I postumi del derby: considerazioni umorali di un tifoso deluso

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Eppure le premesse erano buone.

 

Puntualizzo: non mi sto riferendo all’incontro, ma al mio personalissimo avvicinamento al derby, la stracittadina di Milano che tutti i sostenitori delle due compagini avversarie attendono con ansia e trepidazione; una partita ricca di fascino e suggestione, dall’importanza sempre molto rilevante, il cui significato travalica il mero conseguimento dei tre punti, il bottino che spetta al vincitore.

Bene, stavo dicendo che le premesse erano buone: giornata tranquilla e rilassante, trascorsa visionando programmi dall’elevato contenuto sportivo e dedicandosi al sollazzo vario e ben assortito, come ogni Domenica impone ed esige, attività dilettevoli necessarie per ricaricare le batterie dopo un’intensa settimana di lavoro. L’attenzione era ovviamente proiettata verso il match serale di San Siro, come non poteva esserlo, ma l’ansia e la tensione che solitamente mi accompagnano durante la lunga attesa dell’incontro non erano così marcate, calma apparente ricca di sensazioni piacevoli e stimolanti, un contegno autoimposto che dovrebbe rappresentare il fedele compagno di ogni giornalista, seppur amatoriale, indispensabile per valutare con lucida obbiettività fatti e avvenimenti, cose. Munito di carta e penna, le armi del mestiere, e del supporto televisivo, ero pronto ad annotare le azioni salienti, i momenti maggiormente rilevanti nell’arco del match, la sfida scacchistica tra i due allenatori a colpi di moduli e sostituzioni, le prestazioni dei singoli interpreti, insomma, tutti gli elementi indispensabili per redigere un commento adeguato al blasone della partita.

Niente di più inutile, niente di più vano. Il mio articolo non conterrà contenuti tecnici o analisi tattiche. Erano solo buoni propositi, dissolti ed evaporati come neve al sole, rarefatti come l’aria in alta quota, quella delle montagne più pericolose del mondo, le stesse pendici, le stesse impervie salite che anche il Milan dovrà affrontare per tentare di scalare una classifica che sembra insormontabile.  E’ l’escalation degli avvenimenti che si sono susseguiti nell’ arco dei 90 minuti ad aver modificato le mie intenzioni iniziali. L’approccio corretto e congruo, quello che il ruolo che ricopro pretenderebbe, quello che mi ero prefissato di adottare, serafico e professionale, è stato completamente soppiantato da un caleidoscopio di sentimenti ed emozioni impossibili da controllare, che hanno condizionato inevitabilmente l’imparzialità del mio giudizio.

Come l’Incredulità e lo sgomento, le prime sensazioni a comparire dopo appena pochi minuti dall’inizio del match, suscitate da due incredibili errori di Abbiati in rapida successione, l’ennesima uscita scellerata su calcio da fermo, che spalanca letteralmente la porta al vantaggio nerazzurro firmato da Samuel, e l’errore macroscopico in fase d’impostazione, che regala a Milito una ghiotta opportunità per il raddoppio, sprecata malamente dal bomber argentino. La speranza di recuperare il risultato, nata dalla giusta espulsione di Nagatomo per un fallo di mano ingenuo e velleitario avvenuto nelle prime battute della ripresa. La frustrazione e lo scoramento per non aver adeguatamente finalizzato le tante opportunità create, una mancanza di concretezza che è risultata determinante nel sancire la sconfitta. La rabbia e la rassegnazione per le incredibili e vergognose decisioni arbitrali di Valeri, provvedimenti unidirezionali e diametralmente contrari al Milan che hanno pesantemente condizionato il risultato finale. Ed infine, la delusione infinita per una sconfitta ingiusta, una tremenda punizione difficile da digerire dopo una prestazione lodevole e convincente, surclassando una squadra teoricamente più attrezzata ma totalmente nulla ed inconsistente nel derby.

Un risultato negativo deve essere accettato in presenza di manifestazioni di netta superiorità da parte dell’ avversario o al cospetto di prestazioni deludenti da parte della propria squadra. Molto più difficile tollerarlo quando si assiste inermi ad una beffa, ad un furto, quando l’ avversario gode di un processo di deificazione esasperato per meriti difficilmente riscontrabili analizzando analiticamente l’ incontro.

Ma lamentarsi e recriminare rappresenta un esercizio quanto mai inutile in queste circostanze. La verità risiede nei numeri, implacabili ed incontrovertibili, cifre che non rispecchiano i valori evidenziati nel match di domenica sera ma che inquadrano perfettamente il momento dei rossoneri. Questa sosta provvidenziale dovrà essere utilizzata per metabolizzare la delusione della sconfitta e riordinare le idee in vista della difficile trasferta contro la Lazio, la vera sorpresa del campionato, sperando che la “marcia su Roma” rappresenti solo l’inizio di una serie di esaltanti vittorie, un compito arduo ma non improponibile se saranno confermate le ultime buone prestazioni, sintomo di un progresso evidente da parte della squadra.

Il sostenitore rossonero deve necessariamente conservare la sua pazienza paterna. Questo Milan merita un adeguato sostegno, è il mantra che continuo a ripetere con cadenza regolare nei miei editoriali, un supporto critico, giusto e severo ma visceralmente appassionato. Questa è la condotta normale del vero tifoso, legato profondamente alla squadra, che segue con trasporto e coinvolgimento le gesta dei propri beniamini ed evita qualsiasi impegno pur di supportare la propria squadra del cuore, inclusi i compleanni presidenziali in terra russa. Ma stiamo parlando di tifosi veri, è opportuno non confondere le cose…

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