Giovani promesse contro Top Player per superare la crisi

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Oggi il calcio italiano vive un periodo di crisi. In parallelo a ciò che accade nell'ambito economico del Paese, anche la disciplina sportiva più seguita e più amata risente di questo calo.

 

Per questo i calciatori, che sembrano ormai considerare il loro stipendio una componente imprescindibile della loro carriera, si trasferiscono all'estero per accaparrarsi stipendi più corposi, anche a costo di giocare in squadre e campionati inferiori tecnicamente. 
E' per questo che il campionato italiano, e le squadre che ne fanno parte, devono virare le loro attenzioni sulle promesse del nostro calcio, su coloro che sono i futuri campioni "made in Italy".
Un'intervista risalente a pochi giorni fa vedeva l'allenatore del Milan Massimiliano Allegri affermare: "Siamo nell'anno zero della storia della società". Lo sa bene lui, che in un colpo solo ha visto salutare, in cerca di belle speranze oltre le Alpi, due campionissimi come Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic. Due giocatori dalle abilità indiscusse che sono stati sacrificati, come fa intuire il difensore brasiliano, dalla società. Lo stesso, infatti, ha confermato che da parte sua non c'era un desiderio impellente di lasciare Milano e ugualmente la pensa Ibrahimovic, come si può intuire dalle sue parole: "Io stavo bene a Milano".
Se è vero che le loro dichiarazioni non sono frutto di un voler scaricare le responsabilità alla dirigenza rossonera, è vero anche che gli stipendi dei due Top Player, come va di moda chiamarli adesso, erano diventati insostenibili per Berlusconi e Galliani.
Il primo, infatti, dopo la prima offerta del Paris Saint Germain, aveva chiesto un adeguamento del contratto, che gli era stato concesso, mentre il secondo, tra bonus e ingaggio percepiva la bellezza di 12 milioni all'anno.
Questo a dimostrazione che, nonostante le belle parole che i tifosi apprezzano sicuramente, Thiago e Zlatan sono giunti ai piedi della Tour Eiffel anche per questioni economiche, perchè sia l'ex numero 33 rossonero che il capitano della Nazionale svedese hanno trovato l'accordo con lo sceicco qatariota proprietario del club della capitale francese per ingaggi stratosferici.
Purtroppo le partenze di questi due gioielli sono solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Da alcuni anni infatti la Serie A vede i propri campioni cercare gloria altrove. Alcuni tra gli esempi più eccelsi sono sicuramente Eto’o, che dall’Inter è giunto alla volta dei russi dell’Anzhi di Makhachkala e il giovane Alexis Sanchez, affascinato dal progetto ultravincente del Barça di Guardiola.
Tutto ciò serve a dimostrare che gli amori tra questi campioni e le squadre italiane, prima o poi finiscono, perché il denaro e la gloria profumano più di ogni altra cosa.
Anche squadre che sono più in salute di altre economicamente, come la Juve, che ricordiamo ha da poco ultimato il proprio stadio di proprietà che gli permette di guadagnare circa 40 milioni annui, non ha ancora trovato il Top Player da piazzare come terminale offensivo anche a causa delle parole di Antonio Conte, che ha detto di preferire un grande giocatore decisivo più che sul portafogli della società, sul campo da gioco. 
Ed è qui che entrano in gioco i giovani talenti: i vari Destro, El Shaarawy, Ogbonna, Insigne, Immobile, Giovinco, Muriel, Cuadrado, Fabbrini, Lamela, Pogba e Coutinho tra gli altri che devono dimostrare di valere molto più di quello che costano in un periodo di crisi come questo.
Sicuramente, però, ci saranno i nostalgici degli anni ’80, che diranno: “La Serie A era il miglior campionato in quegli anni, tutti i campioni sognavano giocare da noi”.
Ed è così, senza dubbio, in quegli anni la Serie A ha visto calcare i campi italiani Van Basten, Gullit, Rijkaard, Platini, Rummenigge, Maradona, Baresi, Careca, Zico, Boniek, Socrates, Matthaus, Conti, Scirea, vere e proprie leggende del calcio, tutte insieme.
Però adesso il calcio è cambiato, in Italia c’è la crisi e il nostro calcio ne risente, per questo non bisogna guardare indietro, ai tempi d’oro, bensì lavorare sul futuro perché per riuscire a competere con le infinite risorse degli sceicchi dobbiamo diventare il campionato che non compra i campioni, ma li plasma.

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