Déjà-vu

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Un film già visto, dalla trama orribile, scontata e banale e dalla sceneggiatura altrettanto scadente.

 

In molti lo definirebbero “Déjà-vu”, quella strana sensazione che è possibile percepire quando sembra di rivivere un episodio già accaduto nel passato,  conservato nei recessi più profondi della memoria. Un ricordo che il tifoso milanista non avrà difficoltà a rievocare,nitido e terso come una bella giornata di primavera, notando immediatamente le evidenti analogie con quanto accaduto nella prima partita di campionato. Cambiano gli interpreti (ieri la Sampdoria, oggi l’ Atalanta) ma non il risultato, sia da un punto di vista numerico che valutando la prestazione offerta dall’ undici schierato da Allegri. Ennesima partita deludente di un Milan spento, appannato, timoroso, che consegna il proprio scalpo alla formazione bergamasca senza nemmeno opporre una resistenza troppo convinta.

Seconda sconfitta consecutiva tra le mura casalinghe quindi, quel San Siro amico fraterno in moltissime circostanze ma spietato e freddo esecutore materiale in questo difficoltoso avvio di stagione. Ma non è comunque un’ improbabile volontà del campo a decidere le sorti di un incontro e la squadra che primeggerà, ingiusto addossargli delle colpe che non gli appartengono; lui, il buon Siro, è neutrale e preferisce schierarsi al servizio del bel gioco corale, delle giocate sopraffine dei grandi campioni, della manovra ficcante ed incisiva, della circolazione veloce di palla e del fraseggio armonioso nello “stretto”, come si usa dire nel gergo calcistico utilizzato dai giornalisti del settore. Ed in mancanza di tutto questo, da giudice equo,imparziale ed incorruttibile, preferisce “privilegiare” la squadra più organizzata e concreta, quella che più si avvicina ai requisiti che tale palcoscenico impone e pretende.

La disamina dell’ incontro potrebbe limitarsi anche a questo. Riduttiva e sbrigativa ma sincera, superfluo riproporre le medesime considerazioni con il serio rischio di risultare monotoni e noiosi, un po’ come il Milan di adesso. Una punizione congrua, inutile cercare alibi e giustificazioni, una sconfitta giusta e meritata per la pochezza che i rossoneri manifestano in questo momento. Le buone prestazioni di El Shaarawy, redivivo, pimpante e volitivo dopo le ottime performance offerte con la nazionale minore, e De Jong, puntuale nelle chiusure e lodevole nel cercare di apportare un po’ di ordine alla manovra comunque caotica, sterile e priva di idee dei rossoneri ( ma il buon olandese non ha colpe, non è questo il suo compito), sono le uniche note liete in una cacofonia di suoni distorti e fastidiosi.

La possibilità di riscattare immediatamente la cocente delusione di Sabato si presenta già domani, con la compagine rossonera impegnata in Champions Legue, nella partita d’ esordio della massima competizione europea contro l’ Anderlecht. Un match che, oltre ai fondamentali tre punti necessari per il passaggio del turno, potrebbe regalare ai rossoneri quella fiducia che sembra evaporata nella calura estiva; un gruppo che, com’ era prevedibile, non ha ancora smaltito le cessioni pesanti di Ibra e Thiago, i due fulcri sui quali era imperniata l’ intera struttura portante del gioco rossonero. Una squadra priva di quelle certezze che i due fuoriclasse rappresentavano, certezze che devono essere necessariamente ricostruite su nuovi capisaldi.

Sarà proprio questo il compito principale di Allegri, a prescindere da numeri, schieramenti e formazioni: infondere fiducia e convinzione nei propri mezzi ad un gruppo che sembra avere smarrito queste due importanti caratteristiche. Mezzi ridimensionati ed impoveriti, certo, ma sufficienti per domare avversari complessivamente inferiori alle potenzialità di questo collettivo. Un gruppo nuovamente consapevole delle propria forza e delle proprie lacune, privo di timori reverenziali nei confronti di squadre potenzialmente più forti ed attrezzate. Ripeto, non è ancora giunto il momento dei processi. Il Milan è da rinviare a giudizio ma è prematuro bocciarlo categoricamente, senza offrirgli nessuna possibilità di riscatto. In ogni caso, sfido chiunque a tentare di perseguire questa strada: l’ imputato vero, non quello fittizio indicato dai media, é veramente molto abile ad eludere ed aggirare tali procedimenti. Ma questo è un altro discorso…

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