, e che l’entusiasmo estivo e la speranza di competere (diversa dalla pretesa di vincere) per i massimi traguardi erano naufragati già alla quarta giornata di Serie A.

 

In quel pomeriggio di tardo settembre nessuno si sarebbe mai immaginato di trovarsi solo due settimane più tardi con un terzo posto in classifica, a sole quattro lunghezze dai primi, in testa al proprio girone di Europa League (in coabitazione con il Rubin Kazan) e, soprattutto, con alle spalle un derby vinto.
Merito di un’organizzazione di squadra completamente differente rispetto alle prime uscite stagionali, che dalla trasferta di Verona in poi ha permesso agli uomini di Stramaccioni di ritrovare quella compattezza tra i reparti e quella quadratura indispensabile per fare risultato, anche tra le mura amiche dove sino alla sfida alla Fiorentina di Montella l’Inter mai aveva vinto – un curioso paradosso per quella che ambisce ad essere una grande squadra.

Non è certo un caso che la svolta ci sia stata dal momento in cui il mister Stramaccioni ha scelto di cambiare il suo modulo tattico di riferimento, sino ad allora il 4-3-2-1 o 4-3-1-2, optando per la discussa quanto oramai di moda “difesa a tre”; sarebbe però riduttivo legare gli ultimi buoni risultati dei nerazzurri al solo cambiamento nel modo di schierare il reparto arretrato. Con l’adozione del 3-5-2 la retroguardia ha alzato il proprio rendimento, potendo sicuramente contare sul rientro di un Samuel finalmente in buona condizione fisica, ma anche perché ha giovato di una maggiore copertura in mezzo al campo, dove hanno trovato posto spesso 5 uomini e dove i terzini hanno finalmente potuto esprimere le loro qualità offensive e nascondere i loro limiti in copertura. Più corsa e meno qualità per la mediana, in un certo senso, dove si è tornati a contare sulla forma ritrovata di Guarin e si sono rivisti il lungodegente Obi – giocatore che lo stesso mister ha più volte definito “l’unico centrocampista a disposizione con un notevole cambio di passo”- e l’incontrista Gaby Mudingayi, acquistato in estate. Se è vero che da un lato quest’ultimi hanno trovato comunque meno spazio rispetto a Gargano, Cambiasso e Zanetti (quando è stato schierato al centro), hanno però garantito quell’indispensabile turn-over utile a far tirare il fiato ai “titolari”, specialmente visto che gli impegni si sono sviluppati ogni 3-4 giorni a causa dei turni infrasettimanali di campionato ed Europa League. Sugli esterni ben si sono disimpegnati Nagatomo, Jonathan e Pereira, quest’ultimo autore del gol sblocca risultato contro il Chievo Verona, potendo finalmente esprimere al meglio le loro qualità in avanti e le loro accelerazioni, mentre Juan Jesus, Ranocchia o Zanetti (scalando dalla mediana) occupavano le zone di campo lasciate scoperte dalle percussioni offensive.
Con questo maggiore equilibrio il trend difensivo dell’Inter è drasticamente cambiato: nelle ultime quattro gare tra campionato e coppe i nerazzurri hanno incassato appena due gol e sempre in una situazione di almeno doppio vantaggio; un netto miglioramento rispetto alle 11 reti subite nei primi nove incontri ufficiali disputati in stagione (preliminari di Europa League compresi).

Grazie alla migliore copertura difensiva e ad un modulo che finalmente garantiva una buona distanza tra i reparti, l’attacco nerazzurro ha finalmente dato espressione della sua enorme potenzialità e dell’enorme tasso tecnico a disposizione, tanto che sono state le stelle di Cassano e Coutinho a brillare con maggiore forza. Il barese è stato sino ad ora l’elemento offensivo di maggiore affidamento, dimostrando una continuità realizzativa che è assoluta novità nella sua pluriennale carriera; mentre il piccolo brasiliano è stato autore di prestazioni esaltanti che confermano quanto di buono s’era intravisto durante la pre-season estiva. Entrambi hanno permesso al mister di varare una interessante soluzione tattica: passando dal 3-5-2 di base visto in quel di Verona, per approdare ad un 3-4-1-2 dove il trequartista è fulcro della manovra offensiva, ma contemporaneamente primo difensore in fare di pressing sui centrocampisti avversari.
A conferma dell’efficacia del nuovo atteggiamento tecnico/tattico dell’Inter c’è da sottolineare un rilevante dato di fatto: l’assenza di due pesi da novanta quali Sneijder e Milito è stata sino ad ora ben gestita e superata dalla squadra. Se il primo è assente “giustificato” causa infortunio muscolare (l’ennesimo), il centravanti argentino è invece incappato in prestazioni sottotono e sicuramente lontane dalle potenzialità a cui ha abituato i suoi tifosi. La momentanea assenza dell’altro attaccante di riferimento, Palacio, ha costretto il “Principe” agli straordinari e il suo rendimento ne ha risentito pesantemente; pesa ancor più in quest’ottica la mancata operazione di mercato che avrebbe dovuto portare il famigerato “vice-Milito” in maglia nerazzurra, salvo poi arenarsi di fronte alle difficoltà degli ultimi giorni di frenetiche trattative.

Il cambiamento di marcia dell’Inter è però anche merito e prova di un atteggiamento diverso di Andrea Stramaccioni. Il mister che grazie alle sue “prestazioni” alla guida della primavera era riuscito a convincere Moratti ad affidargli la prima squadra nel finale di stagione scorsa, s’era poi guadagnato la riconferma sulla difficile panchina nerazzurra grazie ad un gioco europeo, propositivo, divertente, con una rimonta alla zona Champions sfiorata e dove la sorprendente vittoria nel derby di ritorno contro il Milan (in lotta per lo scudetto) rappresenta lo “spot” migliore per il giovane allenatore romano. Ecco, quell’Andrea Stramaccioni s’era però improvvisamente smarrito, sembrava aver perso quella carica di entusiasmo e di arroganza che trasmetteva alla squadra sul campo e che dal primo giorno incantò i tifosi, depressi dai musi lunghi dei vari Benitez, Gasperini, Ranieri e finalmente pronti ad emozionarsi per quel giovane mister, apparso fin da subito un po’ “Special(e)”. Forse per via di un mercato estivo partito in “pompa magna”, con tante promesse ed ambizioni ma poi tremendamente ridimensionato e terminato con il solo colpo di Cassano.
L’inevitabile abbandono del “sogno” 4-2-3-1 per mancanza di interpreti, e il ripiego sul più affidabile 4-3-1-2 non hanno dato i risultati sperati, mettendo in evidenza le difficoltà di una squadra sì rinforzata rispetto al recentissimo passato ma in cui erano ancora presenti alcune lacune strutturali (un sostituto di Maicon, un regista basso, un esterno offensivo in grado di fare entrambe le fasi…). Il giovane mister sembrava essersi un po’ perso dentro questi dilemmi, tanto da dare più volte segnali di nervosismo: palese ad esempio nel post-partita del match vinto contro il Torino.
La sconfitta contro il Siena ha rappresentato il punto più basso nella sua esperienza di allenatore interista, ma anche il punto di svolta: permettendogli di avere quel coraggio necessario a “rivoltare” da cima a fondo la sua squadra, abbandonando anche quella naturale sorta di riverenza verso alcuni “imprescindibili” elementi della rosa.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e parlano chiaro: quattro vittorie in altrettanti incontri tra campionato e coppa, otto reti all’attivo con una media di due a partita e soli due gol al passivo; numeri da grande squadra, neanche Juventus e Napoli hanno saputo raccogliere tanto negli ultimi quattro turni.

La vittoria nel derby dopo una battaglia di 45’ in 10 contro 11, a testimonianza di grande carattere e spirito di squadra, l’esultanza finale con Cassano, la corsa di Stramaccioni verso la “Nord” e dedica annessa sono le immagini e la sostanza di quello che i tifosi nerazzurri s’augurano possa essere solo il primo passo verso una ritrovata competitività in campionato e in Europa.
Un entusiasmo ritrovato, quello dei tifosi e dell’ambiente, che è l’unica forza in grado di smuovere gli animi delle persone, anche in tempi difficili come questi, e fungere da guida per le imprese più inattese ed incredibili, che poi sono anche quelle più belle. Ecco, proprio l’entusiasmo può essere la chiave di svolta dell’Inter quest’anno; una stagione nata tra mille difficoltà e con ancora mille dubbi irrisolti, ma nonostante ciò tutta ancora da scrivere e ad oggi con la convinzione in più che il finale possa essere inaspettatamente dolce.

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