Axel Witsel, storia di un acquisto mancato

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Strani amori, appena accennati, forse mai nati, sicuramente non coronati.

 

La storia recente del Milan é costellata da questo particolare tipo d’infatuazioni: passioni travolgenti che nascono, crescono e muoiono nell’ arco di breve tempo, stelle cadenti che vaporizzano a contatto con l’ atmosfera lasciando solo una traccia effimera del loro passaggio nel firmamento. Da Fabregas a Tevez, passando per Dzeko e Cissokho:questi sono solo alcuni degli esempi ricavabili da un elenco infinito di nomi, in cui figura sicuramente anche Axel Witsel.

La notizia del momento è proprio il passaggio del forte centrocampista belga dal Benfica allo Zenit,(avversario del Milan nella fase a gironi di Champions Legue); un’ operazione importante sia sotto il profilo tecnico che economico, che sommata all’acquisto di Hulk dal Porto, rende l’ ammontare dell’ investimento complessivo operato dalla società russa prossimo agli 80 milioni. Rinforzi onerosi ma di grande qualità per la squadra allenata da Spalletti, ancora più ostica da affrontare dopo questo doppio innesto.

Lo Zenit quindi beneficerà delle prestazioni di Witsel, proprio lui, il giocatore che nella tribolata estate del 2011, caratterizzata dalla farsa “Mister x” e conclusa con il fortunato acquisto di Nocerino, corrispondeva perfettamente al famigerato identikit tracciato da Galliani. Il belga, quando ancora militava nello Standard Liegi, era stato accostato con insistenza al Milan, salvo poi accasarsi al Benfica. In Portogallo il giocatore è cresciuto e maturato, consacrandosi come elemento di valore assoluto, prototipo del centrocampista moderno, duttile e tecnico, capace di coniugare ottime doti di interdizione a eccellenti qualità offensive, abile quando deve impostare la manovra e con elevate percentuali per quello che concerne assist e gol segnati. Insomma, un vero top player.

Fu un flirt vero, un interesse concreto e corrisposto, un “amore” però impossibile da realizzare per motivi prettamente economici, ai quali tutto è subordinato.

Ma d’altronde il calcio meriterebbe la stesura di un dizionario alternativo, dove le parole assumono connotazioni differenti rispetto al significato convenzionale. Un dizionario dove amore e denaro sono due vocaboli indivisibili di uno stesso lemma, un neologismo che identifica questo sport come privo di sentimenti ed emozioni, della sua parte sana e genuina, uno sport dove anche Cristiano Ronaldo manifesta insoddisfazione per la sua infelice esistenza caratterizzata da stenti e privazioni. Citando Woody Allen: “se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria”. E come dargli torto.

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